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Area Studi Mediobanca: cresce la Moda italiana, Prada e Ferragamo le più redditizie

INDAGINE AREA STUDI MEDIOBANCA – Il sistema moda italiano continua a crescere, trainato dai grandi gruppi del lusso – Turismo, vendite online e retail i main driver – I giganti del Top Moda Italia meglio della grande industria – Solide le principali aziende della moda in Italia: 6 su 10 sono “investment grade”.

Area Studi Mediobanca: cresce la Moda italiana, Prada e Ferragamo le più redditizie

L’Area Studi Mediobanca ha presentato in occasione della Settimana della Moda milanese l’aggiornamento annuale dell’indagine sulla moda italiana, basata sui bilanci del periodo 2009-2013. La novità è il faro puntato su un aggregato (“Aziende Moda Italia”) che comprende 135 aziende con sede in Italia, di cui 120 manifatturiere e 15 di distribuzione al dettaglio, con un fatturato di almeno 100 milioni di euro nel 2013.

Per 100 aziende la proprietà è italiana, per 35 straniera (di queste 15 sono francesi). Oltre ai maggiori operatori del settore gli analisti ASM mettono in luce i principali 10 Gruppi (“Top Moda Italia”) della moda con sede in Italia. Tra i punti di rilievo: la rilevanza del settore per l’export italiano, il fondamentale contributo del lavoro femminile al successo dell’industry, l’andamento positivo dei principali Gruppi moda italiani rispetto alla grande industria privata (nonostante il difficile contesto macroeconomico), la solidità finanziaria delle Aziende Moda Italia e infine la spinta data dai grandi player del Top Moda allo sviluppo del settore.

L’Europa primeggia grazie al turismo

Il giro d’affari mondiale della moda è stimato nel 2013 in circa 218 mld di euro. L’Europa rappresenta il primo mercato mondiale con circa 74 mld di euro (+2% sul 2012), le Americhe il secondo a 70 mld, l’Asia-Pacifico si attesta a 46 mld, mentre cala a 17 mld il mercato Giapponese (-10%, ma sarebbe in crescita del 14% a cambi costanti).

I main driver: vendite online, shopping turistico e retail monobrand

Lo shopping turistico è in forte espansione. Il travel retail rappresenta infatti il 50%-60% del totale locale. Tale mercato è stimato in circa 6 mld di euro in Italia e 40 mld in Europa. Le vendite online valgono circa 10 miliardi di euro e si stima per il 2014 una forte crescita del 20%-30% fino a raggiungere circa il 15% del valore complessivo del mercato del lusso in un prossimo futuro. Fondamentale il rafforzamento del retail monobrand (flagship stores) soprattutto nelle location più prestigiose per alimentare il valore aspirazionale ed evocativo del consumo di “stile italiano”.

Rilevanza del settore

La filiera della moda italiana comprende circa il 18% di tutte le imprese manifatturiere e rappresenta il 15% della loro occupazione. Si attende che nel 2014 il settore produca un saldo commerciale positivo per oltre 25 mld di euro, pari a circa il 26% del saldo commerciale manifatturiero italiano. Pelletteria, tessile e abbigliamento hanno “tirato la volata” delle esportazioni italiane nel 2014.

La moda italiana: un successo “rosa”

Nella moda manifatturiera italiana il 56% della forza lavoro è femminile, contro 27,5% dell’intera manifattura italiana. Nell’abbigliamento si arriva al 73%. Un successo che viene quindi dall’intelligenza, dalla creatività e dall’abilità manuale femminili. Nella distribuzione della moda la presenza femminile è al 71% rispetto al 49% di tutte le attività commerciali italiane.

I giganti del Top Moda Italia meglio della grande industria

Nel 2013 la grande industria italiana ha segnato un calo del fatturato dell’1,9% contro una progressione dell’1,4% delle Aziende Moda Italia e del 4,4% del TopModa. L’ebit margin del TopModa è quasi il doppio (15,1%) di quello della grande industria italiana (8,4%). Anche il roe del TopModa risulta maggiore. Ma la nota più positiva è che le società della moda appaiono decisamente più capitalizzate, con debiti finanziari pari a meno del 40% dei mezzi propri per le Aziende Moda Italia e addirittura meno del 9% per le TopModa (143% il rapporto nella grande industria). Fattore di rilievo è l’abbondanza delle disponibilità liquide, pari a quasi 4 volte il debito finanziario per le TopModa, rispetto ad un’incidenza del 66% per le Aziende Moda e del 38% per l’industria. Un vero “tesoretto” per proteggersi dalla crisi e magari qualche acquisizione.

