Per oltre quarant’anni, Allemandi è stato l’anima del giornale che nel 1983 aveva fondato, portando un nuovo approccio al racconto dell’arte: considerarla come notizia, aggiornata, precisa, indipendente e capace di parlare non solo agli specialisti, ma a un pubblico più ampio e curioso.
Il suo incontro con Armando Testa e Bolaffi
La sua formazione iniziò nel mondo della comunicazione e della pubblicità, lavorando come brillante copywriter nello studio Armando Testa, esperienza che gli insegnò l’importanza della precisione, della forza dei titoli e della chiarezza del messaggio. Successivamente, Allemandi si avvicinò all’editoria tradizionale collaborando con Bolaffi e con Bolaffi Mondadori, esperienze che consolidarono in lui l’idea che anche la cultura visiva potesse essere trattata con rigore giornalistico: attenzione ai dettagli, gerarchia delle informazioni, cura maniacale delle bozze. Accanto a questo rigore piemontese, Allemandi possedeva una curiosità inesauribile. Nulla sfuggiva al suo sguardo: una nomina ministeriale, un restauro in provincia, un’acquisizione internazionale, una polemica di mercato. Convinto che la storia dell’arte si costruisse anche attraverso la cronaca quotidiana, riusciva a collegare l’analisi critica alla realtà viva e concreta del settore culturale.
«Il Giornale dell’Arte» in una dimensione internazionale
Già pochi anni dopo la sua fondazione, nel 1990 nacque a Londra l’edizione in inglese, The Art Newspaper, cofondata con Anna Somers Cocks, che diresse fino al 2002. Nel 1992 fu la volta dell’edizione greca, «Ta Nea tis Technis», con sede ad Atene; nel 1994 del francese «Le Journal des Arts», poi sostituito nel 2018 da «The Art Newspaper France»; nel 1997 della spagnola «El Periódico del Arte». Negli anni Duemila il network si ampliò ulteriormente con «The Art Newspaper Russia» (2012), «The Art Newspaper China» (2013) e, più recentemente, «The Art Newspaper Turkey» (2023). Questa rete globale, senza eguali, diffuse le notizie sull’arte in oltre ottanta Paesi, creando un modello di informazione internazionale che non aveva precedenti.
Il catalogo e le Collane
Accanto alla testata giornalistica, la casa editrice Allemandi costruì un catalogo di grande rilievo, composto da monografie, saggi e raccolte che hanno formato generazioni di studiosi e appassionati. Tra i primi titoli, «I dipinti dell’Ottocento italiano» inaugurò gli «Annuari di economia dell’arte», mentre la collana «Testimoni dell’arte», diretta da Mina Gregori, accolse opere come «La faccia nascosta della luna» di Luigi Carluccio e «La cultura dell’ignoranza» di Alvar González-Palacios. Negli anni successivi furono pubblicati volumi fondamentali come «Caravaggism in Europe», monumentale opera incompiuta di Benedict Nicolson e completata dalla moglie Luisa Vertova, e i grandi saggi di John Pope-Hennessy, tra cui il Raffaello del 1983 e le opere sulla scultura rinascimentale. Dal 1988 iniziò la pubblicazione della trilogia «Giorno per giorno dell’arte» di Federico Zeri, una raccolta sistematica degli scritti che consolidarono la fama dello storico italiano. Nel 1991 Allemandi curò anche la prima traduzione italiana dei saggi più significativi di Clement Greenberg, riuniti sotto il titolo «Arte e cultura» e introdotti da Gillo Dorfles. Tra i titoli successivi si ricordano le opere di Jean Clair e il volume di Francis Haskell, «Mecenati e pittori. L’arte e la società italiane nell’età barocca» (1999). Oggi il catalogo Allemandi conta oltre 2.700 titoli, rappresentando un patrimonio culturale di inestimabile valore. Umberto Allemandi era noto come un direttore esigente, talvolta severo, ma capace di grande fiducia verso i collaboratori scelti. Ha diretto «Il Giornale dell’Arte» per 42 anni, fino alla cessione della casa editrice nel dicembre 2024 a un gruppo composto da Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dopo aver letto e corretto quasi 50.000 pagine del giornale. La sua opera ha definito in larga parte la storia dell’informazione artistica in Italia, lasciando un’impronta indelebile nel panorama culturale e accademico.
La sua scomparsa, coincidente con il giorno del suo compleanno, segna la fine di un’epoca per l’editoria d’arte italiana
Tuttavia, il progetto culturale che Allemandi ha costruito continua a vivere: attraverso «Il Giornale dell’Arte», il catalogo editoriale e la rete internazionale di testate, la sua eredità resta un punto di riferimento fondamentale per storici, studiosi, professionisti del settore e appassionati di tutto il mondo.
