Si sa che il calcio è prima di tutto un gigantesco business globale e ormai ci siamo abituati a vedere gli stadi, anche alcuni di quelli storici, ribattezzati con il nome dello sponsor che ne ha acquisito i cosiddetti naming rights. E’ successo in Italia con l’Allianz Stadium della Juventus, ma anche il Gewiss Stadium dell’Atalanta o la Dacia Arena dell’Udinese, e non mancano gli esempi all’estero, Wanda Metropolitano dell’Atletico Madrid, Etihad Stadium del Manchester City o ancora Allianz Arena del Bayern Monaco. Però fa uno strano effetto pensare che questo sta per capitare persino ad uno stadio leggendario come il Maracanà di Rio de Janeiro, forse lo stadio più famoso del mondo, che ha ospitato due finali di coppa del mondo (la prima, nel Mondiale del 1950, con una capienza di ben 170.000 persone è passata alla storia come Maracanazo) ed è stato teatro delle gesta dei più grandi campioni della storia del calcio, da Pelé a Messi.
Ebbene sì: il Maracanà è in vendita. In Brasile, come in Italia, molti stadi sono ancora di proprietà delle istituzioni: nel caso dell’impianto carioca la titolarità è dello Stato di Rio de Janeiro, che lo ha rilevato dal comune nel 1966 e lo ha ristrutturato, indebitandosi col governo federale, per i Mondiali del 2014 al costo di 2 miliardi di reais, circa 350 milioni di euro. Proprio per saldare il debito con lo Stato centrale, che nel complesso ha raggiunto i 12,3 miliardi di reais (2 miliardi di euro) e che da piano di ristrutturazione deciso dal governo Lula va onorato entro il 2026, l’assemblea di Rio de Janeiro ha deliberato di mettere lo stadio all’asta, con la speranza di ricavarne proprio la cifra di 2 miliardi di reais, gli stessi investiti per la fallimentare (dal punto di vista sportivo) Coppa del mondo di undici anni fa. Insieme al Maracanà il governo statuale ha messo in vendita altri immobili importanti come il Maracanazinho e l’area circostante che ha un alto valore culturale, avendo ospitato il Museo degli Indigeni ed essendo oggi abitata proprio dalla comunità indigena di Rio de Janeiro.
Oggi il Maracanà è gestito da una concessionaria formata da Flamengo e Fluminense, i due club carioca che ancora vi giocano oltre alla nazionale brasiliana (il Botafogo di Davide Ancelotti ha uno stadio proprio, il Nilton Santos, e il Vasco de Gama gioca ancora nello storico impianto di Sao Januario), con un contratto che ha ancora la durata di 20 anni. “L’obiettivo è ridurre i costi, generare entrate e garantire la funzione sociale degli immobili messi all’asta”, ha commentato il deputato Rodrigo Amorim, per giustificare una scelta comunque simbolicamente dolorosa, anche se comunque non definitiva perché ancora c’è la possibilità di presentare emendamenti. Il Maracanà infatti è tutelato dal 2000 come patrimonio storico dall’Iphan (Instituto do Patrimônio Histórico e Artístico Nacional), ma gli esperti citati dalla stampa brasiliana sostengono che questo status non ne impedisce di fatto la vendita, se ne sarà confermata la destinazione d’uso e cioè il calcio.
Il Maracanà è stato inaugurato proprio per il Mondiale del 1950, perso drammaticamente dalla Seleçao in finale contro l’Uruguay, ma ora la sua parabola leggendaria sembra volgere al termine, a prescindere dalla vendita e da chi sarà l’acquirente, presumibilmente un grande player internazionale come avvenuto altrove nel mondo e già nello stesso Brasile, a San Paolo, dove lo storico Pacaembù che ospitava le gesta del Corinthians di Socrates si chiama ora Mercado Livre Arena, dal nome dello sponsor che ne ha rilevato la proprietà. Di spazio per il romanticisimo ce ne è poco: lo stesso Flamengo, la squadra più vincente e più tifata del Brasile, nonché principale utilizzatore del Maracanà, sta già guardando altrove: ha comprato un terreno dove farà sorgere uno stadio tutto nuovo, di proprietà. Altro che Maracanazo.
