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AUTOMOBILISMO, F1 – A Singapore, la tempesta perfetta?

AUTOMOBILISMO FORMULA 1 – La McLaren di Lewis Hamilton ha conquistato la pole position del Gran Premio di Singapore di domenica – Quinta la Ferrari di Fernando Alonso – Rischio monsoni: in Formula 1, quando piove, è l’uomo a vincere, anche prevaricando ogni valore tecnico-meccanico.

AUTOMOBILISMO, F1 –  A Singapore, la tempesta perfetta?

Potrebbero non bastare le 1600 lampade da oltre 3 milioni di Watt in totale, domenica sera ora di Singapore, per fare luce sul Gran Premio numero 14 del Mondiale F.1 e soprattutto sulle velleità di titolo dei suoi protagonisti principali. L’avveniristico impianto di illuminazione del tracciato cittadino, quasi un insulto ai tempi attuali di morigeratezza diffusa dato che, in questi giorni di gara, lo tengono acceso per tempi interminabili, potrebbe non bastare a dare una direzione sicura alla stagione. Perché in gara (domenica, inizio alle 14 ora italiana) potrebbe piovere, e da quelle parti le precipitazioni spesso prendono la forza del monsone, con tutte le conseguenze immaginabili sulla regolarità e la prevedibilità dei valori tecnici in campo. Ma anche perché le qualifiche di sabato non hanno detto e non dicono tutto.

Partirà dalla cima dello schieramento Hamilton, per la quarta pole position di fila firmata McLaren, il che la dice lunga sull’attuale leadership tecnica in F.1 visto che le monoposto inglesi hanno anche vinto le ultime tre gare: Ungheria, Belgio, Monza. L’altra McLaren si è qualificata con Button al quarto posto in griglia, battuto anche alla Williams del sorprendente Maldonado (non tanto quotato in ottica gara, ma che con i circuiti cittadini ci sa fare) e da Vettel terzo con una RedBull quantomeno ‘strana’. Era stato impetuosamente il più veloce in tutte le sessioni di prove da venerdì a sabato mattina, Vettel, e sembrava un segno chiaro. Invece (anche letta a parte la clamorosa prestazione di Hamilton, che ha rifilato mezzo secondo a tutti) il bi-campione del mondo non è sembrato del tutto a suo agio proprio nel momento chiave. Questioni di tattica? Sembrerebbe di no. Specificità legate ai pneumatici? Forse sì, dato che la differenza di prestazione fra le Pirelli soft e le super-soft disponibili a Singapore è notevole (oltre un secondo) ma a prezzo di un consumo molto elevato delle coperture più tenere.



E allora, ecco che il quinto tempo in qualifica di Alonso appare quasi un miracolo. Perché avanti anni luce rispetto al tempo del suo compagno Massa, che partirà in gara soltanto 13°. Ma questa non può certo dirsi una stranezza. Il capolavoro, Alonso l’ha fatto piazzandosi a poco più di tre decimi dalla RedBull e da Vettel che fino a due ore prima parevano di un altro pianeta. Merito di una Ferrari non irresistibile ma comunque capace di migliorare passo dopo passo, giro dopo giro. Il che è un po’ la costante dell’intera stagione. Ma merito, l’ennesimo, anche del campione spagnolo, che ora sa quanto per difendere la sua attuale leadership in campionato serva economizzare e impiegare tutto e sempre. Specialmente se la tua Ferrari non è la migliore del lotto.

Ma come si accennava, in gara potrebbe piovere. E tutti i valori appena elencati potrebbero diventare carta straccia. In Formula 1, quando piove, è l’uomo a vincere, anche prevaricando ogni valore tecnico-meccanico. Sui circuiti cittadini, fra i muretti e le chicane traditrici, la regola assume un peso ancora maggiore. Forse è questo che le tribune di Singapore attendono. In controtendenza con tutto: con una F.1 quasi sempre avara di pubblico sugli spalti; con una crisi economica che a quasi tutte le altre latitudini fa nascondere, e non sfoggiare, i segni di ricchezza quasi opulenta della Montecarlo asiatica e delle sue luci sfavillanti e delle sue piscine a raso in cima ai grattacieli. La Formula 1 odierna insegue proprio questo. In crisi di ascolti e di passione nel Vecchio Continente, con l’audience TV in calo da parecchio tempo, è andata a sfondare in Oriente. Dove, fra ricchezza in aumento e una disperata voglia di sfoggiarla, i Gran Premi sono proprio la recita che mancava.

Tutti, in pista, queste considerazioni le conoscono a menadito. Ma 24 di loro da stasera in poi non se ne interessano per niente. Sono i piloti in attesa di prendere il via del GP di Singapore. Sono coloro che alle 14 italiane di domenica si tufferanno in un toboga di asfalto e muretti e cemento e reti e luci a giorno, alla rincorsa di quel decimo di secondo che quasi sempre marca la differenza fra vincere, perdere, e farsi male. Questa differenza la conoscono bene soprattutto Alonso, Hamilton e Vettel: unici finora ad avere vinto a Singapore; moschettieri in gara fra loro per il titolo 2012; e per inciso protagonisti principali delle qualifiche. Loro conoscono benissimo il problema, e sanno come renderlo la tempesta perfetta. Specialmente se piove. Specialmente se arriva il monsone. 

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