Dopo giorni agitati sul mercato del debito americano, le Borse tirano il fiato. La tregua sui rendimenti dei Treasury permette ai listini europei di chiudere in rialzo l’ultima seduta di una settimana complicata, ma Piazza Affari resta al palo: il Ftse Mib termina invariato a 52.668 punti. A tenere banco a Milano è ancora il risiko bancario, con Mps sotto pressione dopo il lancio della doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali, operazione da circa 34 miliardi di euro che potrebbe ridisegnare gli equilibri del settore, ma che non ha convinto gli investitori.
Nel resto d’Europa, Francoforte sale dello 0,51%, Parigi dello 0,30%, Madrid dello 0,73%, Londra dello 0,57% e Amsterdam dello 0,23%. Oltreoceano, il tono è ancora più positivo: il Dow Jones guadagna lo 0,91%, l’S&P 500 lo 0,66% e il Nasdaq lo 0,65%. A sostenere i listini sono soprattutto i titoli tecnologici, galvanizzati dal maxi piano di riacquisto di azioni annunciato da Samsung Electronics. Sullo sfondo restano però le incognite legate ai rendimenti dei Treasury, alle tensioni in Medio Oriente, con Washington che minaccia un nuovo inasprimento delle sanzioni, e all’andamento del petrolio.
Wall Street tenta il rimbalzo, corrono i titoli legati alle criptovalute
Negli Stati Uniti i Treasury tirano leggermente il fiato dopo la corsa dei giorni scorsi. Il rendimento del decennale scende di circa 4 punti base al 4,696%, mentre il biennale si attesta al 4,191%, il quinquennale al 4,382% e il trentennale al 5,246%.
Proprio il T-Bond a 30 anni resta uno dei sorvegliati speciali: nel corso della settimana il rendimento ha toccato il 5,33%, livello che non si vedeva dal 2007. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato che l’amministrazione dispone di ulteriori strumenti per allentare le tensioni di liquidità e ha confermato il rafforzamento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza.
Wall Street, intanto, prova a rimettersi in carreggiata. A dare slancio al settore è anche Samsung, che ha annunciato un maxi piano di riacquisto di azioni proprie fino a 90-110 mila miliardi di won, pari a circa 80 miliardi di dollari. Si tratta, secondo il gruppo, del più grande buyback mai realizzato da una società sudcoreana. Samsung distribuirà inoltre circa 30 mila miliardi di won di dividendi, oltre 21 miliardi di dollari, nel terzo trimestre.
La decisione arriva dopo una stagione di profitti record per i big asiatici dei semiconduttori, sostenuti dalla domanda di chip destinati ai data center e all’intelligenza artificiale. Il gruppo sudcoreano segue così la strada aperta da SK Hynix, che mercoledì aveva annunciato un programma di buyback e cancellazione di azioni da 40 mila miliardi di won, circa 28,6 miliardi di dollari. Ne beneficiano così i titoli tecnologici: Alphabet, Tesla e Nvidia con il mercato già concentrato sui conti del colosso dei chip attesi la prossima settimana. Corre Ross Stores, dopo aver migliorato le previsioni sugli utili annuali.
A fare rumore è soprattutto il comparto legato alle criptovalute: il Bitcoin supera i 75mila dollari e raggiunge i livelli più alti da fine maggio, sostenuto anche dall’appello di Donald Trump al Congresso per l’approvazione di una legge chiave sul settore. In rialzo Coinbase, Strategy e Robinhood.
Eurozona, il Pmi accelera e dà una mano alle Borse
A sostenere il tono dei mercati europei arrivano anche segnali incoraggianti dall’economia. Il Pmi composito dell’Eurozona sale ad agosto a 52,1 punti dai 52 di luglio, raggiungendo il livello più alto dallo scorso novembre e superando le attese ferme a 51,7.
