Condividi

Consulta-Csm, altro flop del Parlamento: nessun eletto e tutto rinviato a martedì

Indagato il padre di Renzi – Intanto, Camera e Senato riuniti in seduta comune falliscono ancora una volta nel tentativo di eleggere i nuovi membri della Consulta (Violante si ferma a 542 voti, Bruno a 527, quorum a 570) e del Csm (470 voti per Zanettin, contro i 512 necessari) – Prossimo tentativo solo fra 5 giorni.

Consulta-Csm, altro flop del Parlamento: nessun eletto e tutto rinviato a martedì

Non è servito a nulla l’appello di Giorgio Napolitano, né l’incontro di ieri sera fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Camera e Senato riuniti in seduta congiunta mancano ancora una volta tutti i bersagli: ancora fumate nere per l’elezione di due membri della Corte costituzionale e di altrettanti componenti “laici” del Consiglio superiore della magistratura di nomina parlamentare. 

Per quanto riguarda la Consulta, alla 13esima votazione Luciano Violante (Pd) e Donato Bruno (Forza Italia) si fermano rispettivamente a 542 e 527 voti, mancando il quorum di 570. Decimo scrutinio invece per il Csm, con il berlusconiano Pierantonio Zanettin che non va oltre le 470 schede, ancora lontano dalla soglia minima di 512 preferenze.



Dopo tanti sforzi inutili, il Parlamento ha deciso di concedersi una pausa per il (lungo) fine settimana. Le votazioni non riprenderanno né oggi né domani, ma soltanto martedì 23 settembre, nella speranza che l’intervallo di cinque giorni sia sufficiente a trovare la quadra sui nomi, sbloccando finalmente i lavori del Parlamento. 

Oggi, a Roma, Berlusconi incontrerà alcuni rappresentanti della Lega per lavorare a un’intesa. Una trattativa dello stesso tipo coinvolge Partito democratico e Sel. Eppure il capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza, esclude la possibilità di spostare l’obiettivo su altri nomi: “Andiamo avanti sicuramente su Violante e Bruno”.

In mattinata, Renzi aveva detto che “il presidente della Repubblica ha totalmente ragione nel merito e nel metodo: si deve andare veloci. Credo che il Parlamento oggi o nei prossimi giorni troverà una soluzione di alto livello”. 

Intanto, il Premier deve incassare la notizia di un avviso di garanzia notificato a suo padre: Tiziano Renzi è indagato dalla Procura di Genova per bancarotta fraudolenta. L’indagine è iniziata 6 mesi fa e riguarda il fallimento della società di distribuzione di giornali e di campagne pubblicitarie “Chil Post”, avvenuto nel maggio del 2013. Insieme al padre di Renzi, risultano iscritte nel registro degli indagati con la stessa accusa, altre due persone, ovvero gli ex amministratori della società. 

Commenta