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ACCADDE OGGI – Freddie Mercury, 30 anni dalla morte di una leggenda

Il 24 novembre del 1991 moriva a Garden Lodge Freddie Mercury, il leggendario frontman dei Queen. A 30 anni di distanza la sua incredibile voce continua ad incantare il mondo

ACCADDE OGGI – Freddie Mercury, 30 anni dalla morte di una leggenda

Erano quasi le 7 del pomeriggio del 24 novembre a Garden Lodge, la splendida casa in cui il frontman dei Queen viveva a Kensington, uno dei quartieri più belli di Londra che in autunno rivela tutta la sua meraviglia. Freddie Mercury morì a soli 45 anni, circondato dagli amici e dai collaboratori più stretti, all’interno di una villa accerchiata da una folla di fotografi e reporter, accorsi lì in cerca di notizie sulla scandalosa malattia che poco più di 24 ore prima il cantante aveva rivelato di avere, ponendo fine ad anni di congetture e gossip. “Desidero confermare che sono risultato sieropositivo e di aver contratto l’Aids. È giunto il momento di far conoscere la verità ai miei amici e ai miei fan e spero che si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli di tutto il mondo nella lotta contro questa terribile malattia”, aveva affermato Mercury tramite un comunicato stampa, consapevole ormai che tutti sarebbero comunque venuti a conoscenza della verità.

Sul certificato di morte, d’altronde, c’era scritto chiaramente: “broncopolmonite causata da Aids”. Sono passati esattamente 30 anni dalla sua morte e Freddie Mercury continua ad essere una delle più grandi stelle che il mondo della musica abbia mai avuto la fortuna di ascoltare. Negli anni, attorno alla sua voce, quella stessa voce che arrivò persino ad essere studiata da un team di ricercatori pronti a coglierne ogni segreto, è diventata un culto. Nessuno, d’altronde, era stato capace di resistere alla sua incredibile estensione vocale, tanto meno il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor, che dopo averlo sentito cantare per pochi minuti decisero di accoglierlo a braccia aperte nella loro band, ribattezzata Queen proprio su suggerimento di Mercury.



Il primo disco arrivò tre anni dopo, nel 1973, ma per il successo vero i quattro musicisti (alla band si era nel frattempo unito anche il bassista John Deacon) dovettero aspettare il 1975, anno in cui venne pubblicato l’ormai leggendario “A Night at the Opera” che con la sua “Bohemian Rhapsody” incantò il mondo. Da quel momento in poi e per oltre un decennio la band inanellò un successo dietro l’altro, da “Somebody to Love” a “Radio Ga Ga”, passando per “We are the Champions”, “Don’t Stop Me Now”, “Love of my Life”, senza dimenticare la collaborazione con David Bowie in “Under Pressure”. 

Ma se la produzione in studio fu sempre prolifica, era in concerto che la band dava il meglio di sé, trascinata dal carisma irresistibile del suo frontman. Leggendarie restano le immagini del Live Aid di Wembley dell’85, uno dei concerti più iconici della storia del rock in cui i Queen, per stessa ammissione di Elton John, “rubarono la scena a tutti”. Per non parlare del Live at Wembley dell’anno successivo o dell’ultimo concerto dal vivo dei Queen a Knebworth Park, il 9 agosto del 1986, davanti a 120mila spettatori. 

E non è un caso che a pochi mesi dalla sua morte, il 20 aprile 1992, decine di colleghi abbiano deciso di omaggiarlo proprio così, con un altro concerto diventato leggendario tenuto in quella che era ormai diventata la sua seconda casa, il Wembley Stadium di Londra. Al Freddie Mercury Tribute Concert parteciparono Tony Iommi, Metallica, Guns N’ Roses, David Bowie, Roger Daltrey, Robert Plant, George Michael, Zucchero, Elton John, Lisa Stansfield, Annie Lennox, Elizabeth Taylor, Seal, Liza Minnelli, Extreme, Def Leppard e via satellite gli U2. L’evento, trasmesso in Tv, fu visto da oltre un miliardo di persone.  

Ho vissuto una vita piena e se dovessi morire non m’importerebbe perché ho fatto tutto ciò che volevo, davvero”, aveva dichiarato il cantante nel dicembre del 1987.  

“Ha vissuto al massimo. Ha divorato la vita. E come una grande cometa, ha lasciato una scia luminosa che brillerà per generazioni”, disse Brian May per ricordarlo. Aveva ragione, e a 30 anni di distanza dalla morte di Freddie Mercury il mondo della musica si ferma, ancora una volta, per celebrare la sua cometa più brillante. 

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