Quando si parla di mercato obbligazionario, cioè di titoli di stato e bond, non si avverte immediatamente la relazione con i mercati azionari. Ma l’impennata dei rendimenti del mercato obbligazionario delle ultime settimane sta invece mettendo i bastoni tra le ruote soprattutto delle mega società tecnologiche quotate che si trovano a dover far ricorso al mercato dei capitali per finanziare le loro miliardarie spese per l’intelligenza artificiale. E proprio i loro bond societari finiscono per offrire una buona alternativa agli investitori, rispetto ai titoli di stato
Le mosse del Tesoro Usa la scorsa settimana non sono ancora bastate a quietare i mercati
Il forte calo dei titoli obbligazionari della scorsa settimana, in particolare nella parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti, è stato un fenomeno globale, con i rendimenti che hanno raggiunto i massimi pluridecennali negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Ma, come spesso accade, la maggior parte dell’attenzione si è concentrata sull’impennata dei rendimenti dei titoli Usa.
I rendimenti dei titoli di Stato trentennali statunitensi, il mercato obbligazionario governativo più profondo e di maggiore importanza sistemica al mondo, hanno raggiunto il livello più alto dal 2007, in concomitanza con il ritorno dei prezzi del petrolio sopra i 90 dollari, alimentando i timori di inflazione e affievolendosi le speranze di pace tra Stati Uniti e Iran. Nelle sedute successive i rendimenti si sono quietati, ma non i timori del mercato.
Gli elevati rendimenti, in particolare quelli a lunga scadenza, mettono sotto pressione famiglie, imprese, mercati finanziari e bilancio federale. Per esempio, il tasso di interesse sui mutui a tasso fisso trentennale, un pilastro del mercato immobiliare statunitense, è aumentato di oltre mezzo punto percentuale, raggiungendo il livello più alto in un anno da quando Trump e Israele hanno lanciato gli attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio. Tale evento ha fatto inoltre lievitare i costi energetici e l’inflazione in generale, e ha praticamente vanificato ogni speranza di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Lo scorso mercoledì il Tesoro Usa ha annunciato che raddoppierà l’entità dei riacquisti di titoli a lunga scadenza nel prossimo trimestre. Il giorno dopo, visto il sollievo di breve durata sui mercati, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha detto che potrebbe aumentare ulteriormente gli riacquisti tra il 9 settembre e il 4 novembre (in coincidenza non casuale con le elezioni di midterm) riacquisterà titoli a lunga, tra i 10 e i 30 anni, in tranche ogni volta “almeno raddoppiate” a 4 miliardi.
Bessent, ex gestore di hedge fund con una vasta esperienza nei mercati del debito sovrano e valutario, ha affermato che il recente rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro a lungo termine è ingiustificato rispetto alla vitalità dell’economia statunitense. Ha inoltre sottolineato i piani dell’amministrazione Trump di ridurre la spesa pubblica, che hanno portato il debito complessivo degli Stati Uniti verso il resto del mondo a superare i 40.000 miliardi di dollari, la soglia simbolica dei Forty Trillion, circa il doppio rispetto a quando Trump è entrato per la prima volta nello Studio Ovale nel 2017. Bessent ha aggiunto che lui e il direttore del bilancio della Casa Bianca, Russell Vought, intraprenderanno un nuovo sforzo di consolidamento fiscale diretto dal presidente Donald Trump e che, combinato con gli sforzi per ridurre sprechi, frodi e abusi, si potrebbero trovare risparmi di diverse centinaia di miliardi di dollari.
Ha aggiunto di aspettarsi che le entrate tariffarie del 2026 siano pari a quelle del 2025, ma non ha specificato se si riferisse all’anno solare o all’anno fiscale. A frenare le entrate contribuisce anche un’ondata di costruzioni di fabbriche e data center, i cui costi vengono immediatamente dedotti dagli utili aziendali in base alla legge repubblicana sulla riduzione delle tasse del 2025, causando un calo delle entrate fiscali per le imprese, ha affermato Bessent.