La spinta arriva soprattutto dall’industria: il Pmi manifatturiero sale a 52,8 da 51,9, ai massimi da quattro anni e mezzo. Il settore dei servizi resta invece stabile a 51,7. Secondo Chris Williamson di S&P Global, i dati sono compatibili con una crescita del Pil dell’area dello 0,3%.
Anche sul fronte dei salari arriva un segnale di raffreddamento: la crescita delle retribuzioni negoziate nell’Eurozona rallenta al 2,44% annuo nel secondo trimestre, dal 2,56% dei primi tre mesi dell’anno. Un elemento che può contribuire ad alleggerire la pressione sull’inflazione e sulle future mosse della Bce.
Piazza Affari guarda alle mosse di Mps
A Milano il tema dominante resta il risiko bancario. Mps ha ufficializzato le due Ops volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, su Banco Bpm e Banca Generali. Le operazioni, messe a punto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, rappresentano la risposta del Monte dei Paschi all’Opas di Intesa Sanpaolo e hanno ricevuto il via libera a maggioranza dal consiglio di amministrazione.
L’offerta su Banco Bpm ha un controvalore di circa 25,3 miliardi di euro, mentre quella su Banca Generali vale circa 8,7 miliardi. Nel complesso, dunque, il doppio progetto raggiunge un valore di circa 34 miliardi. Una partita che potrebbe modificare in profondità gli assetti del sistema bancario italiano, ma che per ora non riesce a imprimere una spinta decisa al Ftse Mib: Mps lascia sul terreno l’1,30%, Mediobanca l’1,81% e Intesa Sanpaolo lo 0,67%.
Al di fuori del comparto bancario, la seduta premia soprattutto auto e industriali. Stellantis è la migliore del listino con un rialzo del 4%, seguita da Ferrari (+1,91%), mentre Avio guadagna il 2,55%, con i fondi Advent che valutano ulteriori acquisti di azioni oltre al pacchetto di quasi il 7% che sarà acquisito attraverso l’aumento di capitale riservato. Bene anche Prysmian (+1,18%), sostenuta dal clima positivo sul comparto tecnologico dopo l’annuncio di Samsung Electronics. Più timida Stm (+0,2%).
Sul fronte opposto, invece, prevalgono le vendite sul comparto oil, con Tenaris in calo del 2,44%, Eni dell’1,67% e Saipem dello 0,80%. Debole anche la difesa, con Leonardo che cede l’1,88%, mentre tra le utility arretrano A2a (-0,83%) e Snam (-0,79%).
Sul mercato obbligazionario italiano lo spread tra Btp e Bund resta stabile a 81 punti base, in linea con la chiusura della vigilia. Sale invece, seppur marginalmente, il rendimento del BTp decennale benchmark, che si porta al 4,07% dal 4,06% precedente.
Petrolio e gas in rialzo. Oro ai massimi da tre mesi, spinto dal dollaro debole
Sul mercato dell’energia, il petrolio resta su livelli elevati. Il Brent sale dello 0,14% a 93,91 dollari al barile, mentre il Wti cede lo 0,54% a 86,36 dollari. Il mercato continua a monitorare l’andamento delle quotazioni, che rappresentano un fattore di rischio per l’inflazione e, di conseguenza, per le prospettive sui tassi di interesse.
In rialzo anche il prezzo del gas ad Amsterdam: il Ttf sale dell’1,44% a 66,24 euro al megawattora. Sul mercato valutario, invece, il dollaro resta debole, con l’euro intorno a 1,17 dollari.
L’oro torna protagonista anche grazie al dollaro debole e alla nuova strategia del Tesoro americano. Il metallo prezioso sale sui 4.588,58 dollari l’oncia e si avvicina ai massimi da tre mesi. A sostenere le quotazioni è anche la ripresa degli acquisti degli Etf, mentre l’argento si avvicina ai 70 dollari e il platino viaggia intorno ai 1.360. Resta però il nodo della Fed: se a settembre i tassi dovessero restare più alti più a lungo, il metallo giallo, che non offre rendimento, potrebbe perdere parte del suo appeal.
