Il legno torna al centro della scena. Dopo un 2024 segnato dalla brusca frenata post–bonus edilizi, il comparto piemontese ritrova nel 2025 un passo più sicuro, pur senza slanci eclatanti. La ripresa c’è, confermano le imprese dell’Unione Industriali Torino, ma è un rimbalzo frenato dal peso crescente dei costi delle materie prime, che continua a corrodere i margini.
E mentre il 2026 si profila sotto il segno dell’incertezza geopolitica, gli operatori guardano comunque con fiducia alla resilienza garantita dagli ultimi investimenti edilizi legati al Pnrr. Più interessante ancora, però, è la traiettoria di lungo periodo: la domanda globale di materiali sostenibili sta spingendo il legno verso un ruolo industriale sempre più centrale, anche grazie a una buona solidità finanziaria delle imprese e alla capacità di innovare.
Un settore pronto a correre, ma mancano le competenze
Lo slancio c’è, le tecnologie anche. L’unico vero collo di bottiglia resta la disponibilità di personale qualificato. Competenza tecnica e attitudine all’innovazione diventano ingredienti decisivi per intercettare la domanda futura. Sono questi i temi che hanno animato la quinta edizione di “Orizzonte Legno”, l’evento annuale del gruppo merceologico degli industriali torinesi, realizzato con il supporto di Banco Azzoaglio, Conlegno, Plack, Rilegno e Scm.
Nel suo intervento introduttivo, il presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, ha fotografato la fase attuale del settore: “le sfide in questo settore non mancano. Dalla ciclicità dell’edilizia all’oscillazione dei costi energetici, dalle pressioni regolatorie sulla tracciabilità all’instabilità dei flussi commerciali internazionali: tutto ci chiede velocità e capacità di adattamento”. Ma proprio nelle difficoltà, ha ricordato Gay, si nascondono le opportunità, “materiali ibridi e bio based, edilizia in legno strutturale, riuso e riciclo avanzato, nuove filiere energetiche dai residui legnosi, servizi digitali per la manutenzione e per la product stewardship”.
Una visione condivisa da Davide Benedetto, presidente di Associazione Legno, che ha rilanciato il ruolo strategico del comparto, “noi protagonisti del settore vogliamo dare un impulso positivo al ruolo del legno nell’economia del futuro. Per questo occorrono organizzazioni competenti e determinate, con forte impegno a livello locale, nazionale ed europeo e noi siamo pronti”. E ha aggiunto un punto chiave per la competitività, “adeguate politiche a salvaguardia dei boschi e della riforestazione, maggiore attenzione per l’ambiente, utilizzo responsabile delle risorse, coinvolgimento e peso ai tavoli europei e mondiali e la possibilità di utilizzare specie legnose alternative più resistenti”.
L’edizione 2025: ospiti, visioni e nuove traiettorie
L’appuntamento di quest’anno – intitolato “Il Legno protagonista dell’economia del futuro” – ha visto la partecipazione di figure di primo piano: l’economista Carlo Cottarelli, Andreas Steiner (Mayr Melnhof Holz Holding), Silvia Melegari (Cei-Bois), Pietro Gheller (Scm Group), Erica Azzoaglio (Banco P. Azzoaglio) e Marco Pari (Neurality). Un dialogo trasversale che ha messo a fuoco la trasformazione di un settore storicamente tradizionale, oggi sempre più orientato a tecnologia, digitalizzazione e nuove catene del valore.
Il panorama del legno torinese: tra stabilità, trasformazioni e nuove tecnologie
Il comparto torinese del legno e del sughero si muove oggi lungo direttrici ben riconoscibili, con l’edilizia che continua a rappresentare il mercato di riferimento – dai serramenti ai pavimenti, fino agli elementi strutturali – affiancata dal settore industriale, che richiede prodotti e servizi per imballaggi, logistica e allestimenti. Più ridotto, ma comunque significativo, lo spazio riservato al mercato del fai-da-te. Il baricentro commerciale rimane saldamente ancorato al Piemonte e al Nord Italia, anche se non mancano imprese con una presenza sempre più solida nei mercati europei.
Secondo le rilevazioni raccolte tra le aziende associate, il 2025 si è aperto in maniera incerta per poi consolidarsi con decisione a partire dalla primavera, delineando un fatturato complessivamente stabile ma sostenuto da dinamiche molto diverse: i volumi sono in aumento, mentre le marginalità continuano a comprimersi. A pesare è soprattutto la corsa dei costi delle materie prime, in particolare del segato importato da Austria e Germania – i due principali fornitori – che ha registrato incrementi difficilmente trasferibili ai clienti finali.
Parallelamente, il settore vive una fase di consolidamento. Negli ultimi anni non sono mancate acquisizioni da parte di gruppi più strutturati, mirate ad ampliare competenze e portafoglio prodotti. A ridisegnare ulteriormente il mercato è poi l’ingresso dell’intelligenza artificiale, già utilizzata da alcune aziende per la selezione dei tronchi, il controllo qualità, la gestione del magazzino e la logistica. Ed è solo l’inizio: secondo gli operatori, nel giro di tre o quattro anni molte delle applicazioni oggi considerate sperimentali diventeranno standard di settore, contribuendo a trasformare in profondità l’intera filiera.
