Stamane il dollaro sembra aver trovato un equilibrio, ma ciò che è accaduto ieri non può passare inosservato: Trump, rispondendo alle domende dei giornlisti riguardo la debolezza della valuta Usa non ha mostrato indifferenza, ma, anzi, ha giudicato ottima la situazione. Gli investitori, visto che nemmeno il presidente degli Stati Uniti crede nella forza nella sua valuta, hanno accelerato le vendite, provocando il calo più profondo in un solo giorno dall’introduzione dei dazi dell’anno scorso. Ma soprattutto le parole di Trump hanno alimenta le speculazioni secondo cui la valuta statunitense sarebbe all’inizio di un declino a lungo termine.
Quando Trump ha detto a un giornalista in Iowa che il dollaro “stava andando alla grande” e che il suo recente calo è “positivo per le aziende statunitensi”, le vendite del biglietto verde si sono trasformate in una cascata. L’indice del dollaro di Bloomberg è sceso al livello più basso in quasi quattro anni negli scambi di New York, prima di attenuare i cali nelle ore asitiche ed europee. Il crollo del dollaro ha contribuito a spingere sia l’euro che la sterlina ai livelli più alti dal 2021, mentre il franco svizzero ha raggiunto il massimo dal 2015. In Asia, il won sudcoreano e il ringgit malese hanno guidato i guadagni contro la valuta statunitense. La debolezza del dollaro ha aiutato l‘oro nella sua corsa forsennata, arrivando a oltrepassare persino il livello di 5.300 dollari.
“Spesso i funzionari si oppongono a bruschi movimenti valutari, ma quando il Presidente esprime indifferenza o addirittura approva la mossa, ciò incoraggia i venditori di dollari a continuare a insistere“, ha detto a Reuters Steve Englander, responsabile della ricerca valutaria globale del G10 presso Standard Chartered a New York.
Le preoccupazioni europee per la forza dell’euro. La Bce potrebbe tagliare i tassi?
Il rialzo dell’euro sul dollaro inizia a destare preoccupare in Europa. Due funzionari della Banca Centrale Europea hanno detto stamane che la forza dell’euro potrebbe influenzare la politica monetaria. Il governatore della banca centrale austriaca Martin Kocher ha dichiarato al Financial Times che la Bce potrebbe dover prendere in considerazione un ulteriore taglio dei tassi di interesse se la forza dell’euro iniziasse a influenzare le prospettive di inflazione.
Il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha affermato in un post su LinkedIn che i responsabili politici stanno “monitorando attentamente l’apprezzamento dell’euro e il suo potenziale impatto sulla riduzione dell’inflazione”.
Gli investitori vogliono proteggersi da ulteriori allontanamenti dal dollaro
La geopolitica e le politiche di Trump oltre alle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed avevano già contribuito a far scendere l’indice del dollaro di oltre il 9% lo scorso anno e anche l’anno è iniziato con il piede sbagliato, con un calo di circa il 2,3% a gennaio. Ora, con i nervi ancora scoperti per l’inquietante diplomazia di Trump in Groenlandia, nonché con i segnali che gli Stati Uniti sarebbero disposti ad agire con la vendita di dollari per sostenere lo yen giapponese, gli investitori vogliono proteggersi.
La scorsa settimana Reuters ha riferito che il secondo fondo pensione australiano, l’Australian Retirement Trust, sta riducendo l’esposizione al dollaro attraverso operazioni di copertura, pur mantenendo i suoi investimenti negli Stati Uniti. Questo tipo di visione aiuta a spiegare come le azioni abbiano continuato a raggiungere picchi record nonostante le oscillazioni dei tassi di cambio.
Il dollaro all’inizio di una nuova fase di declino? Ecco il parere degli analisti
Per Stephen Jen, fondatore di Eurizon SLJ Capital, la visione del dollaro da parte dell’amministrazione Trump segna l‘inizio di una nuova fase di declino, in quanto l’obiettivo è un tasso di cambio che sostenga gli esportatori statunitensi. “Questo potrebbe benissimo essere l’inizio di una nuova fase di ribasso del dollaro, e molti potrebbero non esserne preparati”, ha scritto in una nota prima del discorso di Trump Jen, ex strategist valutario di Morgan Stanley. “C’è stata una generazione di analisti valutari abituati a gestire un dollaro forte e un’economia statunitense forte, e incapaci di elaborare lo scenario di un dollaro debole e di un’economia statunitense forte”.
“Quando chi potrebbe difendere la valuta sembra indifferente, la percezione di un sostegno sotto il dollaro si assottiglia”, ha affermato Anthony Doyle , responsabile della strategia di investimento presso Pinnacle Investment Management a Sydney. “I mercati stanno riaprendo la questione se gli Stati Uniti stiano chiedendo agli investitori di accettare uno standard di stabilità inferiore, e quindi pretendendo un prezzo più alto per assumersi il rischio statunitense”.
Non tutti vedono i commenti di Trump come l’inizio di una svendita a lungo termine del dollaro. “Il commento del presidente Trump è un segnale che l’amministrazione statunitense non è contraria al recente calo del dollaro, ma piuttosto che gli Stati Uniti vogliono vedere valute come lo yuan cinese e lo yen giapponese apprezzarsi”, ha affermato Rodrigo Catril , stratega valutario presso la National Australia Bank Ltd. di Sydney. “Non credo che il presidente voglia innescare un cambiamento generazionale nel dollaro, ma l’ambiguità sulla posizione del dollaro aggiunge un ulteriore livello di incertezza”, ha affermato.
Il timore non è solo e tanto per il dollaro, ma per il debito Usa
I timori sul mercato riguardo a un indebolimento prolungato del dollaro comporta una serie di altri pericoli per l’economia statunitense. “È vero, un dollaro più debole stimola le esportazioni. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno un debito di 39.000 miliardi di dollari, destinato a superare i 40.000 miliardi, e quando si ha un debito così elevato, credo che la stabilità della valuta probabilmente prevalga sulle esportazioni”, ha detto Robert Kaplan, vicepresidente di Goldman Sachs Group Inc. in un’intervista a Bloomberg Television.
Il dollaro cerca un assestamento. L’euro torna sotto 1,20
Dopo lo scivolone di ieri, il biglietto verde tenta di trovare un equilibrio fin nelle ore asitiche e poi in quelle europee. In tarda mattinata, dopo le dichiarazioni degli esponeti di politica monetaria in Europa, l’euro ha visto un calo fino allo 0,56%, toccando un minimo di sessione di 1,197025 dollari, dopo essere salito ieri a 1,20 dollari, comunnque mantenendo un rialzo del 2% questo mese. Anche la sterlina storna dai massimi perde circa lo 0,33% attestandosi a 1,3796 dollari, dopo essere salita dell’1,2% nella sessione precedente, raggiungendo il livello più alto dal 2021. L’indice del dollaro, che segue l’andamento della valuta statunitense rispetto ad altre sei, è risalito dello 0,22% a 96,114, ma è rimasto vicino ai minimi degli ultimi quattro anni, avendo perso quasi il 2,8% da mercoledì scorso, il suo calo settimanale più ripido dalla turbolenza del mercato del “Giorno della Liberazione” dello scorso aprile.