Non basta la febbre da Ai innescata dai conti strabilianti di Nvidia. Il mercato continua a interrogarsi sulle prossime mosse della Fed alla luce dei dati sull’inflazione in rialzo pubblicati mercoledì. E così, dopo un avvio cauto, le Borse europee peggiorano nel giorno in cui a Jackson Hole si apre il Simposio dei banchieri centrali. Parigi è la peggiore, con un ribasso dello 0,98%. Male anche Londra e Madrid, entrambe in calo di mezzo punto percentuale. Si salva invece Francoforte (+0,2%), mentre Milano si arrende alle vendite e cede lo 0,45% a 52.643 punti, nonostante l’ottima performance dei titoli tech.
Sullo sfondo restano le tensioni in Medio Oriente, con l’Iran che ha definito un “atto di terrorismo di Stato ed economico” l’ultima minaccia di sanzioni statunitensi, mentre il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha affermato che Teheran non consentirà il transito di navi militari attraverso lo Stretto di Hormuz nell’ambito dell’accordo che sta negoziando con l’Oman per la gestione del traffico marittimo nella strategica via d’acqua.
Jackson Hole al via, occhi su Warsh
In Wyoming l’attesa è tutta per il discorso che il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, terrà nel pomeriggio italiano di venerdì. Un intervento diventato ancora più importante dopo l’ascesa dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, che la settimana scorsa hanno toccato nuovi record costringendo il segretario al Tesoro, Scott Bessent, a raddoppiare ad almeno 4 miliardi di dollari gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. Una mossa che non solo ha sollevato dubbi sulla credibilità del Tesoro e sull’opportunità di tentare di condizionare i tassi a lungo termine del più importante mercato obbligazionario mondiale, ma che ha avuto anche un impatto contenuto sui rendimenti. Non solo, in base ai dati pubblicati giovedì, l’inflazione resta lontana anni luce dall’obiettivo del 2%, con l’indice Pce Usa che a luglio è salito al 3,7%, sopra le attese. Da Warsh dunque il mercato si attende maggiore chiarezza e qualche indicazione in più sulla politica monetaria che però finora il governatore, contrario alle anticipazioni, si è rifiutato di dare.
Titoli tech in grande spolvero dopo i conti Nvidia
Nel frattempo, il settore tecnologico ignora le preoccupazioni su tassi e prezzi e continua a festeggiare i conti del colosso tecnologico Nvidia che ha più che raddoppiato utile netto e fatturato e ha fornito previsioni di fatturato superiori alle stime, risultati che rappresentano una forte conferma del trend delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, afferma in una nota Charu Chanana, capo stratega degli investimenti di Saxo Markets. I settori della memoria, delle reti, dell’ottica, delle infrastrutture energetiche e alcuni fornitori di servizi cloud traggono tutti vantaggio dalla continua espansione della capacità, ma cresce la necessità di dimostrare i rendimenti dell’AI, osserva Chanana. Tuttavia, la prossima fase dell’andamento del settore delle memorie dipenderà sempre di più dalla capacità della domanda di AI e del contenuto di memoria di assorbire la crescente capacità di offerta, piuttosto che semplicemente dalla carenza che spinge i prezzi al rialzo.
Oggi però non c’è spazio per dubbi e interrogativi. E così, a Milano StMicroelectronics viaggia in vetta al Ftse Mib, con un rialzo del 4,1%, seguita a ruota da Prysmian (+2,4%). Fuori dal listino principale corre anche Technoprobe (+3,6%). Ad Amsterdam brillano i colossi del settore con Asm International (+2,8%), Asml (+1,5%) e Be Semiconductor (+1,9%) in cima all’Aex, mentre a Francoforte Infineon (+3,9%) sostiene il Dax.
In mattinata hanno chiuso in rialzo anche i titoli tech asiatici, con Sk Hynix che ha archiviato la seduta a +2,5% a Seul e Samsung a +1,7%.
A Milano riflettori ancora sul risiko
Sull’azionario milanese, i rialzi dei tech non riescono a tenere a galla il listino. Tra i titoli in rialzo c’è anche Leonardo (+1,57%, mentre Stellantis avanza dello 0,9%. Tentano il recupero i petroliferi dopo i cali della vigilia, con Saipem a +0,9% e Tenaris a +0,5%.
Cade invece Campari (-2,4%), seguita da Buzzi (-1,7%) e dalle utility con A2a, Italgas, Hera e Terna che perdono tutte tra l’1 e l’1,5%.
All’indomani dell’esposto alla Consob di Intesa (-0,98%) contro la doppia ops del Monte (-0,4%), vanno giù i protagonisti del risiko bancario. Oggi Generali (-0,8%) riunisce il cda per valutare l’offerta sulla controllata Banca Generali (+0,15%). In calo anche Unicredit (-1,7%). Secondo Reuters il ceo Andrea Orcel incontrerà il ministro delle Finanze tedesco il prossimo 14 settembre.
Stabili petrolio, euro e oro
Mentre la situazione nello Stretto di Hormuz non sembra sbloccarsi a breve i prezzi del petrolio viaggiano stabili con il Brent a 87,88 dollari al barile e il Wti in leggero calo a 82,06 dollari. Sul valutario, euro/dollaro è a 1,1643 (da 1,1652 ieri in chiusura). Stabile anche l’oro, con lo spot a 4583 dollari l’oncia.
