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Debito pubblico mondiale boom, vale 250mila miliardi

Sono Stati Uniti, Cina, Eurozona e Giappone a detenere i livelli più alti di indebitamento a livello mondiale e da soli coprono circa l’80% del debito pubblico mondiale, che è cresciuto di ben 3 volte rispetto a venti anni fa. La Francia ha registrato l’incremento percentuale del debito più alto dal 2007, ma l’Italia ne vanta uno pari a 131,8%

Debito pubblico mondiale boom, vale 250mila miliardi

Il mondo non era mai stato così indebitato come in questo momento storico. Addirittura il valore complessivo del debito a livello globale ammonta a 250mila miliardi di dollari, cifra che è di tre volte superiore a quella registrata venti anni fa, secondo uno studio di Citigroup elaborato a partire dai dati dell’Institute of International Finance. Quali sono i debitori più grandi? Stati Uniti, Cina, l’Eurozona e il Giappone che da soli detengono due terzi del totale dell’indebitamento delle famiglie, tre quarti del debito delle aziende e circa l’80% del debito pubblico globale.

Guardando al dettaglio della mappa sul debito, all’interno dell’eurozona l’Italia è uno dei paesi con il livello di indebitamento più alto pari a 131,8%, a fronte della Germania che vanta un rapporto debito/Pil pari a 59,7%, Spagna a 98,3% e Portogallo a 125,7%. In questo scenario, tuttavia, è la Francia a registrare l’incremento percentuale del rapporto debito/Pil più elevato dal 2007 a oggi e che si attesta al 97%. La Grecia rimane osservato speciale con un debito del 178,6%.

Fuori dall’Eurozona, il livello di indebitamento più elevato lo registrano Stati Uniti dove il rapporto debito/Pil è pari a 105,4%, Cina a 50,1% e Giappone che stacca gli altri paesi e attesta il suo debito a 253 punti percentuali. Il debito giapponese, tuttavia, è tutto interno e si trasforma in pratica in una partita di giro.

Al Wall Street Journal Emre Tiftik, vice direttore dell’Institute of International Finance, spiega che si è entrati in una nuova era – ora che le principali banche centrali hanno deciso di modificare le politiche monetarie che si stanno orientando verso l’aumento dei tassi di interesse, come la stessa Federal Reserve ha spiegato. “I livelli di debito allo stato attuale sono i primi segnali di allarme di surriscaldamento di specifici settori e paesi”, commenta Tiftik.

Dalla crisi del 2007-2008 la corsa all’indebitamento ha permesso di finanziare investimenti e crescita, fino a generare un livello di indebitamento insostenibile e innescare una spirale negativa che ha portato ai livelli di oggi. Economisti e investitori temono l’impiego non efficiente del debito accumulato e da qui le preoccupazioni di quanti affermavano che una manovra finanziata a debito pubblico avrebbe creato un circolo vizioso che pesa sulla crescita più che innescarla. Un secondo elemento di preoccupazione è il ricorso a strumenti di indebitamento non collaudati e frutto della finanza creativa e a cui hanno fatto grande ricorso le imprese cinesi e, infine, il deterioramento del debito.

Secondo le informazioni di Interactive Data Corporation, è pari al 40% la percentuale di obbligazioni statunitensi con il giudizio “BBB”, cioè quei bond di bassa qualità e al limite dall’essere considerati come investimenti rischiosi.

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