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Crisi, osservatorio Cerved: fallite 3.000 aziende in soli 3 mesi

Nel primo trimestre dell’anno più di tremila imprese italiane hanno chiuso definitivamente i battenti, affossate da tempi della giustizia insostenibili. Discrepanze territoriali nei tempi della giustizia rendono ancora più gravosa la sopravvivenza delle iniziative tra Meridione e Nordest.

Crisi, osservatorio Cerved: fallite 3.000 aziende in soli 3 mesi

Le aziende italiane continuano a fallire: nei primi tre mesi del 2012 sono state ben tremila più di 30 al giorno, una ogni 45 minuti – le aziende che hanno chiuso i battenti per la crisi economica.

Lo annuncia l’osservatorio Cerved, puntualizzando che i tempi della giustizia giocano spesso un ruolo decisivo nel destino delle attività imprenditoriali, dal momento che le difficoltà per le imprese “sono inasprite dai lunghi tempi dei tribunali. Il 17,3% dei fallimenti chiusi nel 2011 fa riferimento ad aziende che hanno portato i libri in tribunale prima del 1996 e il 36,4% a imprese che lo avevano fatto precedentemente al 2001“.

“La riforma della disciplina fallimentare – commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group – doveva ridurre il carico di lavoro dei tribunali, escludendo le microimprese dall’ambito di applicazione della legge. L’ondata di nuovi fallimenti aperti a seguito della crisi ne ha però neutralizzato gli effetti: in media, i creditori devono aspettare per la ripartizione dell’attivo circa nove anni dalla dichiarazione del fallimento”.

E’ sul territorio, però, che si misurano i divari tra differenti zone del Paese: mentre i creditori delle imprese del Nordest devono attendere, in media, 5,7 anni, è nel Sud che si registrano le “file” più lunghe: le aziende siciliane devono attendere almeno dodici anni e le pugliesi quasi undici.

Quando i tempi di attesa si allungano così tanto, continua De Bernardis, emerge “un considerevole costo occulto per il sistema delle pmi, che peraltro si accompagna a percentuali di recupero dei crediti incagliati in imprese fallite molto bassi: solo il 14% del totale del passivo, al lordo delle spese di procedura”.

Quello registrato nei primi tre mesi dell’anno consolida una tendenza che non accenna ad affievolirsi: da ben sedici trimestri, i fallimenti segnano un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tra gennaio e marzo 2012 sono state aperte 3 mila procedure fallimentari, un aumento del +4,2% rispetto allo stesso periodo del 2011.

E’ solo nei dati destagionalizzati che si legge qualche timido miglioramento: tra la fine del 2011 e il primo trimestre del 2012 il numero dei fallimenti risulta in diminuzione dell’1,1%. Un dato che non può destare ottimismo, risultando comunque più alto dei livelli pre-crisi.

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