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Bundesbank torna all’assalto della Bce

A pochi giorni dalla riunione del Consiglio direttivo della Bce che deciderà se mantenere i tassi di interesse invariati, la Bundesbank torna all’attacco sulla questione dell’acquisto di titoli di stato sul mercato secondario da parte dell’istituto di Francoforte: in teoria sarebbe vietato, ma la mossa salva-spread di Mario Draghi fu avallata dalla Merkel.

Bundesbank torna all’assalto della Bce

A pochi giorni dalla riunione del Consiglio direttivo della BCE che deciderà se mantenere i tassi di interesse invariati, la Bundesbank scalda i motori e fa filtrare la memoria scritta depositata a Karlsruhe, dove i giudici del Tribunale costituzionale stanno esaminando nel merito il ricorso contro l’Esm, il Fiscal Compact e il programma di acquisto illimitato dei titoli di Stato, il cd. OMT. Ieri mattina, il quotidiano economico Handelsblatt ha pubblicato in esclusiva alcuni stralci del testo di ventinove pagine, in cui la banca centrale tedesca mette sotto accusa il programma varato a settembre dalla BCE e sinora mai utilizzato. A giugno si terrà infatti la prima udienza pubblica per dibattere sul caso. Nell’ordinanza dello scorso settembre, il Tribunale Costituzionale aveva già messo nero su bianco che «l’acquisto di titoli di stato sul mercato secondario da parte della BCE, avente lo scopo di finanziare i bilanci degli Stati membri indipendentemente dai mercati finanziari è vietato, dal momento che costituirebbe un aggiramento del divieto di finanziamento monetario». Ora si tratta di capire se l’OMT violi il mandato della BCE. Weidmann è convinto di sì. Le ragioni sono diverse e hanno carattere economico, più che giuridico. Almeno stando a quanto riportato dall’Handelsblatt. In primo luogo, gli acquisti ne minerebbero l’indipendenza, dal momento che la banca finirebbe per finanziare gli Stati membri, rendendosi così ricattabile. In secondo luogo, gli acquisti finirebbero per distogliere la BCE dal suo compito principale, ossia il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Tra le ragioni addotte da Mario Draghi per difendere il programma si ritrova, invece, la necessità di evitare che lo spread tra i tassi di interesse possa avere conseguenze pericolose per l’economia reale, in particolare per il rifinanziamento delle imprese. Un obiettivo pragmatico, che non va giù ai custodi dell’ortodossia. Per la Bundesbank, infatti, «costi di rifinanziamento più elevati per il settore privato possono riflettere i rischi finanziari nazionali. Questa evoluzione non sarebbe da combattere attraverso strumenti di politica monetaria, ma sarebbe la conseguenza diretta della politica fiscale di cui è responsabile ciascuno Stato membro». In questo senso, quindi, le aperture di Angela Merkel a misure di politica monetaria che mirino a ridare fiato alle imprese, espresse giovedì a Dresda, sono prontamente sconfessate dalla BuBa. La Germania mantiene insomma un doppio profilo, ad un tempo duro ed inflessibile attraverso le dichiarazioni di Jens Weidmann e riflessivo ed aperto al dialogo attraverso la Cancelliera Merkel. Il 2 maggio sapremo chi l’avrà spuntata in seno al Consiglio direttivo. Finora Weidmann ha sempre dovuto incassare cocenti sconfitte.

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