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Appello di intellettuali cattolici e laici alle persone di buone volontà per ridare all’Europa una voce e una missione

Appello in 100 pagine di un gruppo di intellettuali coordinati dall’ex ministro Scotti e dalla Fondazione Giulio Pastore per “un’Europa che guardi al mondo” mai tanto necessaria come in questi tempi di guerra. Patrizio Bianchi, Fabbrini, Paganetto e monsignor Paglia tra i promotori dell’iniziativa

Appello di intellettuali cattolici e laici alle persone di buone volontà per ridare all’Europa una voce e una missione

Un gruppo di intellettuali cattolici e laici, coordinato dall’ex ministro Enzo Scotti e dalla Fondazione Giulio Pastore, ha presentato un appello ai cristiani e a tutte le persone di buona volontà per “Un’Europa che guardi al mondo” . 

Proprio in un momento in cui l’esplosione delle ostilità in Iran mette in piena luce l’irrilevanza del Vecchio Continente condizionato ancora dall’egoismo dei singoli Paesi, troppo piccoli per contare qualcosa sullo scenario internazionale, e che tuttavia impediscono alle autorità di Bruxelles di acquisire quei poteri politici che possono dare all’Europa una voce nel mondo, si registra questo importante cambiamento nel mondo cattolico. Mentre con Papa Francesco il Vaticano guardava con sospetto all’Occidente, alle economie liberali, e considerava con occhio benevolo regimi come quello russo, ora il nuovo Papa sembra più attento agli ideali dell’Europa. Questo ha portato i vescovi europei ad affermare con chiarezza che il mondo ha bisogno dell’Europa e che non ci può essere pace senza il vecchio continente. 

L’appello degli intellettuali

Questo appello che si sviluppa in un volume di oltre 100 pagine, nasce dell’iniziativa di cinque persone: Enzo Scotti, Patrizio Bianchi, economista con lunga esperienza nella Regione Emilia Romagna, Sergio Fabbrini, professore alla LUISS e per lunghi anni ad Harvard, Luigi Paganetto già preside di Economia a Tor Vergata, e monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della pontificia accademia per la vita. 

Le parole usate nell’appello sono significative di un radicale cambiamento di prospettiva da parte dei cattolici e non solo, ma anche dei più avvertiti studiosi laici. Monsignor Paglia non ha esitato a ricordare che i cattolici sono entrati nel secolo attuale a testa bassa, cioè rassegnati a contare poco. La chiesa appariva ripiegata su se stessa, quasi la sua missione fosse quella di salvarsi chiudendo porte e finestre. “Ma la chiesa – ha detto con vigore monsignor Paglia – esiste per salvare il mondo “ e quindi i cristiani devono riscoprire la loro forza e dare il loro contributo affinché l’Europa riprenda a sognare in grande, riscopra lo spirito un po’ visionario ,ma profondo, di Ventotene e di Camaldoli. Solo così si può davvero aiutare il mondo a costruire un percorso verso la pace e l’affermazione dei diritti dell’uomo. 

Le armi dell’Europa

Ci si deve dare quindi una voce e una missione che implica anche una forte volontà di dotare il Vecchio Continente degli strumenti necessari per esercitare le sue nuove funzioni. E bisogna quindi marciare spediti verso il federalismo e cominciare a mettere in comune politica estera e difesa, strumenti che oggi (ma è sempre stato così) sono indispensabili per poter avere un ruolo nel mondo dominato da giganti guidati da regimi autoritari o, come gli Usa, da presidenti che aspirano a mutare le regole democratiche per espandere il potere dell’esecutivo. 

Tornare a far sentire la propria voce nel mondo significa anche avere il coraggio di prendere posizione rispetto a paesi canaglia, fissare con chiarezza ma senza esitazioni, la linea rossa della propria sfera di influenza, e essere disposti a farla rispettare anche con le armi se necessario. Ad esempio il piagnisteo che si registra in Europa, specie sui mezzi di comunicazione, a proposito dell’intervento armato di Israele e Usa in Iran conferma solo le nostre frustrazioni e la nostra impotenza. Si criticano gli Usa e Trump per la sua confusione e per la sua politica ondivaga. Si accusano i due paesi occidentali di “aggressione”. Si prende sul serio perfino Putin quando afferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto internazionale e degli imperativi morali. Proprio lui che da quattro anni sta massacrando il popolo Ucraino! 

L’Europa deve cambiare prospettiva

La verità è che la narrazione deve cambiare prospettiva. Mettere a posto la questione iraniana sarebbe spettato all’Europa. Quella è la nostra zona di influenza nella quale non avremmo dovuto tollerare tanto a lungo le provocazioni del regime di Teheran e l’attivismo delle milizie da lui armate in Libano o a Gaza. Ancora una volta abbiamo dovuto aspettare che si muovessero gli Usa per sbrogliare una faccenda di nostra competenza. Anche verso Israele dobbiamo essere chiari: quello è il nostro avamposto in una zona del mondo prevalentemente nostra nemica, e che si incarica del lavoro più pesante per tenerli a bada e magari per arrivare ad un prossimo futuro in cui potremo costruire una coesistenza pacifica nel reciproco rispetto. Noi dovremmo aiutarli, non solo gli Usa. Del resto era evidente che il regime iraniano è la testa del serpente che deve essere tagliata se si vuole sperare in una pacificazione della regione.

Questo manifesto dei cattolici rappresenta una svolta culturale molto importante. Bisognerà lavorarci per evitare che la paura che sta invadendo l’animo degli europei, sfoci poi nella richiesta di regimi dispotici, dell’uomo forte che tutto risolve. Invece la capacità di dialogo , con una profonda elaborazione culturale, potrebbero avviare una ripresa dell’iniziativa europea, liberandoci degli eccessivi sensi di colpa per le nostre cattive azioni del passato, e rimanendo ben ancora ai concetti di democrazia e dei diritti dell’uomo che abbiamo conquistato in questo secondo dopoguerra anche grazie alla costruzione europea, un successo, ma che ora dobbiamo consolidare andando avanti.

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