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Deaglio: “Lavoro, contro i robot serve la web tax”

A Milano è stato presentato il 24esimo Rapporto sull’economia globale e l’Italia, a cura del professor Mario Deaglio: “L’automazione farà perdere posti di lavoro, servono investimenti sulla formazione”.

Deaglio: “Lavoro, contro i robot serve la web tax”

Altro che segnali di ripresa. Il quadro economico internazionale ed italiano descrive invece, secondo quanto emerso dalla 24 esima edizione del Rapporto sull’economia globale e l’Italia, a cura del Centro Einaudi con la supervisione del professor Mario Deaglio, “un futuro pieno di incertezze. Oggi mi sento di dire che non c’è nemmeno una certezza”, spiega l’economista torinese. L’ampio lavoro, intitolato non a caso “Il tempo delle incertezze”, passa dunque in rassegna tutti gli elementi di crisi e preoccupazione: dai più scontati Brexit e gilets jaunes, passando per le immancabili tensioni commerciali Usa-Cina, fino al paradigma climatico e, da ultima, alla pandemia di coronavirus in Cina che inizia ad inquietare non poco anche sul fronte finanziario.

Tra gli emblemi di un orizzonte sempre più grigio, per non dire nero, un focus particolare è stato dedicato al lavoro. La tecnologia aiuterà o no? I posti di lavoro che inesorabilmente si stanno perdendo saranno poi compensati da una nuova fase di espansione occupazionale? I dubbi sono tanti. Il Rapporto curato da Deaglio cita uno studio autorevole e recente, pubblicato da Eurofund e dal titolo “Technology scenario: employment implications of radical automation”. Dai modelli elaborati da Cambridge Econometrics, sulla base di dati di PwC e McKinsey Global Institute, la previsione è impietosa: a pagare lo scotto dell’automazione del lavoro sarà soprattutto l’Europa (a 28), mentre in altri Paesi, tra cui l’India e la categoria Rest of World (che esclude Ue, Cina, Usa, Giappone, Corea e appunto India) i robot porteranno addirittura benefici.

Intanto, quanti saranno questi robot? La produzione mondiale di questi potenziali rivali dell’uomo sul mercato è esponenzialmente aumentata negli ultimi 20 anni. Nel 2001, ne venivano prodotti 78mila in tutto il pianeta, nel 2019 invece 484mila, quest’anno dovrebbero essere 553mila e nel 2021 addirittura 630mila, contando solo quelli fabbricati di anno in anno. In totale i robot sono già decine di milioni nel mondo, e la loro “popolazione” cresce a ritmi vertiginosi rispetto a quella umana. Il risultato è che da qui al 2030 in Europa verranno perse, rispetto allo scenario base, il 17,2% delle assunzioni in lavori a basso reddito (dove con basso reddito si intendono anche i lavori con orari ridotti), ma anche il 12,6% degli impieghi ad alto reddito. Solo gli Stati Uniti hanno percentuali analoghe. In termini assoluti, i posti di lavoro che l’automazione farà venire meno saranno nel prossimo decennio oltre 70 milioni nella sola Europa, più che negli Usa (50 milioni).

La soluzione? Secondo il professor Deaglio, servono forti interventi di formazione periodica della popolazione: “Serve ogni tot di anni, che siano 5 o 10, una fase a carico della collettività in cui si dia il tempo ai lavoratori di aggiornare la propria formazione. Come finanziarla? Con la web tax”. Le risorse necessarie, stando allo studio sopracitato, non sono poche. Ed anche qui uno dei conti più salati arriverà proprio all’Europa: alla comunità di 28 Paesi tra cui l’Italia serviranno infatti quasi 4 trilioni di euro, ossia 4 miliardi di miliardi. Una cifra enorme, che nel 2030 equivarrà al 7,3% del Pil continentale.

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