Il dollaro si ritrova nel bel mezzo dei fuochi incrociati delle decisioni delle Banche centrali mondiali: mentre dalla Federal Reserve Usa è dato per scontato un nuovo taglio dei tassi, il terzo quest’anno, sembra che le altre Banche Centrali nel mondo abbiano esaurito la scorta di cartucce per le politiche accomodanti e stiano invertendo la rotta iniziando a pensare a mosse invece al rialzo.
Il biglietto verde, sebbene oggi sia poco variato rispetto alle sue principali controparti valutarie e tra scambi sottili per il Giorno del Ringraziamento, in area 99,58, si sta avviando verso il più grande calo settimanale in almeno quattro mesi. “Il mercato inizierà presto a pensare alle grandi operazioni per il 2026 e dubito fortemente che una di queste sarà quella di avere posizioni lunghe sul dollaro” ha detto il presidente di Spectra Markets, Brent Donnelly, aggiungendo che se il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett, un sostenitore dei tagli ai tassi, venisse nominato prossimo presidente della Federal Reserve, ciò dovrebbe rappresentare un catalizzatore negativo per il dollaro.
La Corea del Sud è stata l’ultima oggi ad unirsi al nuovo movimento “hawks”, da “falco”, facendo crollare i titoli di Stato. Anche Asahi Noguchi, ex esponente della Banca del Giappone, ha adottato un tono leggermente aggressivo, sostenendo aumenti graduali in un discorso a Kyushu, seguendo una linea simile a quella di altri esponenti politici della BOJ. Ieri è stata la volta della Reserve Bank of New Zealand che ha di fatto interrotto il suo ciclo di tagli e oggi il kiwi continua a guadagnare terreno. Nel pomeriggio oggi saranno pubblicati i verbali della riunione della Banca centrale europea di ottobre, in cui i responsabili politici hanno mantenuto i tassi invariati.
Le scommesse del mercato sulle prossime mosse monetarie
I mercati stanno scontando una probabilità di 90 punti base di un taglio dei tassi negli Stati Uniti in occasione del Fomc il prossimo 10 dicembre, contro i 75 punti base di rialzi in Giappone e i 40 in Nuova Zelanda. Certo, i tassi sono molto più bassi in Nuova Zelanda e in Giappone rispetto agli Stati Uniti, ma i mercati valutari sono lungimiranti e la direzione del movimento influenza i tassi di cambio, poiché gli investitori cercano il rendimento migliore.
Le controparti del dollaro hanno motivi per salire
Lo yen ha guadagnato lo 0,2% a 156,11 per dollaro negli scambi asiatici oggi grazie al tono aggressivo dei funzionari della Banca del Giappone, dopo giorni che si era trovato in un’area indicata dagli analisti adeguata per interventi diretti sul mercato da parte delle autorità. “Questo potrebbe rappresentare un contesto interessante per le autorità giapponesi che vogliono intervenire sul cambio dollaro/yen” dice Francesco Pesole, strategist forex di Ing.
L’euro stamane ha toccato il massimo degli ultimi 10 giorni a 1,1613 dollari sugli spiragli di pace in Ucraina, anche se poi si è girato in lieve calo (-0,05%) a 1,1590 dollari. La sterlina ha raggiunto il livello più alto da fine ottobre, attestandosi a 1,3265 dollari, ed era sulla buona strada per il maggiore rialzo settimanale da agosto, dopo la presentazione della legge di bilancio al parlamento britannico. Il tasso di rendimento del Gilt a dieci anni è sceso di sette punti base a 4,42%.
Il dollaro neozelandese ha raggiunto il picco delle ultime tre settimane a 0,5728 dollari e ha guadagnato circa il 2% da quando ieri la banca centrale ha adottato un atteggiamento aggressivo: la Reserve Bank of New Zealand ha tagliato i tassi, ma ha dichiarato che è stata discussa una sospensione e ha segnalato che il ciclo di allentamento monetario è probabilmente terminato. Grazie ai solidi dati economici emersi oggi gli operatori prevedono ora un aumento dei tassi entro dicembre 2026: le vendite al dettaglio in Nuova Zelanda sono aumentate nel terzo trimestre, mentre la fiducia delle imprese ha raggiunto il livello più alto dell’ultimo anno.
Anche il dollaro australiano ha iniziato a guadagnare terreno e i dealer lo vedono a un potenziale punto di svolta. Ieri è emerso un tasso di inflazione più alto del previsto, il che ha rafforzato l’ipotesi che anche qui il ciclo di allentamento monetario sia terminato. I tassi australiani a 3 e 10 anni, rispettivamente del 3,86% e del 4,5%, sono i più alti del G10, il che, sottolineano gli analisti, fa sembrare economica la valuta. A 0,6536 dollari, il dollaro australiano si trova al centro di un canale in cui è stato scambiato per circa 18 mesi. Eppure il dollaro australiano si muove lentamente in un canale che ha mantenuto per 18 mesi. Forse un rialzo dello yuan, che lo segue da vicino, potrebbe sbloccare la valuta. Kit Juckes di Société Générale osserva che lo yuan cinese, dopo il forte rialzo nelle ultime sedute, potrebbe vedere ulteriori guadagni, La resistenza del meccanismo di fissazione del tasso di cambio della banca centrale cinese ha stabilizzato lo yuan a 7,08 per dollaro oggi.
La Bce allerta le banche della zona euro nel caso di calo del dollaro
Ieri la Bce ha acceso un faro sulla possibilità che il biglietto verde possa allontanarsi dal suo trono di valuta di riferimento nel mondo sollecitando le banche della zona euro a prendere contromisure in protezione, aumentando la loro liquidità e i loro “cuscinetti” di capitale.
Quando la scorsa primavera Trump aveva scosso i mercati con la sua politica dei dazi e con le sue pressioni sull’indipendenza della Fed, la Bce aveva invitato le banche a monitorare la propria esposizione al dollaro perchè si stava incrinando la fiducia nel biglietto verde come riserva mondiale. Oggi i timori provenienti dalle minacce di Trump sono stati assorbiti, ma il dollaro potrebbe essere di nuovo sotto attacco a colpi di tassi.