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Cibo sano, etichette a semaforo nel mirino dell’Antitrust

L’Antitrust ha avviato una serie di istruttorie sul sistema di etichettatura NutriScore e sull’app Yuka. Per l’Autorità i loro sistemi di valutazione della salubrità dei prodotti alimentari sarebbero fuorvianti e ingannevoli per il consumatore

Cibo sano, etichette a semaforo nel mirino dell’Antitrust

Il NutriScore torna al centro del dibattito europeo. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato cinque istruttorie sull’uso dell’etichetta nutrizionale a semaforo da parte di alcune società italiane, francesi, inglese e una tedesca. La preoccupazione dell’Antitrust è che tale classificazione possa essere fuorviante per i consumatori ed essere percepita come una valutazione assoluta sulla salubrità di un determinato prodotto, non tenendo conto della quantità generalmente consumata.

In particolare, le società coinvolte sono: le italiane Carrefour, GS, Pescanova e Valsoia, le francesi Regime Dukan S.a.s. e Diet Lab S.a.s., l’inglese Weetabix Ltd. e la società tedesca attiva nella produzione di caramelle. L’Autorità ha avviato, altresì, un’istruttoria nei confronti del titolare dell’app francese Yuka, scaricabile dagli App Store di Google e Apple, che si propone di dare una valutazione salutistica dei prodotti alimentari basata in larga misura sul sistema NutriScore e che fornisce proposte alternative per i prodotti giudicati mediocri o scarsi. In particolare, nel caso dell’app Yuka, secondo l’AGCM non è chiaro il criterio in base al quale sono ordinate e proposte le alternative al consumatore.



Ma come funziona il metodo NutriScore? È un sistema informativo, proposto in sede europea dalla Francia, basato sulle etichette dei cibi, con l’obiettivo di aiutare il consumatore a seguire abitudini alimentari più salutari. In altre parole, I prodotti alimentari vengono divisi in cinque categorie, sulla base di un punteggio calcolato tramite un complesso algoritmo in base al livello di zuccheri, grassi e sale contenuti in 100 grammi di prodotto e rilascia il risultato composto da una lettera e un colore secondo la scala semaforica: intuitivamente i cibi con il verde sono più sani rispetto a quelli rossi. Sono esclusi da questa etichettatura i prodotti Dop, Igp e Stg perché l’apposizione di ulteriori loghi potrebbe creare confusione, impedendo ai consumatori di riconoscere il marchio di qualità.

Contro tale sistema, adottato anche dalla Germania e il Belgio, si è schierata l’Italia, sostenendo che le indicazioni penalizzano la dieta mediterranea e i prodotti Made in Italy. In prima linea Coldiretti e Ferrero secondo cui tali “semplificazioni” hanno effetti negativi non solo per i consumatori, ma sull’intero sistema agroalimentare italiano, con determinati alimenti come olio d’oliva, salumi e formaggi che potrebbero essere penalizzati a favore di altri”.

Che il Nutriscore penalizzi i prodotti italiani è un dato di fatto, perché attacca l’alimento preso singolarmente e non inserito all’interno di una dieta bilanciata o una ricetta. Così come l’olio di oliva e il Parmigiano Reggiano secondo il sistema sarebbero rispettivamente giallo e arancione, o il prosciutto di San Daniele “rosso”. Tutti prodotti penalizzati per la presenza di grassi, sale o zuccheri, trascurando le proprietà organolettiche e la quantità consumata. Mentre le patatine fritte sarebbero classificate con una lettera B e il colore verde.

Ma l’equilibrio nutrizionale non può essere ricercato nel singolo prodotto, bisogna considerare lo stile di vita e la dieta giornaliera del singolo. Per Coldiretti “non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto”. L’Italia, dunque, si sta muovendo per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema diverso dal Nutriscore, più armonizzato e meno discriminatorio, supportata da altri paesi come Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria.

Si chiama NutrInform Battery. All’interno del simbolo a “batteria” è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione, rispetto alle quantità giornaliere di assunzione raccomandata. La parte carica della batteria rappresenta in pratica la percentuale di energia o nutrienti contenuta nella singola porzione.

Attualmente, il Made in Italy a tavola vale quasi un quarto del Pil nazionale e, non a caso, i prodotti alimentari hanno fatto registrare il record storico nell’export raggiungendo quota 52 miliardi. “Non possiamo permettere che i nostri prodotti, sani e di qualità, siano superati dal cibo spazzatura”, ha concluso Coldiretti.

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