In attesa dei conti di Nvidia, che saranno pubblicati in serata e che hanno già catalizzato l’attenzione dei mercati internazionali, spingendo al rialzo i listini di tutto il mondo, sono le banche a dare slancio alle piazze europee, tutte in netto rialzo, nonostante le incertezze sui dazi e le tensioni tra Usa e Iran.
Borsa: banche in rally in tutta Europa
L’indice bancario europeo segna un rialzo dell’1,45%, frutto di un exploit che sta coinvolgendo tutte le big del settore grazie agli ottimi numeri di Hsbc e Santander. Nel dettaglio, Hsbc avanza del 5,73% a Londra (+0,96%), dopo aver pubblicato una trimestrale forte e una guidance solida. Santander sale del 2,83% a Madrid (+0,7%) dopo aver svelato il nuovo piano che punta a raggiungere entro il 2028 un utile netto di 20 miliardi di euro, un RoTE superiore del 20% e a più che raddoppiare il dividendo cash. E ancora: Société générale, Crédit Agricole e Bnp Paribas segnano rialzi superiori all’1,5% a Parigi (+0,3%), mentre a Francoforte (+0,4%) è Commerzbank a tirare la volata, salendo del 2,4%.
Sugli scudi anche le banche italiane, che dopo le vendite della vigilia, mettono in scena un corposo rimbalzo che coinvolge l’intero settore finanziario. A metà giornata, in vetta al Ftse Mib c’è il nuovo polo formato da Mediobanca (+3,78%) e Mps (+3,45%), in vista del nuovo piano industriale del Monte dei Paschi che sarà svelato venerdì 27 e che dettaglierà l’addio alla Borsa di Piazzetta Cuccia. Acquisti su Finecobank (+3,27%) e Banca Mediolanum (+2,83%). Toniche le due big: Unicredit segna +1,6% eIntesa +1,16%.
Milano sopra i 47mila punti con gli occhi sulle trimestrali
L’exploit delle banche riporta Milano sopra i 47mila punti, ai massimi dal 2000, con il Ftse Mib che registra una delle migliori performance del Vecchio Continente, salendo dello 0,98% a 47.103 punti. Sul listino principale sono da segnalare anche i rialzi di Nexi (+3,5%) e Prysmian (+3,2%), mentre sul fronte delle vendite il fanalino di coda è Campari (-3,6%). In rosso Leonardo, nonostante questa mattina, nel pre-apertura, abbia pubblicato risultati 2025 superiori alla guidance fornita dal gruppo e in linea con il consensus degli analisti.
Ieri, a Borsa chiusa, sono arrivati anche i numeri oltre le attese di Saipem (utile 2025 a 310 milioni ed ebitda a 1,71 miliardi) che sale dell’1,78%, e di Tim, che avanza dello 0,65% dopo aver registrato ricavi per 13,7 miliardi (+2,7%) e un ebitda after leasing di 3,7 miliardi (+6,5%). La società guidata da Pietro Labriola ha inoltre annunciato un buy back di 400 milioni e il raggruppamento delle azioni ordinarie 1 a 10.
A Piazza Affari oggi approveranno i loro conti anche Eni (+0,19%), Poste Italiane (+1,27%) e Pirelli (-0,12%).
In ribasso l’inflazione europea
Sotto il profilo macro, è stato confermato il Pil tedesco (+0,3% sui tre mesi precedenti) per il quarto trimestre, mentre è in calo la fiducia dei consumatori. Nell’Eurozona, secondo l’Eurostat, il tasso di inflazione annuo nell’area dell’euro è stato dell’1,7% a gennaio 2026, in linea con le attese, in calo rispetto al 2,0% di dicembre. Un anno prima, il tasso era del 2,5%. L’inflazione annua nell’Unione Europea è stata del 2,0% a gennaio 2026, in calo rispetto al 2,3% di dicembre. Un anno prima, il tasso era del 2,8%.
Wall Street: future in rialzo in attesa di Nvidia
Anche Wall Street snobba il discorso di Donald Trump, dal quale non sono arrivate sorprese, e rivolge la sua l’attenzione su Nvidia, che stasera a mercati chiusi alzerà il velo sui conti, palesando lo stato di salute del settore dell’intelligenza artificiali, proprio quando cominciano ad attenuarsi i timori sugli effetti dell’Ai. Occhi anche su Amd, che ieri ha registrato un rialzo dell’8,8% in scia all’accordo miliardario annunciato con Meta (+0,3%).
Dopo i rialzi di ieri, in una seduta caratterizzata anche dal rimbalzo dei titoli dei software, oggi Wall Street dovrebbe aprire in positivo. I future sul Dow Jones segnano un rialzo del 0,3% così come quelli sullo S&P 500. Fanno ancora meglio i future sul Nasdaq, in crescita dello 0,44%.
Borse asiatiche in grande spolvero: Tokyo vola in attesa dei “reflazionisti”
Ad aprire l’odierno scenario rialzista sono state le borse asiatiche. Sugli scudi Tokyo (+2,2% il Nikkei) e Seul (+1,9%), che hanno raggiunto massimi storici sulla forza dei titoli tecnologici, in attesa dell’uscita dei risultati del punto di riferimento di settore Nvidia. I trader valutano il nuovo dazio globale al 10% del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che è entrato in vigore martedì. A sostenere la borsa giapponese hanno contribuito poi le possibili novità in vista per la Banca del Giappone: la premier Sanae Takaichi ha proposto di nominare due accademici nel consiglio di politica monetaria dell’Istituto centrale nipponico. Questi accademici sono considerati “reflazionisti“, ovvero sostenitori di uno stimolo economico duraturo con l’obiettivo di garantire una forte crescita economica e la stabilità dei prezzi. Queste nomine, che potrebbero ritardare la prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della banca centrale, hanno spinto il mercato azionario e causato immediatamente un calo dello yen.
Positiva anche Hong Kong (+0,69%), sui massimi anche Sydney (+1,3%) con i forti utili registrati da Woolworths, che ha un peso rilevante nell’indice e hanno aiutato i mercati a superare i dati sull’inflazione di gennaio, superiori alle attese. Bene anche le Piazze cinesi (Shanghai +0,72%, Shenzhen +1,2%) che hanno ampliato i guadagni dopo il ritorno dalle vacanze del Capodanno lunare.
Gli altri mercati
Intanto, su valutario, è stabile il dollaro dopo le due ore di Discorso sullo Stato dell’Unione di Donald Trump ieri notte, con toni entusiastici sullo stato di salute dell’economia Usa: il biglietto verde si muove a quota 1,780 contro l’euro.
Tra le materie prime, sono in aumento i prezzi del petrolio, con il Brent sopra quota 71 dollari, mentre riprendono gli acquisti anche sui preziosi: l’oro è oltre quota 5.100 dollari (+0,75% a 5.181 dollari) e l’argento a 90.4705 dollari (+3,37%).
Sul secondario, lo spread tra Btp e Bund è in calo a 59 punti base, con il rendimento sul decennale in calo al 3,31%.