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Antitrust affonda Google e i big del Nasdaq, occhio al cda Renault

I giganti di Internet entrano nel mirino delle autorità Usa e crollano in Borsa – Oggi il cda Renault sulla fusione con Fca, ma Nissan non decide – Conte cerca di proteggere i Btp

Antitrust affonda Google e i big del Nasdaq, occhio al cda Renault

Un nuovo siluro s’abbatte sui mercati. I giganti del Tech sono entrati nel mirino delle autorità Usa: Alphabet cade sui minimi degli ultimi cinque mesi, in ribasso del 6%, per effetto delle indiscrezioni sull’apertura di un’istruttoria da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per abuso di posizione dominante. Nel mirino della Federal Trade Commission sono finite invece Amazon (-4,6%) e Facebook (-7,5%). Stessa sorte per Apple, solo -1,1%, che proprio ieri ha annunciato che i Tunes (l’app lanciata nel 2003 per vendere canzoni e che ora conta 50 milioni di brani e circa 100 mila tra film e serie tv) si dividerà in tre: Apple Music, Apple Podcast e Apple T.

L’offensiva delle autorità Usa ha avuto effetto però solo sul Nasdaq, in ribasso dell’1,6%, ma non ha investito gli altri mercati Usa, quasi immobili nonostante i segnali negativi in arrivo dai dati sull’andamento dell’attività manifatturiera: Dow Jones +0,02%, S&P 500 -0,28%.

T-BOND IN VOLO: SCONTATI TRE TAGLI DEI TASSI NEL 2019

La congiuntura depressa, combinata con una situazione geopolitica sempre più calda (il segretario di Stato Mike Pompeo ha ricordato con una nota incandescente il 30° anniversario di Tien An Men), continua a favorire la migrazione dei capitali verso il reddito fisso. Ieri sera Il rendimento del Treasury Note a dieci anni ha toccato un minimo a 2,07%. Il mercato sconta almeno tre tagli dei tassi di interessa da parte della Federal Reserve da qui al 2010. Ieri sera il presidente della Fed di St Louis, James Bullard ha affermato che c’è bisogno di abbassare i tassi. Oggi pomeriggio, potrebbe essere lo stesso Jerome Powell a chiarire meglio le intenzioni della banca centrale.

DAZI, IL MESSICO CERCA L’ACCORDO CON GLI USA

In questo clima i mercati avanzano senza slancio, preoccupati dai vari focolai di crisi: non solo Cina. Oggi inizia a Washington il negoziato su dazi ed immigrazione tra i vertici della Casa Bianca e quelli del Messico. E prende intensità il fronte indiano, dopo la decisione Usa di rivedere gli accordi commerciali con New Dehli.

DEBOLE LA CINA, SCENDE ANCORA IL PETROLIO

Le Borse della Cina stamattina scendono (CSI 300 -1%, Hong Kong -0,5%), modesto rialzo per l’indice Kospi di Seul.

Poco sotto la parità le Borse del Giappone. Nelle ultimissime ore ha perso spinta il rally dello yen, la valuta rifugio dell’Asia è sui massimi da inizio anno. Il cross con il dollaro si porta a 108.

L’oro si placa dopo il rally di ieri, a 1.322 dollari il barile.

Petrolio Brent ancora giù, complice però anche il cambio del valore di riferimento, stamattina siamo a 61 dollari, ieri -5%. Eni e Saipem hanno guadagnato più del 2%, favorendo il recupero dell’indice Ftse Mib che ieri ha festeggiato il suo decimo compleanno.

L’euro si apprezza per il terzo giorno consecutivo a 1,123 sul dollaro.

BTP, AI MERCATI PIACE L’ULTIMATUM DEL PREMIER

“Basta liti o me ne vado”. Il premier Giuseppe Conte ha lanciato ieri il suo ultimatum, già disatteso da nuovi contrasti sul decreto sblocca-cantieri. Ma l’intervento ha avuto un effetto positivo sui mercati, perché Palazzo Chigi ha ribadito a chiare lettere che non ha intenzione di rompere unilateralmente con le regole Ue sui conti pubblici.

In attesa della conferenza stampa di Giuseppe Conte, fissata 45 minuti dopo la chiusura dei mercati, la Borsa di Milano ha chiuso con un lieve rialzo, in recupero dall’ampio ribasso della mattina. A favorire il rimbalzo è stata anche la relativa tenuta del settore manifatturiero italiano a maggio, calato per l’ottavo mese consecutivo, ma meno delle attese, a 49,7, la migliore lettura in otto mesi. Ma, a tre giorni dalla riunione della Bce, i listini azionari riflettono le preoccupazioni per l’inasprirsi della guerra commerciale che minaccia ormai l’intera catena globale delle forniture con ripercussioni sulla crescita.

Milano (+0,16%) ha così archiviato la seduta in lieve rialzo a quota 19.874 punti, risalendo da un minimo di 19.593.

