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Webuild batte le attese nel 2025 ma la Borsa non premia: titolo in forte calo

Webuild chiude il 2025 oltre i target con ricavi a 13,6 miliardi ed Ebitda a 1,2 miliardi. Dividendo a 0,081 euro e nuovo piano in arrivo, ma il titolo scivola in Borsa

Webuild batte le attese nel 2025 ma la Borsa non premia: titolo in forte calo

Webuild archivia il 2025 con risultati superiori alle attese e chiude il piano industriale 2023-2025 con numeri che superano ampiamente i target fissati dal gruppo. I ricavi salgono a 13,6 miliardi di euro, in crescita del 15% rispetto al 2024 e oltre la guidance di oltre 12,5 miliardi. Il margine operativo lordo (Ebitda) raggiunge 1,2 miliardi, con un aumento del 18% su base annua e ben al di sopra dell’obiettivo compreso tra 990 milioni e 1,05 miliardi previsto dal piano. La redditività migliora anche in termini percentuali, con un Ebitda margin all’8,6%, in aumento rispetto al 7,2% registrato nel 2022.

Anche l’utile netto cresce e si attesta a 280 milioni di euro, in aumento del 13% rispetto ai 247 milioni dell’anno precedente.

Nel triennio il gruppo ha rafforzato la propria struttura finanziaria riducendo la leva lorda a 2,6 volte, rispetto alle 4,5 volte del 2022, mantenendo al tempo stesso una posizione finanziaria netta positiva nonostante investimenti per 2,5 miliardi di euro destinati a sostenere la crescita futura.

Dividendo e nuovo piano industriale

Alla luce dei risultati raggiunti, il Cda proporrà agli azionisti la distribuzione di un dividendo di 0,081 euro per azione ordinaria e di 0,26 euro per azione di risparmio.

Lo stacco della cedola è previsto per il 18 maggio 2026, con pagamento il 20 maggio.

Il gruppo guarda ora al prossimo ciclo strategico. Webuild ha annunciato infatti un investor day all’inizio di giugno, occasione in cui verrà presentato il nuovo piano industriale triennale prima della diffusione dei risultati semestrali del 2026.

Backlog record e ordini in crescita

A sostenere la visibilità dei ricavi è soprattutto il portafoglio ordini. Alla fine del 2025 il backlog complessivo raggiunge 58,4 miliardi di euro, di cui 50,9 miliardi nel construction e 7,5 miliardi nelle attività di concessioni e operation & maintenance.

Nel solo 2025 Webuild ha acquisito 13,2 miliardi di nuovi ordini, oltre il 90% dei quali in aree considerate a basso profilo di rischio. Dall’inizio del 2026 il gruppo ha già registrato circa 1,8 miliardi di nuove commesse, considerando anche i progetti per i quali è risultato migliore offerente.

La presenza geografica del portafoglio resta diversificata tra Italia, Europa, Australia, Stati Uniti e Arabia Saudita.

Salini: “Superate le attese del piano”

Commentando i risultati, l’amministratore delegato Pietro Salini ha rivendicato il salto di qualità compiuto dal gruppo negli ultimi anni. “I risultati che presentiamo oggi confermano la solidità del nostro modello industriale nel lungo periodo: abbiamo superato le attese del Piano su tutte le dimensioni, industriale, finanziaria, commerciale e occupazionale, con la sicurezza delle nostre persone sempre al centro”.

Il manager ha sottolineato come negli ultimi tre anni il gruppo abbia affrontato uno scenario complesso caratterizzato da inflazione elevata, aumento dei tassi e tensioni geopolitiche. Nonostante ciò, Webuild ha consegnato 45 opere nel mondo e completato quella che Salini definisce una vera trasformazione industriale.

“Negli ultimi tre anni abbiamo compiuto un salto di qualità significativo, ripensando e riadattando strategie e modelli e anticipando i cambiamenti”, ha aggiunto, evidenziando che la dimensione globale dell’azienda continuerà a rappresentare “un moltiplicatore di valore”.

Australia e acquisizioni nel radar

Guardando ai prossimi anni, il gruppo punta a rafforzare ulteriormente la presenza internazionale. Tra i mercati più promettenti c’è l’Australia, dove Webuild vede una pipeline particolarmente ampia di grandi opere. “Per quanto riguarda l’Australia esiste una pipeline molto ampia di progetti. Questo Paese sta diventando un mercato molto grande”, ha spiegato Salini, sottolineando come il gruppo stia lavorando con i clienti su progetti di grande complessità già nelle fasi preliminari per posizionarsi come contractor.

Parallelamente il gruppo valuta anche opportunità di crescita tramite acquisizioni. In particolare, Salini ha confermato l’interesse per una possibile integrazione con Rizzani de Eccher, definita un'”opportunità di integrazione verticale che potrebbe consentire di internalizzare parte della redditività oggi esterna al gruppo”. “Credo che l’importante sia rimanere con una posizione di cassa positiva. Questa è l’essenza del piano”, ha però precisato il manager, indicando la volontà di mantenere un approccio disciplinato alle operazioni.

La Borsa però boccia i conti. Titolo in profondo rosso

Nonostante risultati superiori alle attese e il superamento dei target del piano industriale, il mercato non premia il titolo.

Le azioni Webuild a Piazza Affari registrano infatti una seduta pesante e arrivano a perdere quasi il 10%, scendendo in area 2,68 euro, segno che gli investitori restano cauti sulle prospettive del settore e sul contesto macroeconomico globale.

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