In settimana si capirà se la legge elettorale è destinata a fare passi avanti al Senato o a slittare a settembre, ma c’è una domanda preliminare che nessuno fa e che rende molto poco credibile la vera finalità della riforma. E’ la domanda che finalmente avanza su “La Stampa” un fine costituzionalista di scuola socialista e già vicepresidente della Consulta come Enzo Cheli che si chiede: come si fa a sostenere che il fine della legge è quello di dare stabilità ai Governi se proprio il Governo Meloni sta per raggiungere il record di longevità? Una cosa contraddice l’altra e la stabilità c’è già. In realtà per Cheli quello in discussione a Palazzo Madama è un provvedimento che va contro il “buon senso istituzionale”, che ha una finalità ben diversa da quella che si vorrebbe far credere e che punta a cambiare le regole del gioco non per dare stabilità al Governo ma “per conservare il Governo nelle mani dell’attuale maggioranza”. “Ma questo significa anche cambiare, alla vigilia della partita e nell’interesse di uno dei giocatori in campo, regole che per essere valide dovrebbero esprimere il massimo dell’oggettività e della neutralità”. Del resto, se l’obiettivo della legge fosse davvero quello della stabilità, perché si è attesa la fine della legislatura per proporre una nuova legge elettorale e non lo si è fatto, in un clima più sereno e con maggior tempo a disposizione, all’inizio della legislatura? Per questo, oltre che per i suoi profili di dubbia costituzionalità. la legge, secondo Cheli, ha poche probabilità di andare in porto. E se andasse davvero così, non sarebbe sicuramente un male.
Legge elettorale, per il giurista Cheli “è contro il buon senso”: come si fa a dire che serve alla stabilità se proprio Meloni sfiora il record di durata?
Sostenere che la nuova legge elettorale punta a dare stabilità ai Governi quando proprio il Governo Meloni sta raggiungendo il record di longevità sembra una colossale presa in giro. E’ quanto saggiamente sostiene il costituzionalista Enzo Cheli
