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Borse, il piano Obama per il rilancio dell’economia e i silenzi di Bernanke non scaldano i mercati

Sorprendentemente gli stimoli per 447 miliardi di dollari immaginati dalla Casa Bianca per l’economia americana non dispiacciono ai repubblicani ma la Borsa resta guardinga, anche perchè la Fed non svela le sue carte – Allarme stagnazione della Bce – Ubs: uscire dall’euro costerebbe 10mila euro pro-capite all’anno – Negativa l’apertura dei listini europei.

Borse, il piano Obama per il rilancio dell’economia e i silenzi di Bernanke non scaldano i mercati

OBAMA: 447 MILIARDI DI STIMOLI ALL’ECONOMIA TRA CUI SGRAVI ALLE AZIENDE PER 240 MILIARDI

“Il problema è capire se, di fronte ad una crisi nazionale, siamo in grado di fermare il circo politico e fare davvero qualcosa per salvare l’economia”. Con queste parole, di fronte a democratici e repubblicani (“con volti di pietra” nota il New York Times) Barack Obama ha lanciato il suo piano di stimoli all’economia di 447 miliardi di dollari, attraverso sgravi fiscali, per il 70 per cento, e investimenti pubblici per il resto. La parte più rilevante del progetto riguarda i tagli ai contributi pagati allo Stato dalle aziende (240 miliardi), mentre 140 miliardi saranno destinati alla costruzione di scuole, strade e altre opere pubbliche. Il piano, che ricalca le linee del precedente pacchetto di 787 miliardi varato da Obama nel 2009, all’inizio del suo mandato, è più corposo del previsto. Ed è stato accolto, a sorpresa, con un certo interesse dai repubblicani. “Alcune idee – ha detto lo speaker alla Camera dei rappresentanti, John Boehme – meritano di essere vagliate con attenzione. Mi auguro che il presidente faccia lo stesso con i nostri suggerimenti”.

BERNANKE NON SVELA LE CARTE WALL STREET RALLENTA -1,1%

Poche ore prima de discorso (32 minuti in tutto) di Obama, era stato Ben Bernanke ad affrontare il tema dell’emergenza occupazione in un’economia che rallenta parlando all’Economics Club del Minnesota di Minneapolis.
La Fed, ha detto il banchiere centrale, esaminerà tutti gli strumenti che possono accelerare la ripresa e ne valuterà l’impiego nel corso del prossimo meeting. Ma non ha preso impegni specifici, come si augurava Wall Street dopo i dati negativi sull’occupazione. Non c’è stato alcun accenno, dunque, alla mossa più probabile al vaglio del prossimo vertice del Fomc del 20 settembre: l’“operazione Twist”, cioè la vendita di titoli a breve e il simultaneo acquisto di t Bond a lungo termine per allungare la “duration” del portafoglio e appiattire la curva abbassando i tassi a lungo. Bernanke, però, ha precisato che “non ci sono segnali che la crescita dell’inflazione sia stata incorporata nell’economia”, rispondendo indirettamente a chi nelle scorse settimane aveva evidenziato che nuove misure della Banca centrale potrebbero rilanciare la dinamica dei prezzi. L’inflazione è spinta al rialzo da fattori temporanei “e nei prossimi trimestri rallenterà la sua corsa”.
La risposta dei mercati a Bernanke non è stata entusiastica. Lo Standard & Poor’s, subito dopo il discorso del presidente della Fed, perdeva lo 0,9% a 1.188,83 punti per poi peggiorare a -1,06%. Stesso andamento per Dow Jones Industrials (-1,04%) e Nasdaq (-0,78%). Solo oggi ci sarà invece la reazione dei mercati Usa ad Obama che ha parlato in serata.

LISTINI ASIATICI IN BILICO. TOKYO -0,5%
LA CINA FESTEGGIA LA FRENATA DEI PREZZI

Prime reazioni contrastanti dei listini asiatici al discorso di Obama sull’occupazione. L’Msci Asia Pacific registra un calo dello 0,2%, Tokyo è in flessione dello 0,5% anche per dati deludenti sulla ripresa del dopo terremoto.
Al contrario, la Borsa di Shangai ha messo a segno un rialzo del 3,3% dopo la notizia che l’inflazione, dopo il picco al 6,5% del mese scorso, ha registrato un calo al 6,2%. La novità dovrebbe permettere alla banca centrale quanto meno di interrompere la lunga serie di interventi su tassi ed impieghi, cinque in tutto, che hanno pesato sui destini del mercato azionario.

