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Condono, si cambia: via autoriciclaggio e scudo per beni all’estero

Compromesso in Consiglio dei ministri tra Lega e Cinque Stelle sul decreto fiscale: via dal condono le norme sull’autoriciclaggio e sullo scudo penale sui beni all’estero – Che cosa ottiene in cambio la Lega dalle concessioni fatte ai Cinque Stelle sul condono – VIDEO.

Condono, si cambia: via autoriciclaggio e scudo per beni all’estero

Com’era facile prevedere, Lega e Cinque Stelle, dopo le scintille delle ore scorse, hanno trovato un compromesso sul condono, maturato in un vertice a tre tra il premier Giuseppe Conte e i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il fatto che Salvini avesse esaurito i suoi impegni elettorali in Trentino e Di Maio quelli della manifestazione dei Cinque Stelle al Circo Massimo di Roma, ha ovviamente aiutato la ricerca di un accordo.

Due i punti salienti del compromesso. In primo luogo lo stralcio dell’articolo 9 del decreto fiscale che prevedeva una assai controversa sanatoria con scudo penale anche per i beni all’estero. In cambio di questa concessione della Lega sul condono, i Cinque Stelle si sono impegnati a ritirare in Parlamento gli emendamenti non condivisi sul decreto sicurezza.

 

Un’altra novità sul condono, reclamata da Di Maio, è lo stralcio della scandalosa norma del decreto che prevede lo scudo su riciclaggio e autoriciclaggio. In cambio la Lega ha ottenuto il via libera sulla stretta per la blindatura dei confini dopo gli incidenti con la Francia e sull’approvazione della legittima difesa.

 

Oltre alla modifica delle parti più spinose del decreto sul condono fiscale, il Consiglio dei ministri ha anche discusso della linea da tenere e della risposta da spedire a Bruxelles in relazione alla lettera di dura contestazione della Ue sulla manovra di bilancio e sulla “deviazione senza precedenti” dell’Italia dalle regole comunitarie. Il Governo manterrà il etto del 2,4% per il deficit pubblico rispetto al Pil ma insisterà nel sottolineare che si tratta di una deroga temporanea che varrà solo per il 2019. Bisognerà però vedere se questo basterà a soddisfare la Commissione europea e soprattutto i mercati finanziari.

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