In recupero nel pomeriggio anche gli altri mercati europei: Madrid +0,2%; Londra +0,35%. Francoforte (+0,55%) ha recuperato il passivo accumulato dopo la notizia che Infineon (-6,6%) ha raggiunto un’intesa per l’acquisizione della società statunitense Cypress Semiconductors a un valore di oltre 9 miliardi di euro, debiti inclusi, il 30% circa in più dei prezzi di quotazione di venerdì. Stm, in calo nella mattinata, ha chiuso a +0,58%.

FCA-RENAULT, L’ORA DELLA SCELTA. MA NISSAN NON DECIDE

Parigi +0,65% alla vigilia del cda di Renault (+0,61%) che dovrà pronunciarsi oggi sull’offerta di fusione con Fiat Chrysler. Il governo francese, grande azionista della casa, è pronto ad avanzare diverse richieste: la localizzazione della sede del nuovo gruppo in Francia ed una cedola straordinaria per i soci della Régie così come già previsto per Exor. Inoltre Macron rivendica un posto nel board per lo Stato francese dei quattro previsti per Renault e garanzie di non toccare posti di lavoro per un periodo di quattro anni invece di due. Nissan, per ora, ha deciso di non decidere in attesa di dettagli sull’operazione.

LO SPREAD SCENDE A 278, IN CALO IL TASSO DEL DECENNALE

Nell’attesa della conferenza stampa del premier Conte, i Btp hanno chiuso in territorio positivo, dopo l’inversione di tendenza della mattina, quando lo spread è salito a 296 punti per poi scendere fino a 278.

Il tasso del decennale ha chiuso in area 2,58% da 2,66% nella seduta precedente beneficiando, seppur solo in parte, dell’avversione al rischio dovuta all’acuirsi delle tensioni sul commercio mondiale che hanno portato acquisti generalizzati sui bond.

BRILLANO DIASORIN E LE UTILITIES

Tra le migliori blue chip spicca Diasorin (+3,7%) grazie al Buy di Bofa che ha avviato la copertura con un prezzo obiettivo a 111 euro. La banca Usa parla definisce Diasorin un asset di alta qualità, con una crescita organica dei ricavi nell’ordine del 7%-8%. Secondo gli analisti inoltre il mercato sottovaluta le opportunità di crescita di Liason Xl/XLS, senza dimenticare che il titolo presenta valutazioni basse rispetto ai competitors.

Seguono le utilities: Enel (+0,79%) ha perfezionato la vendita del 100% di tre impianti rinnovabili in esercizio in Brasile, incassando circa 660 milioni di euro. Su 31 analisti censiti da Bloomberg, ben 26 consigliano di comprare. A2a ha chiuso a +0,75%, dietro a Snam (+0,91%), Italgas (+1,2%) e Terna (+1,39%).

CONTRASTATE LE BANCHE, GIÙ MEDIASET

Analisti in movimento anche sull’auto reduce da una settimana difficile (-14% l’Eurostoxx di settore).

Ancora in calo le vendite a maggio in Italia. La motorizzazione ha immatricolato197.307 autovetture, con una variazione di -1,19% rispetto a maggio 2018.

Pirelli invariata. Berenberg alza il giudizio a Hold, da Sell. Brembo -3%. Ferrari -0,3%.

Contrastate le banche, negative ma sopra i minimi. Credem -1,9%: Fitch ha confermato il rating di lungo periodo a ‘BBB’ con outlook negativo.

Banco Bpm (-1,5%) potrebbe comprare attività nel Nord Italia, lo dice in un’intervista pubblicata nel fine settimana, il ceo Giuseppe Castagna. Nel nuovo piano industriale ci dovrebbe essere spazio per la crescita attraverso acquisizioni. Un’aggregazione sarà probabilmente “inevitabile”, ha detto Castagna rispondendo alla domanda se una possibile aggregazione sarà un capitolo del piano industriale atteso in autunno. Debole il gestito. Arretrano Fineco Bank e Banca Generali, entrambi -1,33%

Sotto tiro anche Juventus (-2,7%) che ha corretto i forti guadagno di venerdì giustificati dal ritorno delle voci sull’arrivo di Pep Guardiola.

In rialzo Fincantieri (+2,2%) sull’onda delle anticipazioni sulla nascita entro l’estate di una joint venture con il gruppo francese Naval Group. Sale anche Leonardo spinta dalle attese di commesse e di risultati in crescita.

Mediaset arretra di un altro 2,1% (-13,5% in un mese). Goldman Sachs ha annunciato di aver ripreso la copertura del titolo con un giudizio Sell e un target price di 2,49 euro (contro una quotazione a 2,5640). L’assemblea generale di Prosiebensat.1, il broadcaster tedesco di cui Mediaset ha comprato il 9,6% a fine maggio, si svolgerà il 12 giugno: in quella sede si potrebbe svelare se il management supporta il piano di Mediaset di creare un player europeo di grandi dimensioni.

Da segnalare i balzi di Gima Tt (+5,42%) e di Elica (+2,22%): Banca Imi ha limato il prezzo obiettivo da 2,9 a 2,8 euro, confermando la raccomandazione buy.

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