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Barrese (Intesa Sanpaolo): “Il Covid sta cambiando il modo di fare banca”

INTERVISTA A STEFANO BARRESE, Responsabile della Banca dei Territori del gruppo INTESA SANPAOLO – “Ripristinare la fiducia è l’obiettivo fondamentale per far ripartire l’economia italiana e Intesa Sanpaolo sta facendo tutto il possibile per garantire il credito a imprese e famiglie: ecco i dati” – “In pochi mesi siamo passati da 14 mila a 40 mila dipendenti in smart working e stiamo ridisegnando spazi, tempi e organizzazione del lavoro nelle filiali mentre l’integrazione con Ubi prosegue spedita” – Covid cambia anche le abitudini della clientela ma “Intesa Sanpaolo è pronta a raccogliere le nuove sfide”

Barrese (Intesa Sanpaolo): “Il Covid sta cambiando il modo di fare banca”

Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha definito nei giorni scorsi la pandemia come uno “shock senza precedenti” per l’economia italiana, ma come risponde la più grande banca del Paese, Intesa Sanpaolo, a uno stato d’emergenza che fino a qualche mese non era nemmeno lontanamente immaginabile e che ora rischia di aggravarsi? FIRSTonline lo ha chiesto a Stefano Barrese, il Responsabile della Banca dei Territori del Gruppo che gestisce il servizio retail di Intesa Sanpaolo per la clientela privata e per le Pmi. Tra sviluppo dello smart working, riorganizzazione delle filiali, integrazione con Ubi e risposte alle nuove abitudini della clientela alimentate dalla pandemia emerge un processo di cambiamento di grande spessore che lascerà tracce profonde. In questa intervista Barrese, 50 anni, romano, top manager della nuova generazione di Intesa Sanpaolo, racconta che cosa sta esattamente succedendo in banca nell’era del Covid.

Recentemente il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha segnalato primi elementi di riscossa dell’industria italiana dopo il lockdown, ma ha anche precisato che ci vorranno due anni perchè la nostra economia torni ai livelli antecedenti il Covid, definito “uno shock senza precedenti”: dal suo osservatorio cosa emerge dai territori, dai distretti industriali e dalle diverse filiere produttive sullo stato di salute della nostra economia? 



“Abbiamo visto in questi mesi alcuni segnali incoraggianti che dimostrano la capacità di reazione e la rapidità di ripresa dell’imprenditoria italiana. L’impatto della pandemia, però, è forte e quello che si nota è un allentamento della domanda, per ovvi motivi, che invece dovremo stimolare: anche nel 2021, infatti, bisognerà continuare ad accompagnare le imprese con sostegno alla liquidità e con l’allungamento delle misure intraprese. L’obiettivo dev’essere ripristinare la fiducia, che è il driver fondamentale per continuare a pianificare investimenti. Alcuni settori hanno evidenziato una buona tenuta in alcune zone del Paese, a fronte di un calo generalizzato: in Lombardia ad esempio, e non solo, il farmaceutico e il biomedicale hanno mostrato segnali positivi, l’agro-alimentare ha avuto una buona tenuta a livello nazionale. La situazione è diversificata, la ripartenza è a macchia di leopardo. Le imprese che intendono investire in digitalizzazione, innovazione, sostenibilità e qualità saranno quelle che riusciranno a riprendersi più velocemente e noi siamo pronti ad assecondare i loro piani di sviluppo, grazie alla nostra solidità e alla visione prospettica di un grande Gruppo come Intesa Sanpaolo”.  

Nelle scorse settimane la Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo ha sottoscritto una vera e propria pioggia di accordi a sostegno delle diverse realtà produttive, ma quali sono i criteri fondamentali che regolano la vostra politica del credito verso imprese e famiglie?  

