E’ una settimana che promette tantissimo quella appena iniziata sul fronte finanziario. Intanto, sullo sfondo ci sono sempre le note tensioni geopolitiche, anche se parzialmente rientrate dopo il World Economic Forum di Davos e considerando che adesso le attenzioni del presidente Donald Trump sono più rivolte ai problemi interni, ad incominciare da Minneapolis (ma tutto può cambiare mentre questo articolo viene scritto, lo sappiamo). Poi, c’è come sempre il rally delle materie prime e oggi in particolare di quell’oro che non accenna a rallentare la sua corsa: è noto che in fasi di incertezza geopolitica come questa gli investitori si proteggano con beni-rifugio, per usare un gergo calcistico comprare tanto oro è un po’ come fare catenaccio. E questo fa aumentare le quotazioni: lo spot gold oggi è salito sopra i 5.100 dollari all’oncia ad un certo punto, per poi rimanere comunque ampiamente sopra quota 5.000 intorno alle 17 italiane. In scia vola pure l’argento ormai saldamente sopra quota 100 dollari l’oncia, oggi sui 111.
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Wall Street meglio dell’Europa in attesa delle trimestrali tech e della Fed
E infine la settimana si annuncia interessante pure per gli appuntamenti in calendario: mercoledì ci sarà la riunione della Federal Reserve anche se senza prospettive di un ulteriore taglio dei tassi, che però immancabilmente quest’anno ci sarà, più avanti. Invece ci saranno di sicuro in questi giorni le trimestrali delle Big Tech statunitensi: Tesla il 27 gennaio, Meta il 28 gennaio, Microsoft e Apple il 29 gennaio. L’indice S&P 500, di cui fanno parte, sente odore di utili e già oggi sale di mezzo punto percentuale, così come il Nasdaq Composite che guadagna lo 0,6% trainato proprio da alcuni titoli tecnologici: Apple +2,7%, Meta +2%. Male invece Tesla -2,3%, alla vigilia dei conti, dopo che ieri la Cina ha smentito Elon Musk sul via libera alle auto a guida autonoma nel Paese. Debole pureNvidia -0,2%: proprio oggi l’annuncio di un investimento strategico di 2 miliardi di dollari in CoreWeave, per accelerare la realizzazione di oltre 5 gigawatt di “fabbriche dell’IA” entro il 2030, per sostenere l’adozione dell’intelligenza artificiale su scala globale. Intonato pure il Dow Jones, +0,5%.
A Piazza Affari bene le banche, male Leonardo e Fincantieri
Ma venendo al di qua dell’Oceano Atlantico, le Borse europee si dimostrano più guardinghe, in prudente attesa della Fed: Milano +0,26% a sfiorare i 45.000 punti, Francoforte +0,15%, Parigi -0,15%, Londra sulla parità, si distingue solo Madrid +0,8%. A Piazza Affari il comparto migliore sembra quello bancario, guidato da Banco Bpm +1,6% e Intesa Sanpaolo +1,3%. Poi Unicredit +0,8%, Mediobanca +1,2%, Mps invece sulla parità in attesa del cda decisivo sul rinnovo del board. Il titolo migliore del paniere principale è Lottomatica +2,5%, in difficoltà invece i titoli della Difesa, secondo il consueto schema consolidato da mesi: quando c’è aria di conflitto prevalgono (e di tanto) gli acquisti, quando invece i politici mondiali sembrano andare d’amore e d’accordo diventa ovviamente meno conveniente scommettere su guerra e investimenti militari. E dunque ko Leonardo -2,65% e Fincantieri -2,35%. Flop pure di Stellantis -2,1% nel giorno in cui esce la notizia che il gruppo franco-italiano chiude l’anno 2025 con 2,42 immatricolazioni di veicoli (auto+furgoni) confermando la seconda posizione tra i costruttori sul mercato auto Ue30 con una quota del 16%. Il gruppo, inoltre, si posiziona al primo posto nel segmento dei veicoli ibridi con il 15% di quota e conferma la leadership nei veicoli commerciali con il 28,6%.
Il petrolio si prende una pausa, l’euro sale in zona 1,19 dollari
Tornando alle materie prime, si parlava di oro e argento ma pure il petrolio è sempre da monitorare: dopo la tendenza rialzista, per la verità un po’ schizofrenica, delle ultime settimane, in questo lunedì l’oro nero si prende una pausa. Il Brent a Londra scende sotto i 66 dollari al barile e il Wti Crude di New York sotto i 61 dollari al barile. Non una notizia drammatica per i nostri petroliferi quotati sul Ftse Mib, Eni e Saipem, che chiudono comunque in territorio positivo. Lo spread Btp-Bund risale leggermente ma si conferma sotto quota 60 punti base, col rendimento del nostro titolo di Stato decennale in calo al 3,45%. Nel continuo braccio di ferro tra euro e dollaro oggi prende un deciso vantaggio la nostra valuta, che per un attimo tocca il cambio a 1,19 dollari e in ogni caso si stabilizza sull’1,18 alto.