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Elettrodomestici, in Europa produttori in rosso mentre i big asiatici crescono: il caso Beko tiene banco

Trimestrali in chiaroscuro per i produttori di elettrodomestici europei, mentre i big asiatici continuano a crescere sui mercati globali. Il caso Beko Italia segnala ritardi negli investimenti e gestione degli esuberi sotto osservazione

Elettrodomestici, in Europa produttori in rosso mentre i big asiatici crescono: il caso Beko tiene banco

Le trimestrali dei grandi produttori di elettrodomestici straripano di segni “meno” ma soprattutto annunciano prospettive preoccupanti sulla chiusura di fine anno. Tutte prevedono cadute di vendite, utili e investimenti, con ulteriori tagli ai costi, ai dipendenti e alle attività produttive, con l’ovvia eccezione dei big cinesi, che annunciano crescite su quasi tutti i mercati, anche se più modeste rispetto ai ritmi dello scorso decennio. A causa dei pesanti dazi imposti all’import asiatico da Trump, le gigantesche fabbriche cinesi stanno indirizzando verso l’Europa le loro eccedenze.

Tornano le private label e dilaga il made in China

A creare ulteriore confusione sui mercati e allarme tra le aziende europee, sta tornando il ricorso alle private label da parte delle catene e dei gruppi della distribuzione, su apparecchi direttamente acquistati dalle fabbriche cinesi e venduti a prezzi molto bassi e con promozioni sempre più frequenti. Per prima è stata Euronics che nei suoi 425 punti negozi venderà piccoli elettrodomestici con il brand Higo. “Non escludiamo – ha dichiarato Serena Zilio, direttrice marketing Euronics Italia – che, in futuro, la gamma possa ampliarsi verso nuove aree come la cura della casa e della persona, i dispositivi senza fili o accessori legati al mondo IT e telefonia”. Inoltre, le aperture delle fabbriche dei big in Egitto e in Nord Africa, oltre al ricorso agli acquisti in Cina di elettrodomestici entry level, continuano e continueranno a ridurre i volumi dei siti europei, sino a chiusure non previste.

Arçelik: ricavi in calo nel terzo trimestre

Arçelik Anonim Şirketi ha comunicato che il terzo trimestre si è chiuso con ricavi consolidati in calo dell’11,4% su base annua. Nei nove mesi, il fatturato è stato di 379.269,28 milioni di lire turche (try), rispetto ai 401.698,16 milioni di try dell’anno precedente. La perdita netta è stata di 6.435,81 milioni di try, rispetto all’utile netto di 18.999,65 milioni di try dell’anno precedente. Electrolux ha visto confermata la curva negativa degli utili, nonostante un aumento dei ricavi grazie alle vendite in Nord America e nonostante i dazi. Ma le prospettive per l’intero anno sono state riviste al ribasso, nonostante nuove assunzioni per i picchi produttivi. Diversi rivenditori svedesi di Electrolux hanno, tra l’altro, dichiarato bancarotta di recente. Quanto a Whirlpool, registra una modesta crescita delle vendite grazie ai piccoli elettrodomestici della controllata KitchenAid. I margini restano sotto pressione, e le prospettive per l’intero anno non sono consolanti.

Produttori asiatici in crescita: Haier, Midea e Samsung

Haier registra nel terzo trimestre un +9,5 per cento con risultati meno brillanti in Nord America. L’utile netto sale del 12,7%, e il flusso di cassa dei nove mesi raggiunge i 17,49 miliardi di Rmb. Midea Group ha dichiarato che i suoi ricavi sono aumentati del 10% su base annua, raggiungendo 111,9 miliardi di yuan (15,76 miliardi di dollari) nel terzo trimestre, con un utile netto attribuibile agli azionisti in crescita del 9% a 11,87 miliardi di yuan. Samsung Electronics ha annunciato i risultati finanziari del terzo trimestre con un fatturato consolidato di 86,1 trilioni di Krw, in aumento del 15,4% rispetto al trimestre precedente. Nessuno, però, azzarda previsioni ottimistiche sul risultato finale dell’anno.

Andamento globale delle vendite di elettrodomestici e tv

Quanto ai dati sul mercato mondiale, le vendite di elettrodomestici sarebbero negative, ma poiché vengono conteggiate insieme a quelle dei climatizzatori, la crescita presenta un segno positivo, con un +4,5%, mentre le vendite di tv hanno visto un calo (-2,1%), soprattutto in Europa, Nord America e Giappone. Quanto all’Italia, le vendite sono salite di circa il 2%, a tutto vantaggio dei brand asiatici e con crolli dei prezzi. Prosegue dunque, per il terzo anno consecutivo, la parabola negativa delle fabbriche europee.

Beko Italia, investimenti e produzione: è allarme

A distanza di un anno dall’acquisizione (aprile 2024), cosa è accaduto del piano di ristrutturazione? Innanzitutto, gli investimenti annunciati di circa 300 milioni di euro si sono in gran parte fermati. “Crisi Beko, la produzione è al palo. I lavoratori: “Navighiamo a vista”. Dal 22 settembre a ottobre, impianto fermo e cassa integrazione”. Così titolava l’8 settembre il Corriere Adriatico per quanto riguarda la fabbrica marchigiana di i Melano. Fatto preoccupante è che i vertici turchi avevano annunciato più volte la decisione di investire subito nel sito di Melano per farlo diventare il centro di Cooking europeo del gruppo. Non è vero, perché Beko, nel presentare a una parte della stampa il 26 settembre a Cassinetta, nel Varesotto, un forno innovativo, ha fatto questo clamoroso annuncio: “Qui il polo mondiale del cooking, i volumi cresceranno”. A Cassinetta o a Melano? Addio al progetto per la fabbrica marchigiana? Infatti, mentre a Melano gli investimenti promessi e sbandierati dal ministro Urso, di 62 milioni, non arrivano, a Cassinetta invece sono 130 milioni.

Nessun licenziamento?

Il ministro Urso a Fabriano aveva detto trionfante: “Nessuno sarà licenziato, pronti investimenti per 300 milioni”. La forma è diversa, ma le dismissioni e le dimissioni sotto la voce “esuberi” hanno riguardato 1.284 persone, a parte la cassa integrazione, che ormai riguarda tutti i siti. In realtà si tratta di tagli travestiti da esuberi. Quanto ai 300 milioni, dovevano incrementare il ruolo centrale in Europa della presenza Beko. L’errore potrebbe essere stato dare troppo peso alle promesse del Governo e non insistere per il Golden Power.

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