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Borse oggi più serene: Trump potrebbe volersi ritirare dalla guerra. Petrolio in calo, oro in rialzo

Il Wsj ha riportato colloqui avuti da Trump con i suoi collaboratori: la possibilità di un ritiro legato all’impennata del petrolio e alle nuove richieste di fondi al Congresso. Borse europee viste aprire in rialzo. A Piazza Affari occhi a Mps, Ferragamo

Borse oggi più serene: Trump potrebbe volersi ritirare dalla guerra. Petrolio in calo, oro in rialzo

I mercati stamane hanno registrato un leggero rialzo, in seguito a una notizia del Wall Street Journal secondo cui Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori la sua disponibilità a porre fine alla campagna militare contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso. A quanto pare, ha detto che avrebbe lasciato incompiuta l’operazione per riaprirla in un secondo momento.

Prima ancora di attendere una conferma e senza escludere che rientri nella volatilità di questi tempi, la notizia è bastata a far scendere il petrolio, mentre salgono i future di Wall Street e le borse europee sono indicate aprire in rialzo. Rimbalzano oro e argento, mentre il dollaro si ferma dopo 5 giorni di rialzi.

Per il Wsj Trump vorrebbe chiudere la guerra. Chiede al Congresso altri 200 miliardi. L’Iran colpisce una petroliera carica a Dubai

Il Wall Street Journal ha riportato che Trump ha detto ai suoi collaboratori di essere disposto a porre fine alla campagna militare anche se lo stretto dovesse rimanere in gran parte chiuso, rimandando a un secondo momento una complessa operazione per riaprirlo. Interpellata in merito all’articolo, la Casa Bianca ha fatto riferimento alle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio, il quale aveva affermato ad Al Jazeera che lo stretto sarebbe stato riaperto “in un modo o nell’altro” dopo l’operazione militare statunitense.

La Casa Bianca ha detto che Trump stava valutando la possibilità di chiedere alle nazioni arabe di pagare i costi della guerra. “È un’idea che so che ha in mente e credo che ne sentirete parlare ancora”, ha detto Leavitt in risposta alla domanda di un giornalista in merito. La sua amministrazione ha richiesto ulteriori 200 miliardi di dollari di finanziamenti per la guerra. La richiesta incontra una forte opposizione al Congresso degli Stati Uniti, che deve approvare le nuove spese.

Stanotte l‘Iran ha attaccato e incendiato una petroliera a pieno carico al largo di Dubai, mentre il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti avrebbero distrutto gli impianti energetici e i pozzi petroliferi iraniani se non avessero aperto lo Stretto di Hormuz. L’attacco alla Al-Salmi, battente bandiera kuwaitiana, è l’ultimo di una serie di assalti a navi mercantili perpetrati con missili o droni aerei e marittimi carichi di esplosivo nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, a partire dall’attacco sferrato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio.

Qualsiasi allentamento delle tensioni nella guerra, che dura da un mese, è ben accolto dagli investitori, che questo mese si trovano ad affrontare ingenti perdite sui loro portafogli, con il crollo di tutto, dalle azioni alle obbligazioni e ai metalli preziosi: più a lungo lo Stretto rimane chiuso, più alti restano i prezzi dell’energia. I futures del petrolio Brent vanno verso un guadagno mensile record a marzo, con un aumento di oltre il 50%, mentre il prezzo del gas è aumentato di oltre il 70% nelle ultime settimane.

Dopo un mese di combattimenti, si potrebbe dire che l‘Iran abbia ottenuto la vittoria strategica più significativa: un maggior controllo sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Finora, nel mese di marzo, in media appena sei navi al giorno hanno attraversato lo stretto passaggio che collega il Golfo Persico al resto del mondo, in entrambe le direzioni. Un dato che si confronta con le circa 135 navi al giorno in tempi normali.

Wall Street ieri poco variato tra notizie contrastanti. Precipita Micron Technology

Ieri i principali indici azionari di Wall Street sono perlopiù scesi con gli investitori che hanno soppesato le informazioni contrastanti provenienti dal Medio Oriente, con i messaggi confortanti dela Fed. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,1%, l’S&P 500 in calo dello 0,4% e Nasdaq in calo dello 0,7%.

Trump ieri ha detto che gli Stati Uniti sono impegnati in seri colloqui con un “regime più ragionevole” per porre fine alla guerra, ma ha ribadito la sua minaccia di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz o continuare con attacchi contro pozzi petroliferi e centrali elettriche iraniane. L’Iran ha definito le proposte di pace statunitensi irrealistiche. Intanto il conflitto si è intensificato con la milizia Houthi yemenita entrata in guerra durante il fine settimana a fianco dell’Iran.

Le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, hanno fornito un certo sostegno ai mercati azionari dicendo che le aspettative di inflazione a lungo termine sembrano reggere nonostante l’attuale shock energetico e che la Fed non deve ancora prendere una decisione su come reagire alle ultime difficoltà.

I titoli tecnologici sono stati tra i maggiori fattori di ribasso per l’S&P 500, con un indice dei semiconduttori in calo del 4,2%. Micron Technology ha chiuso in ribasso del 9,9% nelle contrattazioni statunitensi di lunedì e ha subito un ulteriore calo nella sessione after-hours.

Asia ancora sotto pressione trainate dai tech

Le azioni asiatiche restano sotto pressione, senza riuscire a cavalcare i nuovi spiragli di de-escalation in Medio Oriente.