 “Come prima banca del Paese abbiamo avvertito la responsabilità di contribuire alla ripartenza cercando di fare appieno la nostra parte, vale a dire facilitare l’accesso al credito di imprese e famiglie in un momento di grave crisi economica e sociale. Abbiamo attivato da subito la sospensione delle rate dei finanziamenti e stanziato un plafond di 50 miliardi di euro messo a disposizione del Paese, sia con iniziative specifiche sia attraverso le misure del Governo. Nell’ambito del Fondo per le PMI a valere del Decreto Liquidità, abbiamo sostenuto famiglie e imprese con quasi 200.000 interventi fino a 30.000 euro, per un volume complessivo di 3,6 miliardi di euro e, per quanto riguarda i finanziamenti oltre i 30 mila euro, sono stati circa 24.000 per un valore pari a 13 miliardi. Inoltre, abbiamo da subito messo a disposizione 100 milioni di euro, donandoli alla Protezione Civile per il potenziamento del sistema sanitario nazionale durante l’epidemia da Coronavirus. 

L’emergenza sanitaria e le sue conseguenze sulle attività produttive non ci hanno impedito di continuare ad essere un saldo punto di riferimento per le imprese, aiutandole a crescere, a innovare, ma soprattutto a resistere alla crisi, offrendo loro sostegno anche oltre il credito. Nel primo semestre di quest’anno, con grande impegno e vicinanza a circa un milione di imprese e microimprese nostre clienti, di cui circa 200mila PMI, abbiamo infatti riportato in bonis circa 4.300 aziende italiane. Nella fase di rilancio dell’economia, abbiamo dato avvio a importanti accordi a supporto di tutte le principali associazioni di categoria – Confcommercio, tutte le associazioni del Turismo, Ance, FederlegnoArredo, Confartigianato, Confapi, Assopellettieri – con l’obiettivo di supportare filiere produttive sia attraverso misure specifiche sia attraverso gli incentivi previsti dai meccanismi del Superbonus, Ecobonus legati al sistema casa e introdotti dal Decreto Rilancio. Inoltre, nell’ottica di dare ulteriore impulso alle categorie economiche, soprattutto a quelle più colpite come il turismo, abbiamo stanziato un plafond di 2 miliardi di euro per garantire una maggiore liquidità per affrontare la crisi, ma anche per incentivare nuovi investimenti”.

Sui conti correnti e nei conti di deposito delle banche cresce il tesoretto dei risparmi degli italiani che rinviano a tempi migliori consumi e investimenti, ma resta difficile indirizzare le risorse delle famiglie verso il sistema produttivo: non crede che, se non torna la fiducia nel futuro del Paese, nemmeno i Pir riusciranno a  realizzare la loro mission?  

“La propensione al risparmio degli italiani è una caratteristica ben nota, che in questa fase di incertezza si è, ove possibile, ulteriormente rafforzata. L’incertezza, d’altra parte, è un fattore frenante e limita gli orizzonti di investimento come è stato riscontrato anche nella crisi finanziaria del 2009. Proprio per questo ritengo che sia necessario procrastinare le misure intraprese a favore di imprese, artigiani, commercianti e famiglie, trovando insieme nuove idee per fronteggiare il perdurare della pandemia e non vanificare gli sforzi industriali, ma anche individuali, fino a quando arriverà il tanto atteso vaccino. Dobbiamo anche riflettere sulle opportunità che lo sviluppo sostenibile offre al nostro Paese, considerando che le risorse del Grean Deal e del Recovery Fund rappresentano una occasione unica per riportare fiducia negli investimenti. Come ha infatti recentemente ricordato il nostro CEO Carlo Messina, negli ultimi mesi i depositi delle imprese italiane sono cresciuti di 50 miliardi di euro, che non vengono però indirizzati a nuovi investimenti. E’ chiaro che prima si riuscirà a ridare fiducia al Paese e alle PMI, prima queste ingenti risorse verranno immesse nell’economia reale, attivando così una fase di rilancio”. 

