Dazi, concorrenza cinese, cambi sfavorevoli e ristrutturazioni. Il 2025 si chiude con numeri pesanti per Mercedes-Benz e Nissan, due colossi dell’automotive che affrontano la nuova fase dell’industria con strategie diverse ma la stessa urgenza: difendere margini e cassa.
Mercedes, utili dimezzati e margini in caduta
Il 2025 di Mercedes si chiude con un netto peggioramento della redditività. L’utile netto scende a 5,3 miliardi di euro, quasi la metà rispetto ai 10,4 miliardi dell’anno precedente. L’utile operativo di gruppo si attesta a 5,8 miliardi, in calo del 57% e sotto i 6,6 miliardi attesi dagli analisti. I ricavi arretrano del 9% a 132,2 miliardi.
A incidere sono stati un miliardo di euro di costi legati ai dazi, gli effetti negativi dei tassi di cambio e la pressione competitiva in Cina. I risparmi sui costi – oltre 3,5 miliardi nella divisione auto – hanno solo attenuato l’impatto.
Le consegne complessive tra auto e van si fermano a 2,16 milioni di unità. Le sole autovetture calano del 9,2% a 1,8 milioni, di cui 369 mila elettrificate e 185 mila full electric (-8,9%). In flessione dell’11,5% anche i veicoli commerciali leggeri, a 360 mila unità.
La divisione Cars vede il margine operativo scendere dall’8,1% al 5%. Nell’ultimo trimestre il dato crolla al 2,6%, meno della metà di quanto previsto dal mercato. Il dividendo viene ridotto a 3,5 euro per azione, contro i 4,3 euro distribuiti l’anno precedente.
Mercedes: guidance 2026 prudente, titolo giù a Francoforte
Per il 2026 il gruppo prevede ricavi stabili rispetto ai 132,2 miliardi del 2025, ma un margine rettificato per la divisione auto tra il 3% e il 5%, sotto il consenso. L’Ebit di gruppo è atteso “significativamente superiore” a quello del 2025, anche per effetto degli oneri di ristrutturazione già sostenuti.
Nel medio termine l’obiettivo è riportare il ritorno sulle vendite tra l’8% e il 10%, con circa 2 milioni di vetture vendute, una quota di modelli di fascia alta superiore al 15% e il raddoppio della quota di elettrificate rispetto al 20% del 2025. La produzione sarà adeguata a circa 2,2 milioni di unità entro il 2028, mentre dal 2027 è previsto un taglio del 10% dei costi di produzione rispetto al 2024, insieme a riduzioni di spese fisse, ricerca e sviluppo e consolidamento della struttura industriale.
In Borsa la risposta è decisamente negativa. A Francoforte il titolo arriva a perdere oltre il 5% in avvio di seduta, scendendo in area 54-56 euro e trascinando al ribasso l’intero comparto auto tedesco.
Nissan, maxi perdita ma segnali operativi in miglioramento
Se Mercedes difende ancora l’utile, Nissan deve fare i conti con una perdita netta pesante. Il gruppo giapponese prevede per l’esercizio fiscale 2025-2026, in chiusura a fine marzo, un rosso di 650 miliardi di yen, pari a circa 3,6 miliardi di euro, legato in larga parte a componenti contabili non monetarie e ai costi del piano di risanamento.
Nel terzo trimestre (ottobre-dicembre) la perdita netta è stata di 28,3 miliardi di yen (155 milioni di euro), comunque inferiore alle attese degli analisti. Nello stesso periodo è stato registrato un utile operativo positivo di 17,5 miliardi di yen, segnale di una parziale tenuta industriale.
Nei primi nove mesi dell’esercizio le vendite globali raggiungono 2,26 milioni di unità, sostenute soprattutto da Stati Uniti e Cina. I ricavi consolidati si attestano a 8,6 trilioni di yen, mentre il risultato operativo resta leggermente negativo (-10,1 miliardi), ma in miglioramento rispetto ai trimestri precedenti.
Per l’intero esercizio 2025 la guidance è stata rivista: ricavi attesi a 11,9 trilioni di yen, volumi globali stimati in 3,2 milioni di unità e perdita operativa ridotta a -60 miliardi di yen, includendo l’impatto dei dazi. Il piano Re:Nissan punta a riportare l’attività automotive in utile operativo e free cash flow positivo entro la fine del 2026, attraverso risparmi sui costi variabili per 240 miliardi di yen, riduzione dei costi fissi oltre i 250 miliardi entro il 2026 e consolidamento di sette siti produttivi. Il titolo ha chiuso in rialzo dello 0,46%.
Per Mercedes la sfida è ricostruire margini senza perdere posizionamento premium. Per Nissan è completare una ristrutturazione profonda e tornare a generare cassa. In entrambi i casi, il mercato non concede tempo. I conti dovranno dimostrare rapidamente che i piani industriali non sono solo promesse, ma un vero cambio di passo.