Ma i costi sui quali l’amministrazione ha scarso controllo – quelli relativi ai programmi di assistenza sociale come la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria (Medicare) – continuano ad aumentare, così come i costi per finanziare il deficit. I soli pagamenti degli interessi, dall’inizio dell’anno fiscale, hanno raggiunto quasi 1.200 miliardi di dollari, una cifra pressoché identica a quella dell’anno scorso, con ancora due mesi di esercizio del bilancio statale.
Ma, come hanno fatto notare molti analisti, i riacquisti non risolvono i problemi di fondo del debito e del deficit, limitandosi a scambiare titoli di debito a lunga scadenza con titoli a breve termine, spesso con rendimenti più elevati. Così ora l’attenzione è focalizzata sull’evento di Jackson Hole dal 27 al 29 agosto per vedere come il presidente della Fed Kevin Warsh comunicherà la politica, visto che ha abbandonato le linee guida. Non solo. Stasera stessa Bessent, alle ore 20 italiane, è atteso tenere una conferenza stampa sulle sanzioni all’Iran, ma ognuno si aspetta che gli vengano fatte domande anche sulle sue mosse sui debito.
Tutto il mondo obbligazionario è sotto pressione
A monte del rialzo dei rendimenti c’è la considerazione di analisti e investitori che le prospettive fiscali in diverse economie importanti sono diventate problematiche e i politici hanno mostrato scarso interesse ad affrontare il problema.
I rendimenti dei titoli di stato a 30 anni Usa sono saliti la scorsa settimana al picco di 19 anni di 5,3371%. I rendimenti dei titoli Usa a 10 anni, intorno al 4,71%, sono su livelli che in passato hanno attirato l’attenzione dei funzionari statunitensi. In Giappone, la preoccupazione per l’inflazione e le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale già a settembre hanno spinto i costi dei prestiti decennali al livello più alto degli ultimi trent’anni. In Europa, il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni ha toccato il livello più alto dal 2011, i rendimenti degli Oat francesi sono stati ai massimi dal 2008 e i costi di finanziamento trentennali britannici si sono avvicinati ai picchi raggiunti a maggio, che hanno segnato i livelli più alti dal 1998. Il rendimento dei Btp decennali è poco il 4%, ai massimi da fine 2023.
La concorrenza deelle emissioni societarie
Intanto le aziende hyperscale statunitensi stanno aumentando le richieste di prestiti per finanziare i loro progetti di sviluppo dell’intelligenza artificiale da mille miliardi di dollari, e l’emissione di obbligazioni societarie sta raggiungendo livelli record, potenzialmente mettendosi in competizione con la domanda di titoli del Tesoro, esercitando ulteriore pressione sullo zio Sam.
Il tempismo è certamente pessimo per Washington. Questa ondata di debito del settore privato arriva proprio mentre si acuiscono i dubbi del mercato sulle capacità del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, di combattere l’inflazione e sulle prospettive fiscali federali. Così alcuni investitori in titoli a reddito fisso potrebbero essere sempre più propensi a valutare alternative societarie di alta qualità. L’entità dell’impennata del debito societario quest’anno è sbalorditiva. Da gennaio a metà agosto, le emissioni obbligazionarie societarie negli Stati Uniti hanno totalizzato 1.680 miliardi di dollari, secondo la Securities Industry and Financial Markets Association (SIFMA). Si tratta di un aumento di quasi il 27% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le emissioni di agosto hanno già raggiunto i 153,2 miliardi di dollari, superando i 147,7 miliardi di dollari di luglio.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta chiaramente rimodellando il mercato del debito societario. Secondo Sifma, il settore dell'”alta tecnologia” ha rappresentato finora solo il 12,8% delle emissioni nel 2026, ben al di sotto del settore finanziario, il settore che ha registrato il maggior ricorso all’indebitamento con una quota del 45,2%. Tuttavia, l’indebitamento nel settore dell’intelligenza artificiale e delle grandi aziende tecnologiche sta crescendo più rapidamente rispetto a quello di qualsiasi altro settore. Secondo Lseg, le emissioni previste per il 2026 hanno già superato i 220 miliardi di dollari, il doppio rispetto allo scorso anno. Le previsioni degli analisti indicano un ulteriore aumento per il prossimo anno. Gran parte di questi prestiti è a lungo termine, ovvero si tratta di obbligazioni con scadenze fino a 20 o 30 anni.
