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Di Maio-Salvini: un governo per affondare l’Italia

Nonostante i toni più sfumati che in campagna elettorale, i vincitori delle elezioni continuano a procedere con proposte inadatte a guarire i mali del Paese: sovranità e dazi, sussidi o finti lavori nel settore pubblico aumentano la spesa e non sono ricette in grado di rilanciare la competitività e fare crescere il Pil

Di Maio-Salvini: un governo per affondare l’Italia

Molti commentatori politici in TV e sui giornali stanno più o meno apertamente, facendo il tifo per la nascita di un governo 5 Stelle- Lega. Tutti si appassionano alle interpretazioni delle mezze frasi pronunciate da questo o quel protagonista, come ad esempio quella del patto scritto alla tedesca, come si si trattasse di una cosa rivoluzionaria, dimenticando che Prodi aveva fatto sottoscrivere ai partiti della sua coalizione un programma di quasi 200 pagine, che poi però non ha impedito la caduta del suo governo dopo appena due anni. Altri si avventurano alla individuazione dei punti di convergenza tra i due partiti che hanno “quasi vinto” le elezioni, ricavando con soddisfazione la messa in evidenza di molti punti di contatto, dal sovranismo , all’interventismo statale sull’economia come si comincia a vedere sul caso Telecom o come si prefigura per l’Alitalia o per l’Ilva, nonché per la creazione di una fantomatica banca pubblica per dare prestiti alle piccole imprese.

Naturalmente sembra esserci un vasto accordo sulle così dette politiche sociali, dalla lotta alla povertà, alla abolizione/revisione della Fornero.



Quasi nessuno sembra chiedersi se simili politiche siano veramente adatte a guarire i mali del Paese e se ad esempio, lo sbandierato recupero della sovranità nazionale con conseguente aumento della spesa pubblica, non rischi aggravare i nostri problemi finendo per sfociare in una nuova crisi economica.

C’è anche chi si illude che una volta al governo, grillini e leghisti, dovranno necessariamente dimenticare le promesse elettorali e seguire il solco di quanto fatto dai governi precedenti in particolare, come affermano Travaglio e seguaci, in politica estera e in quella europea.

In realtà, anche se oggi i toni sono assai più sfumati che durante la campagna elettorale, non solo non ci sono prove di un deciso cambio di rotta da parte dei partiti vincitori, ma anzi, permangono gravi indizi, sulla persistenza da parte loro di idee sbagliate che condurrebbero in direzione totalmente opposta a quella voluta. Nessuno sembra interessarsi ad alcuni aspetti fondamentali e prioritari delle politiche da attuare. In primo luogo la necessità di far proseguire, ed anzi rafforzare la ripresa in atto, che sia pure ad un ritmo non esaltante, è comunque una buona base di partenza. E per farlo occorrerebbe proseguire nelle politiche capaci di rafforzare la competitività (parola mai pronunciata da Salvini o Di Maio) e fronteggiare le nuove turbolenze del mercato internazionale indotte dal rischio di una guerra dei dazi. Dazi che invece Salvini minaccia di imporre con grande superficialità per un paese che vive di commercio internazionale e che ha un attivo di bilancia commerciale di 50 miliardi di Euro.

In secondo luogo occorrerebbe chiarire quali riforme sarebbero ancora necessarie per creare un ambiente più favorevole agli investimenti privati e per stimolare realmente la creazione di moderne infrastrutture superando veti burocratici e carenze finanziarie. Ma nessuno sembra interessato alla riforma della Giustizia, allo snellimento delle partecipazioni degli enti locali nelle aziende di servizi, all’efficienza della PA e delle istituzioni. Tutto sembra potersi risolvere solo allargando la spesa pubblica prevalentemente di tipo assistenziale, finanziata con sistemi irrealistici come la diminuzione dei costi della politica e la lotta alla corruzione. Di qui l’epocale battaglia contro i vitalizi degli ex parlamentari (per quelli attuali sono già stati aboliti), la riduzione delle indennità di carica o della macchina di servizio, e soprattutto l’idea che dalla eliminazione della corruzione si possano ricavare cifre astronomiche da ridistribuire ai cittadini. È stato dimostrato che in Italia la percezione della corruzione è molto superiore alla effettiva entità del fenomeno e che casomai il problema è quello della illegalità diffusa e quindi del “nero” che troppi cittadini di ogni ceto utilizzano ormai abitualmente. Ma la lotta alla corruzione consente di dire che i politici di tutti gli altri partiti sono corrotti o al servizio di poteri occulti, e quindi offre un dividendo politico maggiore di quello che si ricaverebbe da una vera lotta al sommerso o ai tanti furbetti che prendono dallo Stato più di quanto loro dovuto, dalle pensioni di invalidità, all’assenteismo cronico degli impiegati pubblici soprattutto al Sud, dove i grillini hanno fatto il pieno di voti.

Da ultimo occorre chiarire che a differenza di altri paesi il problema italiano non è quello della crescita delle diseguaglianze ma quello complessivo del calo del reddito e della perdita di visibilità sul percorso per migliorare la propria posizione. Insomma è un problema di struttura e non di sussidi, di politiche attive del lavoro e non di finti lavori nel settore pubblico o nelle imprese decotte. Insomma il problema è quello di far crescere di più il Pil e non solo di redistribuire il reddito.

Il presidente Mattarella sta facendo tutto il possibile per chiarire molti punti del programma di un ipotetico governo M5S-Lega. Ma occorre un dibattito serio nel paese per evitare di dar vita ad un governo che potrebbe avere conseguenze drammatiche per l’intero paese e soprattutto per le classi meno abbienti.

2 thoughts on “Di Maio-Salvini: un governo per affondare l’Italia

  1. Nell ‘articolo,Salvini -dazi,quando mai li ha appoggiati,ho letto invece che vuole toglierli alla Russia,cosi come le sanzioni che ci hanno imposto di fare,

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  2. Che rosicata ragazzi!!!!
    Forse loro non avranno del tutto vinto, ma di sicuro voi avete del tutto perso, e invece di prenderne atto, e di prendere atto che le vostre idee non fanno breccia da nessuna parte, decidete che le politiche degli altri sono sbagliate, con argomentazioni zero.
    Complimenti.

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