L’indice Kospi sudcoreano scende del 4%. Le perdite sono aggravate dalle forti vendite dei titoli locali dei produttori di chip, in particolare Samsung Electronics perde il 4% e SK Hynix oltre l’8%, a seguito dello scivolone di Micron Technology a Wall Street. I due sono stati colpiti da dubbi sulla domanda di chip a lungo termine da parte dell’industria dell’intelligenza artificiale.Nonostante le pesanti perdite di marzo, il Kospi risulta comunque in rialzo di quasi il 20% dall’inizio del 2026.

In Cina gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite scendono rispettivamente dello 0,5% e dello 0,4%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong cala dello 0,5%. Le perdite sono arrivate nonostante dati Pmi positivi per marzo: l’attività manifatturiera è cresciuta più del previsto, mentre l’attività non manifatturiera è aumentata a sorpresa, grazie alla forte domanda di esportazioni e al continuo sostegno di Pechino.

Il Nikkei 225 giapponese scende dell’1,2%. I dati pubblicati oggi hanno mostrato che l’inflazione di base annua a Tokyo è rallentata a marzo, raggiungendo il livello più basso degli ultimi quasi due anni, e si è mantenuta al di sotto dell’obiettivo della banca centrale per il secondo mese consecutivo, poiché l’effetto dei sussidi sui carburanti ha compensato l’aumento dei costi delle materie prime dovuto alla debolezza dello yen.

L’S&P/ASX 200 australiano è positivo, +0,5%. Il Sensex di Mumbai è chiuso.

Il dollaro si avvia a registrare il suo maggiore guadagno mensile da luglio, risultando uno dei pochi beni rifugio. Stamane l’indice del dollaro contro le principali valute è rimasto pressoché invariato dopo cinque giorni di rialzi. Ciò ha a sua volta mantenuto lo yen intorno al livello di 160 per dollaro, con i funzionari giapponesi che hanno intensificato le loro dichiarazioni per difendere la valuta.

I titoli del Tesoro Usa hanno registrato un rialzo con il rendimento del titolo decennale di riferimento in calo di due punti base al 4,33%. L’oro è salito dell’1%, attestandosi intorno ai 4.550 dollari l’oncia, mentre l’argento ha registrato un balzo del 2,7%.

Il West Texas Intermediate ha annullato i guadagni iniziali, attestandosi poco intorno ai 103 dollari al barile, grazie alle aspettative degli investitori su un allentamento delle tensioni in Medio Oriente dopo che aveva raggiunto quasi i 107 dollari al barile dopo che l‘Iran ha colpito una petroliera kuwaitiana a Dubai. Il Brent è vicino ai 113 dollari dopo essere salito vero i 120 dollari.

Borse europee viste aprire in rialzo. A Piazza Affari occhi a Mps, Ferragamo

Le borse europee sono viste aprire in rialzo: i future sull’Eurostoxx 50 sono in rialzo dello 0,7%

In agenda i dati preliminari sull’inflazione della zona euro che potrebbero fornire una prima indicazione dell’impatto che il conflitto ha avuto sui prezzi al consumo. Secondo un documento interno dell’UE, i ministri dell’energia dell’Unione europea si riuniranno oggi per coordinare la loro risposta alle perturbazioni dei mercati del petrolio e del gas causate dalla guerra.

Buzzi – Cda bilancio, i preliminari sono stati pubblicati il 6 febbraio.

Intesa Sanpaolo – Il Garante della privacy ha comminato una sanzione di 31,8 milioni di euro al gruppo bancario per gravi carenze nella sicurezza dei dati personali, dopo alcuni accessi illegittimi alle informazioni bancarie di oltre 3.500 clienti, avvenuti in oltre due anni.

Eni – Acea – Il perfezionamento dell’acquisizione di Acea Energia da parte della controllata Plenitude dovrebbe avvenire dopo Pasqua, comunque entro il 15 aprile. Lo riporta MF. La compagnia libica National Oil Corporation ha comunicato che la produzione petrolifera nei giacimenti di Sharara ed El Feel è stata riavviata, dopo la fine dei lavori di manutenzione su un oleodotto.

Inwit – Fitch ha posto i rating della società in “watch negativo”.

Mps – La Bce avrebbe delle riserve su di Fabrizio Palermo, candidato del Cda alla carica di AD. Lo riporta Reuters citando una fonte a conoscenza della questione. L’istituto non considererebbe Cdp, che il manager ha guidato dal 2018 al 2021, equiparabile a una banca per la valutazione della sua esperienza professionale. Il proxy advisor Iss suggerisce di appoggiare la lista del Cda per il rinnovo del board nell’assemblea del 15 aprile. Tuttavia, si è dichiarato contrario alla conferma di Nicola Maione alla presidenza e alla nomina di altri candidati amministratori, come Alessandro Caltagirone e Domenico Lombardi.

Saipem – L’assemblea degli azionisti del 12 maggio dovrà approvare, oltre al bilancio 2025, anche l’autorizzazione all’acquisto e all’annullamento di azioni proprie non superiore al 5% del capitale.

Stellantis – Morgan Stanley ha abbassato il target price a 6,50 euro dai 7 euro precedenti. Giudizio Equal-weight confermato.

Terna – Ha sottoscritto con Banco Bpm una linea di credito da 100 milioni di euro legata a indicatori Esg.

Salvatore Ferragamo – Bernstein ha alzato il rating da Underperform a Outperform. Il target price è stato portato a 7,50 euro, dai 4,40 euro precedenti.

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