I tassi d’interesse bassi o negativi  e la nuova ondata di NPL sembrano essere i due principali problemi di chi oggi fa banca: per rimuovere il secondo ostacolo non pensa anche lei che occorrerebbe rivedere il controverso Calendar provisioning che rischia di sballare il business model e i bilanci di molte banche? Per Intesa come stanno le cose sul fronte dei crediti difficili? 

“Se riusciremo ad attivare un meccanismo di prolungamento delle misure di sospensione e moratoria e una proroga delle misure per la liquidità, l’impatto di NPL potrà mantenersi a un livello gestibile e, diciamo, ordinario nella gestione abituale di crediti dubbi o deteriorati che è parte dei crediti di una banca. Le iniziative e le misure assunte dal Governo in occasione dell’emergenza pandemica, che dal mio punto di vista sono state valide ed efficaci, non devono esaurirsi a fine 2020 o a inizio 2021: in questa fase l’economia del Paese va accompagnata ancora per un po’ di tempo e, soprattutto, sarà importante sostenere gli imprenditori che si scontrano principalmente con la mole di burocrazia nella conduzione della loro attività. Sono dunque necessarie ulteriori misure che accompagnino le imprese in maniera progressiva ad uscire dalla situazione di emergenza tenendo conto che la ripresa avviata dopo la fine del lockdown non ha consentito la ricostituzione dei cash flow e la messa in sicurezza dei bilanci aziendali. Questa strategia dovrà poi essere recepita e assecondata anche a livello europeo con regole e provvedimenti che non gravino sui bilanci delle banche e che consentano nel contempo all’economia di recuperare”. 

Il Covid ha accelerato il ricorso allo smart working: per Intesa quanti dipendenti lavorano oggi da remoto? E’ una scelta temporanea o può diventare permanente? Smart working per la sua banca è solo lavoro da remoto o è anche lo spunto per ripensare il modo di lavorare e per riconfigurare gli stessi ambienti di lavoro? 

“Con la pandemia e il conseguente lockdown è stata necessaria una riorganizzazione importante del modo di lavorare di tutto il Gruppo e delle sue persone. Questo per garantire la continuità di un servizio fondamentale come quello bancario e la massima sicurezza per tutti i nostri colleghi e i clienti. L’attenzione alle persone per noi è centrale ed è un tratto distintivo di Intesa Sanpaolo. Nell’arco di pochi mesi siamo passati da 14mila persone che già usufruivano del lavoro flessibile (dicembre 2019) a 40mila in smart working con la creazione in tempi rapidissimi di una task force di 1.400 persone impegnate a gestire tutte le richieste. L’esperienza degli ultimi mesi conferma una tendenza generale che è quella di andare avanti con lo smart working che deve essere ben coordinato con un graduale ritorno alla presenza nei luoghi di lavoro da parte del personale. Al momento stiamo riflettendo rispetto a spazi, tempi e organizzazione del lavoro – tenendo conto dell’evoluzione della crisi pandemica. Posso aggiungere che il nostro Gruppo non si è trovato impreparato dal punto di vista tecnologico e organizzativo. Per questo motivo, nonostante la situazione di emergenza e le condizioni oggettivamente difficili, siamo riusciti a gestire una mole di lavoro superiore rispetto ai flussi ordinari”.  

A che punto è l’integrazione di Ubi Banca in Intesa Sanpaolo? L’acquisizione delle banche venete è un modello valido anche in questo caso o l’integrazione avverrà in modi differenti e come?  

“Si tratta di situazioni completamente diverse: Ubi è una banca sana e con grandi potenzialità. L’operazione di integrazione è nata per unire due realtà bancarie con modelli affini e valori condivisi, creando sinergie importanti a beneficio del Paese, e oggi siamo orgogliosi di poter affermare che l’integrazione commerciale fra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca procede spedita. Nelle ultime settimane abbiamo annullato le commissioni sui prelievi ai clienti delle due banche e abbiamo esteso la moratoria e i bonus fiscali previsti dal Decreto Rilancio anche ai clienti di Ubi, ampliando il plafond dedicato a investimenti in circular economy da 5 a 6 miliardi destinandolo anche alla rete Ubi. L’integrazione, favorita da una cultura comune orientata ai valori del sociale e che ci porterà alla creazione di una Impact Bank leader proprio nei territori in cui UBI è particolarmente radicata, testimonia quello che è per noi oggi un punto di forza: il radicamento territoriale. Nella storia del Gruppo Intesa Sanpaolo abbiamo infatti accolto e preservato l’eredità delle realtà locali e questo principio ci guiderà con successo anche in questa esperienza”. 

