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Asset russi, la Banca centrale sovietica fa causa a Euroclear, mentre l’Ue sfrutta la clausola per le emergenze economiche, con l’ok della Bce

La Commissione Ue punta a rendere gli asset russi immobilizzati (e non confiscati) a tempo indeterminato, avvalendosi dell’articolo 122 che fa riferimento alle emergenze economiche. Stavolta c’è anche il semafore verde di Christine Lagarde. L’obiettivo di Bruxelles è ottenere dal Consiglio europeo del 18 dicembre il via libera, mentre manda un messaggio anche a Washington

Asset russi, la Banca centrale sovietica fa causa a Euroclear, mentre l’Ue sfrutta la clausola per le emergenze economiche, con l’ok della Bce

Non è piaciuta alla Banca centrale russa l’ipotesi messa sul tavolo ieri dalla Commesione europea per l’utilizzo degli asset congelati, che ha anche ricevuto la benedizione della Banca centrale europea e oggi annuncia guerra legale ritenendola illegale. La Banca centrale russa ha detto che si riserva il diritto di impiegare tutti i mezzi disponibili per proteggere i propri interessi, aggiungendo di aver intentato una causa presso un tribunale di Mosca contro l’istituto finanziario Euroclear con sede a Bruxelles, che detiene gran parte degli asset, per quelle che ha definito azioni dannose, che hanno influito sulla sua capacità di disporre dei suoi fondi e titoli.

La Ue si avvale dell’articolo 122 per le emergenze economiche, con il via libera della Bce

Sull’annosa questione degli asset russi congelati, che potrebbero essere sfruttati con una maxi prestito all’Ucraina, la Commissione europea sta spingendo l’acceleratore. La strada imboccata è quella di non confiscare i beni con trasferimento di proprietà, ma di “immobilizzarli” a tempo indefinito a garanzia del prestito concesso, cancellando la regola che obbliga la Ue a rinnovare ogni sei mesi il congelamento dei beni della Banca centrale russa. Per bypassare il veto ungherese e slovacco Bruxelles si è avvalsa di una clausola espressa dell’articolo 122 per far fronte alle emergenze economiche che consente di far votare la misura a maggioranza qualificata.

Nonostante le proteste del premier belga Bart De Wever, secondo il quale l’articolo 122 non è applicabile perché è una sanzione che richiede l’unanimità, si è spesa a favore la presidente della Bce Christine Lagarde, finora scettica sull’opzione dello sfruttamento degli asset russi senza le necessarie garanzie. Stavolta si è spinta a dire che quella elaborata da Bruxelles “è la soluzione più vicina ai principi internazionali”, ha detto, aggiungendo che “si tratta di un caso eccezionale che non tocca la titolarità russa”.

Perchè l’articolo 122 fa la differenza?

L’articolo 122 è stato utilizzato in passato per far fronte a emergenze economiche, come la pandemia Covid-19 e la crisi energetica. Nel caso attuale la Commissione ha sostenuto che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato un “grave impatto economico” per l’Ue nel suo complesso, innescando “gravi interruzioni dell’approvvigionamento, maggiore incertezza, aumento dei premi di rischio, riduzione degli investimenti e della spesa dei consumatori“, nonché innumerevoli attacchi ibridi sotto forma di incursioni con i droni, sabotaggi e campagne di disinformazione.

“Impedire che i fondi vengano trasferiti alla Russia è urgente per limitare i danni all’economia dell’Unione”, si legge nell’introduzione della proposta. In questo modo i fondi saranno sbloccati quando le azioni della Russia “avranno oggettivamente cessato di comportare rischi sostanziali” per l’economia europea e Mosca avrà pagato le riparazioni all’Ucraina “senza conseguenze economiche e finanziarie” per il blocco.

Il nodo principale è che i beni coinvolti nell’immobilizzazione, almeno quelli della banca centrale russa, rientrano nel perimetro delle attività sovrane dello Stato e, quindi, sono coperti dall’immunità dall’esecuzione che è funzionale al rispetto del principio della sovrana uguaglianza degli Stati, concetto che sta particolarmente a cuore all’ordinamento internazionale. Ed è su questa base che la banca centrale russa si è mossa per vie legali oggi.

Bruxelles pronta a emettere Eurobond a garanzia dei 185 miliardi di prestiti all’Ucraina. Il messaggio a Washington

Ursula von der Leyen sta cercando di blindare l’utilizzo degli asset offrendo le massime garanzie al Belgio, dove ha sede Euroclear. L’obiettivo di Bruxelles è ottenere dal Consiglio europeo del 18 dicembre il via libera all’operazione che prevede l’emissione di obbligazioni che garantiscano un prestito di 185 miliardi per le riparazioni in Ucraina.

Lo sfruttamento degli asset non è solo un messaggio in direzione di Mosca, dopo quattro anni di guerra in Ucraina, ma è anche un segnale a Washington. Nel controverso piano di pace russo-americano firmato da Kirill Dmitriev e Steve Witkoff, i negoziatori avevano messo nero su bianco che avrebbero disposto di quegli asset per fare affari. La Ue invece vuole segnalare che quei beni sono depositati in Europa e che solo l’Europa può decidere cosa farne. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha confermato: “Stiamo definendo i dettagli legali e tecnici per incassare l’accordo almeno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Penso che siamo molto vicini a una soluzione”.


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