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Bce, incertezza elevata: impatto shock energia deve ancora arrivare. Crescita dell’eurozona a rischio

La Bce avverte sui rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione. Petrolio, gas e tensioni in Medio Oriente pesano sull’eurozona

Bce, incertezza elevata: impatto shock energia deve ancora arrivare. Crescita dell’eurozona a rischio

La Bce accende un nuovo faro sui rischi legati alla crisi in Medio Oriente. Nel Bollettino economico di agosto, Francoforte descrive un’economia dell’area euro ancora capace di resistere, ma esposta a una combinazione particolarmente delicata: crescita debole, prezzi energetici elevati e possibili nuove pressioni sull’inflazione. La tregua negoziata tra Stati Uniti e Iran ha prodotto soltanto un sollievo temporaneo sui mercati dell’energia. La ripresa degli attacchi e la persistente instabilità nello Stretto di Hormuz hanno riportato in primo piano il rischio di interruzioni delle forniture, con conseguenze potenzialmente pesanti per famiglie e imprese.

La tregua non basta, petrolio e gas restano sotto pressione

Il protocollo d’intesa raggiunto a giugno tra Washington e Teheran aveva inizialmente favorito una brusca discesa del Brent, grazie all’impegno a ripristinare il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il quadro si è però rapidamente deteriorato con i nuovi attacchi militari e con l’annuncio della fine del cessate il fuoco da parte del presidente Donald Trump. La Bce osserva che il prezzo del petrolio è tornato a salire, pur restando complessivamente dell’1% sotto il livello registrato l’11 giugno. Molto più forte è stata la reazione del gas europeo, che ha recuperato interamente il calo seguito all’accordo e ha raggiunto quotazioni superiori del 24% rispetto all’inizio del periodo esaminato. In confronto ai livelli precedenti al conflitto, il petrolio risulta più caro del 30%, mentre il gas segna un aumento del 97%.

A spingere quest’ultimo contribuiscono anche gli stoccaggi europei, ancora storicamente bassi per il periodo dell’anno. “In seguito all’accordo sul protocollo di intesa tra Stati Uniti e Iran i prezzi del petrolio sono diminuiti, ma i nuovi attacchi rendono la situazione estremamente instabile”, sottolinea il Bollettino.

Crescita modesta, ma manifattura e intelligenza artificiale resistono

L’economia dell’eurozona ha mostrato un lieve miglioramento nel secondo trimestre del 2026, nonostante il freno esercitato dal conflitto mediorientale. I servizi hanno recuperato una parte delle perdite registrate dopo lo shock energetico, mentre il comparto digitale ha continuato a beneficiare della crescita delle attività legate all’intelligenza artificiale. Anche il settore manifatturiero ha mantenuto una discreta tenuta, sostenuto dall’aumento delle scorte, dagli investimenti nell’alta tecnologia e dalla maggiore spesa per la difesa. Il mercato del lavoro resta solido, con la disoccupazione al 6,2% a maggio, vicino ai minimi storici, ma la domanda di nuovi lavoratori sta rallentando e le prospettive occupazionali appaiono meno favorevoli rispetto alla fase precedente il conflitto.

Per i prossimi mesi Francoforte si attende una crescita ancora contenuta. Nel medio periodo, però, consumi, infrastrutture, difesa, nuove tecnologie e una possibile ripresa delle esportazioni potrebbero offrire un sostegno maggiore all’attività economica. La Bce torna inoltre a chiedere interventi per rafforzare il mercato unico, accelerare la transizione energetica e completare l’Unione dei risparmi e degli investimenti.

Inflazione al 2,8%, ma lo shock energetico non è ancora esaurito

A giugno l’inflazione dell’area euro è scesa al 2,8%, dal 3,2% di maggio. La componente energetica si è ridotta dall’10,8% all’8,5%, mentre l’inflazione di fondo è passata dal 2,6% al 2,4%. Anche i servizi hanno rallentato, dal 3,5% al 3,2%. Il miglioramento non basta però a rassicurare la Bce. Le imprese continuano a sostenere costi elevati per l’energia e gli input produttivi e prevedono nuovi aumenti dei prezzi di vendita. Secondo Francoforte, “l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”, perché i rincari potrebbero trasferirsi gradualmente su beni, servizi, salari e aspettative.

Il Bollettino prevede che l’inflazione possa rimanere nettamente sopra il 2% fino alla prima metà del 2027, prima di ridursi grazie a una normalizzazione delle quotazioni energetiche. Le aspettative di lungo periodo restano comunque vicine all’obiettivo della Bce, mentre quelle a breve continuano a collocarsi su livelli elevati.

I rischi pendono verso una crescita più debole e prezzi più alti

Lo scenario delineato dalla Bce resta sbilanciato. Sul fronte della crescita prevalgono i rischi al ribasso. Un nuovo blocco delle forniture energetiche potrebbe mantenere elevati petrolio e gas più a lungo, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando i costi delle imprese. Un peggioramento della fiducia, condizioni di credito più rigide e nuove tensioni commerciali potrebbero inoltre frenare consumi, investimenti ed esportazioni. A queste incognite si aggiungono la guerra tra Russia e Ucraina, la possibile frammentazione delle catene globali, le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime critiche e gli eventi climatici estremi, capaci di esercitare ulteriori pressioni sui prezzi alimentari.

Una soluzione duratura del conflitto in Medio Oriente rappresenterebbe invece il principale fattore positivo, con effetti favorevoli sia sulla crescita sia sull’inflazione. Anche l’aumento della spesa per difesa e infrastrutture, le riforme per la produttività e l’adozione di nuove tecnologie potrebbero portare l’economia oltre le attese.

Tassi fermi, la Bce non promette né tagli né rialzi

Nella riunione del 23 luglio la Bce ha lasciato invariati i tre tassi di riferimento. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%.

Francoforte ribadisce che le prossime scelte saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati su inflazione, crescita, credito e trasmissione della politica monetaria. “Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”, precisa il documento.

La prudenza resta quindi la linea guida dell’Eurotower. Con l’inflazione ancora sopra l’obiettivo e un’economia esposta a nuovi shock energetici, la Bce vuole conservare il massimo margine di manovra, senza anticipare né un ciclo di tagli né una nuova stretta. L’obiettivo resta riportare stabilmente la crescita dei prezzi al 2%, ma il percorso appare oggi più accidentato di quanto suggeriscano i numeri di giugno.

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