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Dazi sui farmaci, Trump conferma: tariffe fino al 100% ma con esenzioni e margini di trattativa

Dazi fino al 100% su alcuni farmaci brevettati e sui loro componenti, ma con ampie eccezioni: escluse le aziende che hanno accordi con Washington e i Paesi coperti da intese commerciali, inclusa la Ue

Dazi sui farmaci, Trump conferma: tariffe fino al 100% ma con esenzioni e margini di trattativa

A un anno dal Liberation Day, il presidente Usa Donald Trump rilancia la propria strategia sui dazi con un intervento che punta al settore farmaceutico. Sulla carta, la misura è pesante: tariffe fino al 100% su farmaci importati e componenti. Nei fatti, però, il perimetro è limitato e costruito con molte eccezioni.

Colpisce soprattutto chi non ha accettato le richieste americane su prezzi e investimenti, mentre le aziende che hanno già trovato un’intesa con Washington risultano in larga parte esentate. Anche il peso degli accordi internazionali contribuisce a ridurre l’impatto: per diversi partner, tra cui l’Unione europea, i dazi restano entro i limiti già previsti dai trattati.

Dazi sui farmaci: produzione negli Usa e strategia di reshoring

La logica di fondo è chiara: usare i dazi per spingere le aziende a produrre negli Stati Uniti. Le imprese che investono sul territorio americano possono accedere a condizioni più favorevoli, mentre chi non si adegua rischia un inasprimento progressivo delle tariffe nei prossimi anni. Il meccanismo prevede infatti una tariffa iniziale più bassa per le aziende che avviano nuovi impianti negli Usa, con la possibilità di un aumento progressivo fino al 100% se gli impegni non vengono rispettati.

In questo senso, i dazi diventano uno strumento negoziale più che una semplice barriera commerciale. Le aziende hanno margini di tempo per rivedere piani e accordi, e la politica americana punta a trasformare la pressione tariffaria in nuovi investimenti industriali.

Big Pharma, prezzi e investimenti: gli effetti concreti

Le grandi aziende del settore si stanno già muovendo. Gruppi come Eli Lilly, Pfizer e Novo Nordisk hanno accettato di ridurre i prezzi dei farmaci, seguendo la linea della cosiddetta politica della “most favored nation”. Allo stesso tempo, il comparto ha annunciato investimenti negli Stati Uniti che superano i 400 miliardi di dollari, segno che le nuove misure stanno già influenzando le scelte industriali.

Non si tratta quindi solo di dazi, ma di un sistema che combina pressione commerciale e incentivi economici, spingendo le aziende verso accordi che favoriscano produzione e prezzi più bassi negli Usa.

Esenzioni e farmaci esclusi dai dazi

Non tutti i prodotti saranno coinvolti. Restano infatti esclusi i farmaci biologici, i biosimilari e i loro componenti, così come i medicinali per malattie rare e i prodotti veterinari, soprattutto se provenienti da Paesi partner o in presenza di esigenze sanitarie urgenti.

Queste eccezioni contribuiscono a contenere l’impatto della misura e a evitare effetti indesiderati su segmenti particolarmente sensibili del sistema sanitario.

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