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ABìCinema:O come le ombre del cinema

Prosegue tra i film e le curiosità sulla lettera O dell’alfabeto del cinema la rubrica ABCinema. Questa volta tocca a Ombre rosse, Otto e mezzo e una breve storia sulla provenienza del nome dato alla statuetta d’oro più famosa di Hollywood

ABìCinema:O come le ombre del cinema

Ombre rosse ovvero il FILM tutto maiuscolo, tutto ciò che si ci si può aspettare da un racconto per immagini. 96 minuti di pura tensione, di ritratti umani, di sequenze mozzafiato, di immagini da terre lontane (è uscito nel 1939 e l’anno successivo in Italia). Si tratta della storia avventurosa di un gruppo di persone – una prostituta, un alcolizzato, una banchiere truffatore – variamente assortite in viaggio attraverso i territori degli Apaches guidati dal mitico Geronimo, il selvaggio West degli Stati Uniti come non si mai visto prima. La diligenza verrà assaltata e a salvare i passeggeri arriverà la carica del VII cavalleria: scena indimenticabile! John Ford e John Wayne (Oscar nel 1940) con questo film entrano nella storia del cinema e segnano la pietra miliare.

Otto e mezzo oppure 8 e ½ di Federico Fellini l’opera prima, forse la migliore di uno tra i più importanti registi italiani (con questo film ha vinto l’Oscar nel 1964). Si racconta la storia del suo alter ego, Guido Anselmi, un regista alle prese con la volontà di realizzare un film tra difficoltà esistenziali, ricordi, crisi ideative. Di fatto, è la storia della sua stessa vita e del suo percorso cinematografico e anche il titolo rispecchia la lettura in questo senso: è la somma dei film finora realizzati da Fellini (interi e metà produzione). La scena finale con il balletto del circo con la musica firmata da Nino Rota è a pieno titolo nella storia del cinema italiano.

Oscar: il premio nasce negli Stati Uniti nel 1929 e riconosce il miglior film, attore, autore, sceneggiatura, fotografia, montaggio, musica. Il nome deriva da una battuta della segretaria dell’organizzazione sulla statuetta (4 Kg placcata in oro): “sembra mio zio Oscar”.

Ermanno Olmi: inizia la carriera come documentarista e raggiunge il successo solo in netà matura con L’albero degli zoccoli del 1978. Seguiranno Camminacammina del 1982, Lunga vita alla signora! del 1987, La leggenda del santo bevitore del 1988, fino al suo ultimo Torneranno i prati del 2014. Un regista attento in particolare alla figura umana nella sua semplice, quotidiana, laboriosità, nella sua cultura, nei suoi linguaggi, spesso strettamente dialettali. Olmi ha sempre posto al centro delle sua attenzioni il misticismo, la riflessione introspettiva, una visione del mondo fortemente spirituale.

Ferzan Ozpetek: nasce ad Istanbul ma si trasferisce presto in Italia dove inizia a collaborare con Massimo Troisi di Scusate il ritardo del 1982. Il film di esordio si presenta nel 1997 con Il bagno turco mentre la grande notorietà gli arriva nel 2001 con Le fate ignoranti dove manifesta chiaramente una marcata attenzione all’indagine introspettiva sui sentimenti umani. Altri suoi lavori: La finestra di fronte del 2003, Cuore sacro del 2004, Saturno contro del 2007 per arrivare al suo ultimo lavoro Napoli velata del 2017.

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