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Autonomia differenziata, l’Abi insorge: “E’ un vulnus allo Stato nell’attività bancaria”

Durissimo attacco dell’Associazione dei banchieri al progetto Calderoli sull’Autonomia differenziata che lederebbe fortemente le prerogative dello Stato nel campo dell’attività creditizia e che i banchieri sollecitano la Meloni a correggere prontamente

Autonomia differenziata, l’Abi insorge: “E’ un vulnus allo Stato nell’attività bancaria”

I banchieri sono solitamente persone tranquille e ragionevoli ma guai a calpestare le loro prerogative. Allora s’infuriano e non le mandano a dire. E’ esattamente quanto è successo nel corso del Consiglio Direttivo dell’Abi di ieri che ha preso in esame tutti i temi dell’attualità politica, economica e finanziaria e ha visto la sollevazione dei banchieri di fronte al progetto Calderoli di Autonomia differenziata, che è una bandiera della Lega ma sui la stessa premier Giorgia Meloni ha molto riserve e non intende affatto accelerare.

Documento dei banchieri per la premier Meloni: No all’Autonomia differenziata

Nel documento approvato dal Consiglio Direttivo dell’Abi e inviato a Palazzo Chigi, i banchieri bocciano senza mezzi termini il progetto Calderoli. “Nella materia bancaria – recita il documento che è stato illustrato personalmente dal Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, alla premier nel corso dell’incontro tra il Governo e le parti sociali – la regolamentazione è ormai di diretta derivazione comunitaria: competenze regionali in detta materia si porrebbero in profonda sintonia con l’istituzione del Meccanismo di vigilanza unico, operativo a partire dal 4 novembre 2014 e direttamente applicabile dagli Stati”. Del resto è la Bce, congiuntamente alla Banca d’Italia, a concedere o revocare la licenza bancaria per qualsiasi istituto.

Abi al Governo: Correggere l’impostazione desueta del progetto Calderoli

Ecco perché “l’eventuale attuazione dell’Autonomia differenziata a livello regionale in materia bancaria – è la perentoria conclusione dell’Abi – è un vulnus alle prerogative dello Stato nella disciplina dell’attività creditizia, che, come limpidamente affermato dal comma 2 dell’articolo 117 della Costituzione, non può che essere regolata da fonti statali. Sarebbe pertanto necessario intervenire – è il caldo invito dell’Abi alla Meloni – per correggere tale impostazione desueta sia rispetto all’evoluzione normativa nazionale sia rispetto al quadro europeo”.

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