Intesa Sanpaolo ha raggiunto di recente un accordo sindacale molto significativo sull’occupazione con 5.000 uscite volontarie in tre anni e 2.500 assunzioni. Può spiegarci più dettagliatamente come avverrà la staffetta generazionale?  

“In termini di ricambio generazionale abbiamo firmato da alcune settimane un importante accordo con tutte le sigle sindacali che prevede almeno 5.000 uscite tutte volontarie entro il 2023 e fino a 2.500 assunzioni di giovani a tempo indeterminato, a seguito dell’operazione con UBI. Secondo il nostro Ceo e Consigliere Delegato Carlo Messina, l’accordo siglato, dopo un negoziato rapido ed efficace, permette di raggiungere un risultato basato, per entrambe le parti, sulla volontà di tutelare l’occupazione, di favorire lo sviluppo professionale delle persone, di rispettarne le aspirazioni. I nuovi ingressi potranno sostenere la crescita del Gruppo e le sue nuove attività. 

Il Covid sta cambiando anche le abitudini della clientela? Meno ricorso allo sportello e alla filiale e più home banking e servizi digitali?  

“Il lockdown ha cambiato in profondità il comportamento della clientela della Banca dei Territori che ha imparato a conoscere e sfruttare al meglio la varietà di strumenti tecnologici a disposizione come l’App e l’home banking. Vanno in questa direzione gli investimenti che stiamo facendo da anni nella multicanalità che si sono rivelati ancora più preziosi durante il lockdown, perché ci hanno consentito di garantire la nostra vicinanza, senza obbligare le persone a recarsi in filiale. Questo non significa che le filiali spariranno, ma l’integrazione fra reti fisiche e digitali sarà sempre più stretta e i nostri professionisti dovranno imparare a dialogare con entrambe. La filiale resterà il luogo dell’interazione in cui creare saldi legami con la clientela, instaurando rapporti di fiducia per guidarla anche nelle scelte finanziarie complesse”. 

Ultima domanda sul Fintech: può essere un alleato prezioso per la banca o diventa sempre di più un temibile concorrente? 

“Noi riteniamo che il fintech sia e continuerà a essere un alleato dal punto di vista dello stimolo allo sviluppo di nuove soluzioni di business e per accelerare la transizione digitale del Paese. Lo conferma l’impegno del Gruppo Intesa Sanpaolo di questi anni nel supportare startup fintech con strutture specialistiche dedicate e robusti investimenti nei processi innovativi, nei servizi di pagamento, mobility e digitalizzazione. Il mercato però è vasto e una sana competizione tra operatori qualificati può stimolare la ripresa e la crescita, che devono restare il nostro primo obiettivo condiviso. Essenziale però è che le regole operative e i vincoli imposti siano i medesimi per tutti e che non ci siano soggetti favoriti rispetto ad altri.” 

One thought on “Barrese (Intesa Sanpaolo): “Il Covid sta cambiando il modo di fare banca”

  1. Salve
    Mi sono recata presso la vostra banca il giorno 27 ottobre ma i consulenti ed il direttore non hanno la benché minima idea di come si procede per la cessione del credito dell’ecobonus.
    Mi hanno invitata a recarmi tra 10 giorni presso altra filiale nella speranza che intanto si informino sull’argomento
    Nessuno sa’ come procedere e quali sono i documenti da presentare.
    Potete gentilmente indirizzarmi a qualcuno competente? Grazie

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