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ArcelorMittal: rosso di 559 milioni nel II trimestre, ricavi a picco

“Uno dei periodi più difficili della nostra storia”, questo il commento di Lakshmi N.Mittal ai conti del semestre e del II trimestre – Domanda di acciaio in picchiata causa covid, ma Aditya Mittal spera in un recupero in Europa grazie a Recovery Fund e Green deal

ArcelorMittal: rosso di 559 milioni nel II trimestre, ricavi a picco

Uno dei periodi più difficili della storia della nostra società”. Sono queste le parole utilizzate da Lakshmi N. Mittal, ceo e presidente di ArcelorMittal (che possiede gli impianti dell’ex Ilva) per descrivere l’andamento della società nei primi sei mesi del 2020. La pandemia di Covid-19 ha impattato in maniera considerevole sulla domanda di acciaio, già fiacca in precedenza e alle prese con una crisi che stava mettendo a dura prova i colossi del settore. 

Le parole del manager indiano trovano conferma nei conti del gruppo, che ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con una perdita netta di 559 milioni di dollari che si confronta con un rosso di 447 milioni realizzato nello stesso periodo del 2019. A picco i ricavi, calati del 43% a quota 10,976 miliardi di dollari. A pesare sui risultati è soprattutto il forte calo della domanda di acciaio legato alla pandemia di Covid-19 che, a sua volta, ha comportanto a un calo delle consegne del 23,7% rispetto al trimestre precedente.



Passando alla redditività, il margine operativo lordo si è più che dimezzato passando da 1,555 miliardi del II trimestre 2019 ai 707 milioni al 30 giugno 2020.

Per quanto riguarda l’intero semestre, i ricavi sono calati da 38,467 a 25,82 miliardi di dollari, mentre la perdita è pari a 1,679 miliardi a fronte dei 33 milioni di rosso di un anno fa.. L’ebitda del periodo ammonta a 1,674 miliardi dai 3,2 del I semestre 2019, mentre il free cash flow è a 400 milioni di dollari,compresi investimenti in working capital per 500 milioni.

E ancora: al 30 giugno 2020 il debito lordo ammonta a 13,5 miliardi di dollari e quello netto a 7,8 miliardi, in calo di 2,3 miliardi rispetto al 30 giugno 2019, il livello più basso per il gruppo dalla fusione tra Arcelor e Mittal. Il gruppo alla fine del primo trimestre ha liquidità per 11,2 miliardi di dollari, di cui 5,5 miliardi in linee di credito disponibili. Il raggiungimento di un indebitamento netto di 7 miliardi di dollari resta una priorità e quando questo obiettivo sarà raggiunto, il focus passerà dalla riduzione del debito al ritorno di valore agli azionisti, ha sottolineato ArcelorMittal in una nota.

Nel frattempo va avanti il programma da 2 miliardi di dollari di ottimizzazione del portafoglio asset e il gruppo conta di implementarlo per la metà del 2021. Parlando della guidance, la società indica che c’è ancora molta incertezza sull’andamento della domanda a causa della pandemia, anche se il mercato di riferimento comincia a mostrare i primi segni di recupero. In questo quadro, il gruppo continuerà ad adattare la produzione alla domanda con flessibilità.

Secondo Lakshmi N. Mittal, “anche il resto dell’anno continuerà a essere impegnativo e e credo che noi siamo ben preparati per aumentare la produzione e intercettare l’aumento della domanda quando ripartirà”.

La domanda (di acciaio) nel medio termine si normalizzerà” e troverà sostegno “nei piani di stimolo” messi in campo dai vari Paesi per far fronte all’emergenza Covid-19 in particolare negli Stati Uniti e in Europa con il Recovery Fund e quindi “al momento non prevediamo” di chiudere stabilimenti. Lo ha detto Aditya Mittal, presidente e direttore finanziario di ArcelorMittal, rispondendo a chi gli chiedeva se il gruppo pensa a chiusure di stabilimenti nel mondo nei prossimi mesi. 

Con particolare riferimento all’Europa, Aditya Mittal ha posto l’accento sul fatto che il Recovery Fund dell’Unione europea e il nuovo Green deal su cui punta Bruxelles “potrà sostenere la domanda di acciaio”. Infatti, le aree di intervento del Green deal includono infrastrutture, energia rinnovabile e mobilità, che sono tutte ad “alta intensità di acciaio”

Anche la transizione verso vetture ad alimentazione elettrica, aiutata dagli incentivi all’acquisto, può essere un driver di crescita per la domanda di acciaio, ha concluso il manager.

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