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Dollaro ai massimi da 13 anni, Btp al record

L’economia americana galoppa e si prepara al rialzo dei tassi: il dollaro è al livello più alto dal 2013, Wall Street fa nuovi record, calano i prezzi e salgono i rendimenti dei T-bond con effetti immediati anche sui titoli di Stato europei – Exploit di Cnh – Il giovedì delle banche italiane

Dollaro ai massimi da 13 anni, Btp al record

L’economia Usa galoppa veloce e sfrenata come un cavallo di razza che va domato con tassi adeguati. Perciò non ci sono dubbi sulla necessità di un prossimo rialzo dei tassi, ma i mercati guardano già oltre come dimostra il brusco calo di prezzo dei titoli di Stato Usa, ovvero il forte aumento dei rendimenti che ha coinvolto Bond, Bund e Btp. Le cause?

Dai verbali dell’ultima riunione della Banca centrale emerge che la grande maggioranza dei membri della Fed, ancor prima dell’elezione di Donald Trump, si era espressa per la scelta di “alzare i tassi relativamente presto”, come ribadito da Janet Yellen davanti al Congresso.

Spingono in questa direzione gli eccellenti risultati macro annunciati ieri. A ottobre gli ordini di beni durevoli hanno registrato un incremento del 4,8%, nettamente superiore al +1,7% previsto. A novembre la fiducia dei consumatori è salita oltre le attese, con l’indice dell’Università del Michigan approdato a quota 93,8 da 91,6 del mese precedente.

I mercati si sono adeguati a tempi da primato alla narrativa dell’era Trump: il rialzo dei tassi è la calamita per i capitali che convergono sulla valuta Usa: il Dollar index è salito sui massimi degli ultimi 13 anni nei confronti delle sei principali valute di riferimento del pianeta. Il rendimento del titolo di Stato americano a 10 anni sale al 2,40% dal 2,31% di ieri.

BTP, SALE IL RENDIMENTO MA ANCHE LO SPREAD

Immediata la reazione sui mercati europei. Il rendimento del Btp sale a 2,167%, nuovo record da luglio 2015, mentre il Bund agosto 2026 torna a pagare oltre 0,3% per la prima volta da marzo. S’allarga comunque la forbice Btp/Bund a 187 bp, il massimo dall’ottobre 2014. E la pressione tende ad allargarsi anche a Francia e Spagna.

Anche così si spiega il nervosismo delle Borse Ue che ieri, a sorpresa, si sono allineate dietro Piazza Affari, protagonista grazie alle banche dell’ennesima seduta thriller. “La divergenza dell’azionario europeo da quello degli altri 2 blocchi industrializzati (Giappone e America), e la costante debolezza dell’euro (anche contro la sterlina) – scrive Giuseppe Sersale di Anthilia – possono essere considerati come i prodromi di quello che potrebbe diventare un attacco speculativo alla stabilità dell’Unione Europea”.

Solo un rumor, per ora, ma che rende l’idea delle tensioni che precedono la prossima riunione della Bce (8 dicembre) e il referendum italiano del 4 dicembre. Intanto, per allentare la pressione sui Bund, la Bce sembra intenzionata a mettere a disposizione dei pronti contro termine una parte dei suoi titoli.

TOKYO AI MASSIMI DELL’ANNO, DEBOLE L’ASIA

In questo clima cade a proposito la Festa del Ringraziamento: oggi Wall Street è chiusa, domani aprirà i battenti solo mezza giornata, quanto basta per misurare i primi risultati del Black Friday dedicato allo shopping. Meteo Borsa segnala attività in calo.

L’ascesa del dollaro ha spinto la Borsa giapponese ad un nuovo massimo da gennaio: indice Nikkei +1%, yen 1 112,740 (in ribasso del 7% dal giorno dell’elezioni di Trump ). “Se vuoi sfruttare al meglio le opportunità della nuova politica Usa – spiega Chris Evans di Ig – punta sulle azioni giapponesi, in particolare sulle banche”.

Al contrario, la prospettiva di un aumento dei tassi ha provocato il ribasso degli atri listini dell’area Asia Pacific. Hong Kong perde lo 0,2% e Shanghai è in rialzo dello 0,3%. Seul -0,7% e Mumbai -0,3%.

CORRE JOHN DEERE E TRASCINA CNH (+6%)

Chiude alla grande a Wall Street l’indice Dow Jones: +0,31% a quota 19.060,54 dopo aver segnato nella seduta un nuovo massimo a 19.074,51. Più calmi gli altri listini: S&P 500 +0,05%, Nasdaq -0,11%.

A trainare l’indice degli industriali hanno contribuito Caterpillar (+2,7%) e, soprattutto, John Deere (+10,6%). Il leader mondiale dei trattori e delle macchine agricole ha chiuso il trimestre con un risultato netto di 285 milioni di dollari, in calo da 351 milioni di dollari di un anno prima ma molto meglio delle aspettative degli analisti, fermi a 119 milioni. I ricavi sono stati 6,52 miliardi, 800 milioni di dollari in più delle previsioni.

Vola sull’onda di questi risultati anche Cnh Industrial, quotata sia a Milano che a New York: +6,08%. Ha pesato sull’indice S&P 500 il crollo di Eli Lily (-11,5%). Il gigante del pharma ha annunciato che i test sulla nuova medicina per la cura dell’Alzheimer non hanno dato esito positivo. In forte calo anche Biogen (-4,2%) che sta sviluppando un farmaco simile.