Prada in pole position per i ricavi

I ricavi aggregati delle Aziende Moda Italia hanno registrato uno sviluppo del 32,4% dal 2009, toccando 55,2 mld nel 2013. I progressi più consistenti hanno riguardato la gioielleria (+81,8%), la pelletteria (+62,4%) e l’occhialeria (+33,7%); sotto la media l’abbigliamento (+19,8%) e il tessile (+19%). L’aggregato del TopModa mostra una crescita più robusta del +43,8% e raggiunge i 14,4 mld. Prada realizza la crescita più sostenuta e aumenta del +129,8% sul 2009. La Segue Ferragamo (+103,8%). Il fatturato nel 2013 di Prada, la maggiore fra le aziende del TopModa, si è attestato a 3.587 milioni, davanti ad Armani (2.186 milioni) e la OTB di Renzo Rosso (1.552 milioni). Valentino (+21%) ha realizzato il maggior incremento di fatturato sul 2012. Seguono nella top5: Ferragamo (+9%), Prada (+8,8%), OTB (+4,8%) e Armani (+4,5%). Le uniche flessioni riguardano Max Mara (-0,4%) e Miroglio (-6,2%).

Agli stranieri piace la moda italiana

Nel 2013 lo sviluppo delle vendite nel TopModa origina dal +1,4% sui mercati europei e dal +7,1% su quelli extraeuropei. La presenza sui mercati esteri si è dimostrata rilevante soprattutto per il TopModa con punte del 92% per Zegna, 89,3% per Ferragamo, 88,3% per OTB, 85,3% per Valentino, 84,6% per Prada, 79% per Armani e 78,6% per D&G.

Ferragamo e Prada le più redditizie

Nel 2013 le Aziende Moda Italia segnano un ebit margin pari al 9,1% spinto da pelletteria (14,4%) e occhialeria (12,9%), mentre nel TopModa l’ebit margin ha toccato il 15,1% con Prada al top del ranking con 26,3%. Seguono Tod’s (20%), Armani (18,6%) e Ferragamo (17,7%). Utili elevati per le Aziende Moda Italia, ma in flessione sul 2012: 2,1 miliardi di euro nel 2013 (2,6 nel 2012), spinti da pelletteria (1,1 mld), abbigliamento e occhialeria (0,5 mld ciascuno). Chiudono in rosso il tessile e la distribuzione al dettaglio. Anche l’utile netto del TopModa perde terreno nel 2013 (-15% sul 2012, da 1,3 a 1,1 mld), con un calo del roe dal 22,1% al 16,6%. Gli utili netti cumulati nel periodo 2009-13 dal TopModa sono stati pari 4,2 mld di euro a fronte dei quali sono stati corrisposti dividendi per 1,9 mld, per un payout pari al 46%. Max Mara e OTB, pur avendo generato utili, non hanno distribuito alcun dividendo nel periodo 2009-13; così come D&G ad eccezione di una modesta quota di riserve nel 2013. Le quotate Tod’s e Ferragamo, rispettivamente con il 75% e il 57%, hanno segnato il payout più elevato. Spiccano i risultati di redditività netta e di mezzi propri di Ferragamo e Prada, con roe rispettivamente al 70% e al 30,5% e roi al 44,4% e al 31,9%. Armani è la terza società per roi (30%). Segue Tod’s con roi e roe entrambi sopra il 20%. Performance meno brillanti per OTB, Valentino e Miroglio.

Solide le principali aziende della moda in Italia: 6 su 10 sono “investment grade”

Le Aziende Moda Italia hanno complessivamente una struttura finanziaria solida per via della bassa incidenza del debito finanziario sui mezzi propri. Le aziende a controllo italiano risultano meno indebitate rispetto a quelle a controllo estero: 35,2% rispetto al 57,8%. Sei imprese su dieci hanno dati di bilancio 2013 “investment grade”, tre su dieci sono intermedie, solo una su dieci appare finanziariamente fragile. Il TopModa mostra una struttura finanziaria ancora più solida e in progressivo rafforzamento. Nel 2013 i debiti finanziari sono pari all’8,6% del patrimonio netto e la liquidità, in crescita del 6,6%, è pari a 3,9 mld: i debiti finanziari sono il 25% della liquidità. Tutte le società del TopModa hanno più liquidità che debiti, con la sola eccezione di Ferragamo che registra comunque un rapporto tra debito finanziario e patrimonio netto molto basso e sotto la media del settore abbigliamento. Su tutte spicca Armani con debiti irrilevanti rispetto ai mezzi propri e alle disponibilità liquide che ammontano a 691,6 milioni di euro a fine 2013.


Allegati: Focus-Moda-2014.pdf

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