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Borse 20 marzo: timori invasione Usa in Iran riaccendono il prezzo del greggio e affondano i listini, tonfo di Milano. Tensione sui titoli di Stato

Piazza Affari perde il 2% e scende sotto i 43.000 punti. Balzo dello spread Btp Bund sopra i 90 punti base, il massimo da settembre. Petrolio Brent in area 110 dollari, giù oro e argento

Borse 20 marzo: timori invasione Usa in Iran riaccendono il prezzo del greggio e affondano i listini, tonfo di Milano. Tensione sui titoli di Stato

E’ un’altra seduta drammatica per le Borse occidentali quella che chiude la terza settimana di guerra in Iran. Per la verità i listini europei avevano inizialmente mostrato la volontà di abbozzare un recupero, ma l’apertura flop di Wall Street ha riportato tutti con i piedi per terra: il conflitto in Medio Oriente e il conseguente rally del petrolio, che oggi flirta con i 110 dollari al barile per la qualità Brent, continuano a preoccupare e a pesare sul sentiment degli investitori. I quali nemmeno riescono a consolarsi con le classiche commodities rifugio, anzi oggi l’oro e l’argento si sgonfiano ulteriormente: il primo scende sotto i 4.600 dollari l’oncia, cioè il minimo da metà gennaio, e pure il silver cede un altro 4% portandosi in zona 70 dollari l’oncia, in questo caso il valore più basso da Natale.

Da quando è iniziata la guerra all’Iran l’oro ha perso più del 12% del proprio valore, e soprattutto ha perso solo in questa settimana quasi il 9%, in corsa per battere il record di ribasso settimanale dal 1983 (mentre scriviamo le quotazioni non sono chiuse), sotto la pressione dell’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro, del rafforzamento del dollaro e delle prese di profitto da parte degli investitori che hanno liquidato le posizioni per compensare le perdite altrove. Al contrario il petrolio, come si diceva, corre: nell’ultimo mese il Brent ha guadagnato il 53% e oggi nei minuti in cui le Borse europee chiudono flirta con i 110 dollari al barile, con il Wti Crude Oil in zona 97 dollari. Pure il gas non scherza: oggi il TTF europeo tira un po’ il fiato scendendo a ridosso dei 60 euro/MWh, ma dall’inizio dell’anno ha più che raddoppiato il proprio valore.

Inutile dire che in uno scenario del genere i mercati sono ancora in subbuglio: Milano -1,97%, Parigi -1,8%, Francoforte -2%, Londra -1,4%, Euro Stoxx 50 -1,9%, Dow Jones -0,5%, Nasdaq Composite Index -1%. Piazza Affari scende sotto i 43.000 punti, con lo spread Btp Bund che si impenna del 10% salendo oltre i 90 punti base, il record da settembre 2025. Il tasso di rendimento del Btp decennale di riferimento ormai avvicina il 4%, ergendosi in zona 3,95%, mentre è al 3% quello del corrispettivo Bund. Di positivo sul Ftse Mib c’è da segnalare quasi solo il balzo di Amplifon +4,2%, che però viene da un capitombolo clamoroso di qualche seduta fa. Per il resto contrastate le banche: Mps -1,4%, Mediobanca +1%, Banco Bpm -2,9%. Prosegue il tonfo di Inwit, già penalizzata ieri dalla notizia dell’accordo Tim-Fastweb sulle torri 5G: oggi il titolo perde un altro 7,5%. Giù anche Unicredit -3,8% nei giorni in cui si parla intensamente di Commerzbank: oggi Scope Ratings ha confermato il rating “A” con Outlook stabile, sottolineando che l’offerta pubblica di acquisto su Commerzbank non comporta alcun impatto immediato sul merito creditizio della banca italiana.

Oltre Oceano, nel giorno delle Quattro Streghe, viaggia ancora sul rosso Wall Street. Alle 17h30 italiane l’indice Dow Jones perde circa mezzo punto percentuale, mentre il Nasdaq Composite Index cede oltre l’1% sotto i 22.000 punti. Questo significa che i titoli tecnologici vivono un’altra seduta di difficoltà, tra i timori per il conflitto e quelli persistenti sul rischio bolla per l’Intelligenza artificiale: Nvidia -1,4%, Tesla -1%, Micron -3%, Amazon -1%, Microsoft -1,2%, Meta -2%, Alphabet -1,8%. Il Bitcoin prova una timida reazione ma resta sotto i 70.000 dollari, anche se mentre scriviamo si avvicina moltissimo. Il dollaro Usa si rafforza sull’euro, portando il cambio in zona 1,156.

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