LA BCE LANCIA L’ALLARME STAGNAZIONE
TRICHET APPROVA LA MANOVRA ITALIANA

L’economia europea rallenta. I tassi non salgono, anche perché l’inflazione spaventa meno. Italia promossa con riserva. Nessun commento sugli acquisti futuri della Banca centrale sul mercato secondario di Btp e Bonos. Ecco, in sintesi, la conferenza stampa del presidente della Bce Jean-Claude Trichet che, a proposito dell’Italia, ha detto che pur tra qualche «complessità» ed «esitazioni» iniziali si sta muovendo nella giusta direzione rispetto a quanto indicato dalla Bce. Trichet ha anche glissato sul sostegno al debito da parte della Banca centrale e sul proseguimento dei programmi di acquisto di Btp. In precedenza, però, il presidente della Bce ha affermato «che tutte le misure di sostegno sono da considerare come temporanee».

Nell’area euro «l’incertezza è particolarmente alta» e sulla crescita «prevalgono i rischi». «Stiamo attraversando la peggior crisi dalla seconda guerra mondiale». È dunque «fondamentale» che le misure di risanamento fiscale annunciate dai governi europei siano «anticipate» il più possibile e «messe in pratica integralmente»: è il monito di Trichet. «L’incertezza è particolarmente alta» per le economie dell’area euro. E i rischi si sono intensificati», ha detto in apertura di conferenza . La crescita sarà «modesta» e inferiore alle aspettative, risentendo nella seconda parte dell’anno del rallentamento mondiale. Ma frena anche l’inflazione: i tassi, perciò, non aumentano.

PIAZZA AFFARI (+0,70%)
E’ LA BORSA MIGLIORE BANCHE ED ENERGIA GUIDANO LA RIPRESA

L’allarme crescita ha innescato, per reazione una raffica di vendite sui mercati, poi rientrata. In chiusura, la Borsa di Milano è la migliore fra le Piazze europee, sostenuta dal buon recupero dei petroliferi e di alcune banche. L’indice FtseMib è salito dello 0,69%. Londra è avanzata dello 0,29%, Parigi +0,39%, Francoforte invariata.

Il rendimento del Btp decennale intanto ha interrotto la discesa degli ultimi due giorni ed è risalito al 5,24%. Lo spread con il Bund tedesco è risalito a 340 punti.

I titoli migliori in Europa sono stati i petroliferi, con l’indice Stoxx del settore salito del 2,1%. Il greggio Wti è scambiato a 89,4 dollari al barile (invariato). Fra i protagonisti del listino milanese, si è messa in luce Eni che ha guadagnato il 2%, Saipem è avanzata del 2%. La francese Total è salita del 2,4%.

In Piazza Affari i rialzi sono stati guidati da Stmicroelectronics (+2,57% a 4,392 euro), Mediolanum (+2,47% a 2,486 euro) ed Enel Green Power (+2,12% a 1,639 euro).

Hanno invece ridotto i rialzi della mattina i titoli bancari. La migliore risulta Mps con un +0,91% a 0,398 euro, seguita da Intesa Sanpaolo (+0,87% a 1,044 euro) e Banca Popolare di Milano (+0,83% a 1,331 euro).

In moderato rialzo Telecom Italia (+0,44% a 0,806 euro) nonostante la revisione dell’outlook da stabile a negativo da parte di Moody’s.

Tra i segni meno spicca quello di Mediaset (-1,67% a 2,48 euro), colpita da un downgrade da parte di Mediobanca.

Fra le mid cap, Astaldi e Fiera Milano hanno chiuso in rialzo del 4,5%.

QUANTO COSTA ABBANDONARE LA MNETA UNICA?
10 MILA EURO PRO CAPITE SUBITO, DICE UBS. POI IL DRAMMA

L’uscita dall’euro comporterebbe costi drammatici. E’ il risultato di uno studio di Ubs in cui si delinea uno scenario drammatico nel caso in cui si dovesse giungere ad una situazione del genere. Gli analisti ritengono troppo ottimistica una svalutazione del 20% sottolineando che nessun Paese farebbe un passo del genere per ottenere un aggiustamento tanto modesto della propria posizione. Facendo un parallelo con quanto già successo in Argentina e in Uruguay, Ubs ritiene che la nuova valuta nazionale, dracma, Peso o Lira che sia, dovrebbe valere almeno il 50-60% in meno dell’euro. I vantaggi della svalutazione verrebbero completamente annullati in un lasso di tempo brevissimo. Per Ubs l’abbandono dalla moneta unica provocherebbe in rapida sequenza il default dei titoli di stato e quello dei bond societari. I debiti emessi in euro rimarrebbero denominati in tale valuta e pertanto a maggior ragione non si disporrebbe delle adeguate risorse finanziarie necessarie per fare fronte al pagamento degli interessi e al rimborso dei titoli in circolazione divenuti nel frattempo più onerosi. La fiducia del Paese tra gli investitori sarebbe poi definitivamente compromessa rendendo così difficile collocare nuovi titoli sui mercati internazionali. Il salasso, già nel primo anno, sarebbe di 10 mila euro pro capite.

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