Positivi i titoli energetici a Piazza Affari. Saipem ha guadagnato l’1,3%, Tenaris +2,1%. Sulla parità Eni a 12.7 euro.

MILANO INVERTE LA ROTTA E CHIUDE IN TERRENO POSITIVO

La marcia del dollaro sull’euro (in calo in 13 delle ultime 14 sedute) ha favorito il recupero finale di Piazza Affari. Oggi fitto calendario macro: indice della fiducia in Germania ed in Francia, dato finale del Pil dei primi nove mesi in Germania e in Spagna. I futures segnalano un avvio moderatamente positivo per le Borse.

La Borsa di Milano archivia una seduta a due velocità. Dopo aver toccato un minimo a 16.265 punti (-1,5%) ha chiuso a quota 16.532 punti, in rialzo dello 0,1%. Hanno fatto peggio gli altri listini europei: Parigi -0,2%, Francoforte e Madrid -0,3%. In terreno negativo anche Londra (-0,02%) dopo una mattina record grazie ai titoli minerari.

MPS, OGGI VIA LIBERA ALL’AUMENTO

L’appuntamento clou della giornata è senz’altro l’assemblea Monte Paschi, che ieri ha chiuso in rialzo dell’1,55%. La Bce ha autorizzato il piano che prevede l’aumento di capitale fino a cinque miliardi, rimuovendo l’ultimo ostacolo al via libera dell’assemblea che potrà contare sul quorum previsto dalla legge. La notizia ha permesso al titolo di cancellare i ribassi della mattina, emersi dopo gli aggiornamenti sui conti dei primi nove mesi del 2016. Il periodo si è chiuso con una perdita proforma di 4,54 miliardi, 360 milioni di euro in più di quanto pubblicato in precedenza. I costi vivi del piano di ristrutturazione ammontano a 448 milioni.

BPM E POPOLARE, RECUPERO IN EXTREMIS

Resta comunque nel mirino il comparto bancario, protagonista di evoluzioni degno di un trapezista del circo. L’indice italiano di settore perde lo 0,45%, dopo un calo fino al 3% circa contro il -0,09% dell’indice europeo.

Sulle montagne russe in particolare Banca Popolare di Milano e Banco Popolare che, dopo aver toccato rispettivamente quota 1,774 euro e 0,2792 euro, hanno recuperato i cali chiudendo a 1,894 euro (+1,2%) e 0,2994 euro (+1,4%). Le vendite sui titoli delle promesse spose erano scaturite dalle indiscrezioni secondo le quali la Bce, nell’ispezione che ha condotto nelle due banche, avrebbe rilevato, per il gruppo veronese, la necessità di alzare i livelli della copertura sui crediti deteriorati per 1-2 miliardi.

Il Banco ha dichiarato che gli interventi straordinari sulle rettifiche, insieme agli accantonamenti ordinari già previsti al fine di aumentare i livelli di copertura, tengono conto dei colloqui con la Bce e non comporteranno “sostanziali modifiche” alle previsioni del piano strategico sulla fusione.

Unicredit e Intesa chiudono in terreno negativo, con un ribasso inferiore all’1%.

GENERALI, L’INVESTOR DAY NON SCALDA IL MERCATO

Risposta deludente del mercato all’investor day delle Generali (-3%). Il nuovo piano industriale prevede cessioni per un miliardo di euro e dividendi cumulati nei prossimi tre anni per 5 miliardi grazie a una generazione di cassa di 7 miliardi. Inoltre il gruppo assicurativo progetta un taglio costi per 200 milioni per aumentare del 15% la produttività, con l’obiettivo di portare il Roe medio a un livello al 13%. Non solo escluse acquisizioni.

“La società ideale è una medio-piccola che riusciamo a integrare con altre società in un Paese dove siamo già presenti”, ha precisato il ceo del Leone di Trieste, Philippe Donnet. “Una società piccola nel ramo Danni ci interessa più di una grande che operi sia nel Vita che nel Danni”.

VIVENDI SI RAFFORZA IN TELECOM. GOLDMAN PROMUOVE FCA

Buon rialzo per Telecom Italia (+0,8%): Vivendi, a seguito della diluizione della sua partecipazione dal 24,68% al 21,91%, ha acquistato sul mercato ulteriori azioni del gruppo telefonico italiano per riportare la propria partecipazione ai livelli precedenti. Al 22 novembre, Vivendi possiede il 23,15% delle azioni ordinarie

Tra gli industriali bene le società di casa Agnelli. Oltre al boom di Cnh c’è da registrare il rialzo di Fiat Chrysler (+1,5%) che ha beneficiato della valutazione di Goldman Sachs (prezzo obiettivo alzato a 9,9 da 7,5 euro, confermata la raccomandazione buy). È salita anche Ferrari (+0,1%).

In negativo, invece, Atlantia (-0,4%). Il cfo, Giancarlo Guenzi, ha detto a Reuters di aspettarsi un incasso dalla cessione del 15% di Autostrade per l’Italia più alto di quanto atteso dagli analisti. Secondo gli esperti, il gruppo di casa Benetton potrebbe raccogliere circa 2,5 miliardi di euro dalla vendita, operazione che dovrebbe essere conclusa nel primo trimestre del prossimo anno.

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