L’attesissima inflazione Usa di settembre (+2,8%, in linea con le attese) non ha scaldato i mercati oggi, che chiudono misti in un’Europa sempre più preoccupata dalla distanza politica che separa ormai il Vecchio e Nuovo Continente. In un documento Usa sulla Strategia di sicurezza firmato dal presidente Donald Trump si leggono passaggi molto duri sugli storici alleati. In particolare il fatto che il declino economico europeo “è eclissato dalla reale e stridente prospettiva di cancellazione della sua civiltà”. Oltreoceano intanto Wall Street procede in cauta crescita e guarda alla Fed e all’accordo che dovrebbe consentire a Netflix di comprare Warner Bros per 82,7 milioni di dollari.
Piazza Affari perde lo 0,2% e arretra a 43.432 punti base, in un listino che viene aperto da Diasorin (+3,6%) e chiuso da Mediobanca (-1,84%). A provocare i maggiori brividi in giornata è stato il secondario, dove lo spread tra il decennale italiano e l’omologo tedesco è sceso nuovamente sotto i 70 punti base, per poi fermarsi in prossimità di quella soglia. Salgono leggermente i tassi, rispettivamente al 3,49% e 2,8%. Il resto dell’azionario vede Francoforte salire dello 0,58%, nel giorno in cui il cancelliere Merz ha superato la difficile prova delle pensioni al Bundestag; Parigi perde lo 0,09%, Madrid lo 0,38%, mentre Londra è in maglia nera con un calo dello 0,46%.
LEGGI QUI LA DIRETTA DI BORSA DI OGGI
A New York, a metà giornata, il focus è sull’accordo definitivo tra Netflix (-2,77%) e Warner Bros Discovery (+3,5%), un deal che può ridisegnare il mercato dei contenuti e che sta già sollevando molte obiezioni. La piattaforma acquisirà Warner Bros, compresi i suoi studi cinematografici e televisivi, Hbo Max e Hbo. Intanto alla Cnbc un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha detto che la Casa Bianca guarda con “forte scetticismo” all’intesa.
Dollaro stabile, dati macro Usa in linea con le stime. Bitcoin in netto calo
La ricca pagina macroeconomica del giorno, negli Stati Uniti, ha avuto un impatto (per ora) limitato anche sul mercato dei cambi, con l’euro-dollaro stabile vicino a 1,165. L’indice macro più atteso era quello Pce, considerata la misura preferita dalla Federal Reserve per calcolare l’inflazione. L’andamento di settembre non era uscito a causa dello shutdown, ma oggi si è visto che su base mensile l’incremento è stato dello 0,3% e su base annua del 2,8%, in linea con le stime degli analisti.
A settembre inoltre i redditi personali negli Stati Uniti sono aumentati leggermente più delle previsioni (0,4% contro 0,3%). Le spese per i consumi sono aumentate dello 0,3%, contro attese per un rialzo dello 0,4%, secondo quanto comunicato dal dipartimento del Commercio. Questo mese intanto la fiducia dei cittadini statunitensi appare in miglioramento. La lettura preliminare dell’indice redatto mensilmente dall’Università del Michigan è stata pari a 53,3 punti, dopo i 51 punti di novembre e stime a 52 punti.
Un quadro che non dovrebbe spostare le scommesse su un taglio dei tassi da parte della Fed, attesa a una sforbiciata di un quarto di punto mercoledì prossimo. Gli investitori si aspettano inoltre un taglio di un altro 0,25% entro giugno 2026. Tra le materie prime mostrano un andamento positivo oro, argento e petrolio. Lo spot gold si apprezza a 4234,90 dollari l’oncia (+0,62%). Il future di gennaio del greggio texano prezza 60,31 dollari (+1,07%), il contratti Brent di febbraio è a 63,92 dollari (+1,04%). L’argento balza del 2% ad oltre 58.000 dollari l’oncia. Tra le valute digitale si registra una nuova scivolata del bitcoin che perde oltre il 4% e tratta a 88.590 dollari.
Piazza Affari, ancora tonica Stellantis mentre Mps si conferma debole
In un listino dominato da titoli della sanità come Diasorin e Amplifon (+3,47%), si mette ancora in luce l’automotive con Stellantis che oggi guadagna un altro 2,26%, per un bilancio settimanale del titoli in crescita in misura superiore al 14%. Ai vari broker che hanno migliorato il loro giudizio si è allineato oggi Dz Bank, che ha alzato a buy da sell la raccomandazione sul titolo. Si confermano ben intonati inoltre Cucinelli +2,02%, nel lusso e Stm +1,56%, nel settore dei chip. Tra i maggiori ribassi del giorno ci sono invece ancora una volta Mediobanca e Montepaschi -0,6%.
Piazzetta Cuccia risente della decisione di Barclays di tagliare la raccomandazione a underweight da equal-weight, con un prezzo target a 17,5 euro da 17,9. Mps si conferma debole nel giorno del cda per fare il punto sull’inchiesta che vuole fare luce sulla scalata a Mediobanca. Tra i titoli petroliferi il peggiore è Eni, -1,52%, penalizzato dalla fatto che Jp Morgan ha tagliato la raccomandazione a underweight da overweight e fissato un prezzo target a 15,5 euro.
Fuori dal paniere principale si conferma esuberante Fincantieri, +2,44%, ormai prossima a entrare nel ristretto circolo delle big del Ftse Mib. Bene Technogym, +1,76%, che in giornata ha toccato nuovi massimi storici dopo che Berenberg ha alzato il target price a 18,6 euro da 15,2 euro.