I mercati azionari oggi cercano una stabilizzazione in chiusura di una settimana drammatica, beneficiando dei tentativi di rassicurazione provenienti da Stati Uniti e Israele riguardo la guerra con l’Iran, con il prezzo dei petrolio che scende dai picchi. Ma la sensazione è che ormai i buoi siano scappati lasciando un segno profondo, anche se la guerra dovessse insperabilmente terminare oggi: il conflitto ha sconvolto la catena di approvvigionamento energetico e l’ombra lunga della crisi energetica è ben lungi dall’essersi dissolta. Lo hanno evidenziato anche le banche centrali riunitesi a raffica questa settimana, tutte mostrandosi pronte a guidare i tassi in rialzo per controllare l’inflazione che si impennerà nei prossimi mesi. E ciò si è ripercosso sui rendimenti dei titoli di stato che si stanno alzando un po’ ovunque.
Stamane le borse asiatiche sono poco mosse anche per la festività di alcuni paesi. I futures indicano un’apertura in lieve rialzo per le borse europee e sulla parità per Wall Street. Il greggio sembra aver trovato una stabizzazione sotto i 110 dollari. L’oro continua a perdere quota.
Usa e Israele abbassano i toni e il prezzo del petrolio scende sotto i 110 dollari
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la nazione non prenderà più di mira le infrastrutture energetiche, aggiungendo che la guerra finirà molto più velocemente di quanto si pensi, dato che l‘Iran non è più in grado di arricchire l’uranio o produrre missili balistici. Nel frattempo, Donald Trump ha detto ai giornalisti che “non schiererà truppe da nessuna parte” in risposta a una domanda sulla possibilità di un dispiegamento di truppe di terra. Il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha detto che gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di revocare le sanzioni imposte da tempo sul petrolio iraniano, nel tentativo di contenere l’impennata dei prezzi dell’energia.
Il petrolio Brent è sceso dal suo livello di chiusura più alto da luglio 2022, attestandosi intorno ai 108 dollari al barile. Il WTI perde circa l’1,5% e si posiziona sotto i 95 dollari. Tuttavia i prezzi della benzina e del carburante per aerei sono schizzati alle stelle, mentre la carenza di gas da cucina ha scatenato scontri fisici in India. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha parlato della più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero.
Banche centrali pronte ad agire sui tassi per combattere l’inflazione in arrivo
Il rischio di uno shock inflazionistico globale ha complicato le prospettive di politica monetaria delle banche centrali di tutto il mondo: la prospettiva di un percorso più aggressivo in futuro è stata la principale conclusione dopo una frenetica settimana di riunioni di politica monetaria. Dopo le critiche ricevute per aver agito troppo tardi per arginare l’impennata inflazionistica post-Covid, esacerbata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, i responsabili politici sono determinati a contenere i prezzi senza compromettere la crescita economica, ancora discontinua, e soprattutto ad evitare una “stagflazione”, ovvero una combinazione di recessione e impennate dei prezzi.
Gli operatori di mercato ora stimano una probabilità del 40% che la Banca d’Inghilterra possa aumentare i tassi il mese prossimo, mentre fonti interne affermano che la Banca Centrale Europea potrebbe dover iniziare a discutere di aumenti dei tassi ad aprile e possibilmente inasprire la politica monetaria a giugno.
Rendimenti dei titoli di Stato in rialzo ovunque
La revisione restrittiva dei tassi ha a sua volta innescato un crollo nei mercati obbligazionari globali e un conseguente rialzo dei rendimenti, con i titoli di Stato britannici a breve termine che ieri hanno registrato una delle loro peggiori giornate da quando sono iniziate le rilevazioni, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a due anni è balzato di oltre 20 punti base a un certo punto. Oggi in Asia, le negoziazioni dei titoli del Tesoro statunitensi a pronti sono state sospese a causa di una festività in Giappone, ma i future indicano un’attenuazione della pressione di vendita. Anche i future sui bund tedeschi, sull’Oat francese e sui Btp italiani hanno registrato un lieve rialzo ieri. Stamane i rendimenti dei titoli di Stato australiani di riferimento hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quasi 15 anni, mentre i rendimenti dei titoli biennali neozelandesi hanno toccato il massimo da circa un anno.
Con la riduzione delle prospettive di un taglio dei tassi di interesse nel breve termine, l’oro si avvia a registrare la maggiore perdita settimanale degli ultimi sei anni. Il metallo prezioso, ampiamente considerato un bene rifugio, ha perso valore ogni settimana da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran il mese scorso. Stamane i prezzi dell’oro sono leggermente saliti grazie agli acquisti tecnici, ma si avviano verso il terzo calo settimanale consecutivo. L’oro spot è salito dello 0,6% a 4.675,23 dollari l’oncia stamane.
Wall Street ieri in calo. Pesanti Micron Technology e Tesla
Wall Street ieri ha chiuso in ribasso con cali per Micron Technology e Tesla, poiché i timori per l’inflazione derivante dall’impennata dei prezzi del petrolio hanno reso gli investitori pessimisti sulla possibilità di futuri tagli dei tassi di interesse. S&P 500 ha chiuso a -0,27%, Nasdaq a -0,28%, Dow a -0,44%. L’indice S&P 500 ha perso oltre il 3% nel 2026 e si trova ai minimi da quattro mesi.
