EssilorLuxottica pronta a entrare nel capitale di Giorgio Armani, senza però voler assumere il timone. Le ultime indiscrezioni indicano un possibile riassetto societario della maison, con il gruppo italo-francese pronto a partecipare al piano di riorganizzazione azionaria, previsto entro la fine del 2026, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore e le agenzie internazionali.
Il gruppo presieduto da Francesco Milleri avrebbe già espresso alla Fondazione Armani e agli eredi dello stilista, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni, la propria disponibilità a valutare un ingresso nel capitale, rispettando la struttura tracciata dal fondatore. L’ipotesi è quella di proporsi come investitore di minoranza (“corner investor”), acquisendo una quota compresa tra il 5 e il 10% della società, senza assumere ruoli operativi né sedere in consiglio di amministrazione. Né EssilorLuxottica né Armani, contattati da Bloomberg, hanno rilasciato commenti ufficiali.
A Parigi, il titolo Essilux è in lieve rialzo: +0,13% a 306,2 euro per azione.
Una storia di collaborazione e stile
L’ingresso del gruppo italo-francese sarebbe anche il frutto di un legame storico e personale con Giorgio Armani: la collaborazione con Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, risale al 1988 e ha portato gli occhiali a marchio Armani sui mercati internazionali. Questo sodalizio ha trasformato gli occhiali da semplice accessorio medico a vero simbolo di stile, grazie a materiali di alta qualità e lavorazioni artigianali. Nel corso degli anni, il rapporto tra le due aziende si è consolidato anche sul piano societario, con una partecipazione iniziale del 4% in Luxottica, poi ridotta al 2,5% in Essilux.
Il testamento di Armani e le strategie future
Il percorso delineato dal fondatore prevede che gli eredi possano vendere entro 18 mesi una quota iniziale del 15%della società, in via preferenziale a uno tra Lvmh, EssilorLuxottica o L’Oréal, oppure a un altro soggetto di pari livello. L’acquirente avrebbe poi la possibilità di incrementare la propria partecipazione fino alla maggioranza assoluta nel corso dei tre anni successivi. In alternativa, rimane aperta la possibilità di uno sbarco in Borsa, con la Fondazione a mantenere circa il 30% del capitale.