Gli investitori stanno metabilizzando le parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell che è stato molto chiaro mercoledì: le prospettive economiche rimangono incerte a causa della guerra in Iran che ha fatto impennare i prezzi dell’energia e alimentato i timori di inflazione. Secondo lo strumento FedWatch del Cme, i future sui tassi di interesse suggeriscono che gli operatori di mercato vedono poche possibilità di tagli dei tassi prima della metà del 2027.
Micron Technology è crollato del 3,8% dopo che le previsioni trimestrali del produttore di chip di memoria non sono riuscite a impressionare gli investitori, che quest’anno avevano fatto impennare le sue azioni di oltre il 50% grazie alla forte domanda legata all’intelligenza artificiale. Nvidia, l’azienda di maggior valore al mondo, ha perso l’1%. Tesla ha perso il 3,2%. Il settore dei minerali ha perso l’,55% e con il calo dei prezzi dei metalli preziosi le società minerarie Newmont e Freeport-McMoRan in calo rispettivamente del 6,9% e del 3,3%.
Asia poco mossa per la festività di alcuni paesi. Crolla Alibaba
L’indice Msci Asia Pacific ha oscillato in un intervallo ristretto dopo un calo del 2,6% di ieri. Gli scambi in Asia sono ridotti a causa delle festività in Giappone, Indonesia, Malesia e Filippine. L’indice chiude la settimana comunque in rialzo dello 0,3%, dopo aver registrato cali nelle due settimane precedenti.
A pesare sull’indice complessivo è stato anche il crollo delle azioni del colosso cinese Alibaba che ha perso fino al 7% a Hong Kong dopo aver riportato vendite inferiori alle stime, a causa della crescita fiacca del suo core business dell’e-commerce. Alibaba ha detto di voler quintuplicare i ricavi derivanti dal cloud e dall’intelligenza artificiale, raggiungendo i 100 miliardi di dollari all’anno entro cinque anni. Invece le azioni di Aia Group, il più grande gruppo assicurativo quotato in borsa nella regione Asia-Pacifico, sono balzate di quasi il 5% dopo la pubblicazione dei risultati e l’annuncio di un piano di riacquisto di azioni proprie.
In Cina, il CSI 300 perde lo 0,3%, lo Shanghai e lo Shenzhen Composite l’1%. Salgono le società di hardware legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Eoptolink Technology +9%, Zhongji Innolight +7%, Maxscend Microelectronics +14%.
A Hong Kong, l’Hang Seng arretra dello 0,7%. A Taiwan, il Taiex perde lo 0,4%. Nella Corea del Sud, il Kospi guadagna lo 0,3%, da inizio anno segna un rialzo del +37%.
In India, il Nifty 50 avanza dell’1%. La rupia indiana ha superato quota 93 per dollaro, toccando un nuovo minimo storico. Salgono i titoli indiani del settore IT, sorretti dalla buona performance di Accenture. Infosys +3%.
L’indice del dollaro è salito dello 0,2% venerdì, dopo essere sceso dello 0,7% nella sessione precedente.
Borse europee viste aprire in rialzo. A Piazza Affari occhi a Unicredit, Nexi, Recordati
Le borse europee sono viste tentare un’apertura in rialzo sulla base delle indicazione dei furures Eurostoxx 50 che quota +0,80
Enel: un tribunale del Brasile ha concesso alla controllata del gruppo elettrico nello Stato di San Paolo una sospensione cautelare del provvedimento avviato dall’Autorità per l’energia elettrica (Aneel) relativo alla possibile risoluzione del contratto di distribuzione di energia.
Unicredit: l’agenzia di rating Moody’s ha confermato il rating A3, con outlook stabile dopo l’offerta su Commerzbank, ribadendo che in caso di acquisizione dell’istituto tedesco il rating stand-alone potrebbe essere alzato dall’attuale baa2 a baa1.
Ferrari: la casa di Maranello e il marchio di Stellantis, Maserati, hanno annunciato la sospensione temporanea delle consegne in Medio Oriente a causa degli sviluppi del conflitto nella regione.
Inwit ha rivisto al ribasso la guidance 2026 e l’outlook di medio termine a causa della crescente conflittualità con i principali clienti Tim e Fastweb (controllata da Swisscom che ha incorporato Vodafone Italia), che hanno annunciato ieri un progetto di joint venture per realizzare nuove torri per la telefonia mobile.
Nexi: Alessandro Daffina, presidente di Rothschild & Co Italia, si prepara a entrare nel cda in rappresentanza di Hellman & Friedman (H&F) dopo l’uscita di Bain e Advent dal capitale della società e la conseguente dimissioni in arrivo dei consiglieri in quota ai due fondi, riferiscono due fonti a Reuters. In base ai patti parasociali di Nexi a H&F spetta l’indicazione del presidente.
Recordati: il Cda proporrà all’assemblea la distribuzione di un dividendo sul 2025 di 0,71 euro per azione, a saldo dell’acconto di 0,63 euro per azione già pagato.
Sanlorenzo: il socio di maggioranza Holding Happy Life, della famiglia Perotti, ha conferito in Ocean oltre la metà del capitale della società, portando Ocean al 55,7% del capitale e al 67,6% dei diritti di voto. L’operazione lascia Massimo Perotti come titolare ultimo del controllo, con Hhl che detiene complessivamente il 61,1% del capitale e il 74,7% dei diritti di voto.