Il 31 dicembre 2025 segna la fine di un’era: Warren Buffett, 95 anni compiuti lo scorso agosto, lascerà la guida di Berkshire Hathaway, la holding che ha trasformato in un colosso da 1.200 miliardi di dollari. Al suo posto subentra Gregory Abel, braccio destro di lunga data, che dovrà guidare la società nel nuovo corso.
Buffett, dalle stoffe al tesoro: gli inizi nel tessile
La storia di Buffett con Berkshire Hathaway inizia negli anni ’60, quando l’acquisto della piccola azienda tessile del New England sembrava un rischio più che un’opportunità. Le azioni valevano allora 19 dollari l’una; oggi, quelle di classe A superano i 750mila dollari. “Nonostante il prezzo sembrasse conveniente, la sua attività tessile era destinata all’estinzione”, ha scritto Buffett agli azionisti. Quel passo incerto si trasformò presto in una strategia vincente, trasformando Berkshire in una holding finanziaria con oltre 200 aziende nel portafoglio.
Il fiuto per gli affari: Apple, Coca-Cola e American Express
Il segreto di Buffett? Saper riconoscere aziende di qualità a prezzi giusti, capaci di generare utili costanti anche in tempi difficili. Tra le sue scommesse più celebri figurano Apple, Coca-Cola, Visa, Mastercard e Byd. Altre partecipazioni, come USAir e Salomon Brothers, si sono rivelate meno fortunate. La ricetta di Buffett è semplice a parole, ma difficile da replicare: intuizione, pazienza e disciplina, anche quando il mercato è imprevedibile.
Durante la crisi del 2008, Buffett investì simbolicamente in Bank of America e Goldman Sachs, trasmettendo fiducia ai mercati e dimostrando il suo ruolo di “termometro” per investitori e istituzioni finanziarie.
Un’altra mossa strategica è stata l’acquisto di compagnie assicurative come National Indemnity e Geico. I premi raccolti hanno fornito a Berkshire una liquidità enorme da investire in altre aziende, creando un flusso costante di opportunità d’investimento. Grazie a questa strategia, Buffett ha saputo battere l’S&P 500, con rendimenti da record: chi avesse investito 100 dollari nel 1965 avrebbe oggi quasi 10 milioni di dollari, mentre lo stesso importo nell’indice S&P 500 si sarebbe trasformato in “soli” 90mila dollari.
Errori, lezioni e l’impatto su Omaha
Non tutto nella carriera di Buffett è stato perfetto: l’investimento in Heinz e la successiva fusione con Kraft si è rivelato un flop, costando a Berkshire Hathaway una svalutazione di 4 miliardi di dollari. Tuttavia, la pazienza, la disciplina e la solida reputazione di Buffett hanno permesso di trasformare anche gli errori in preziose lezioni per gli investitori.
Allo stesso tempo, il ritiro dell’oracolo avrà un impatto sulla sua città natale, Omaha, in Nebraska, diventata meta di turisti attratti dall’assemblea annuale degli azionisti, un evento di due giorni che porta migliaia di investitori e significativi ricavi all’economia locale. Con l’addio di Buffett, la città potrebbe sentire la sua mancanza, almeno sul fronte turistico, evidenziando quanto la sua presenza abbia contribuito non solo alla finanza mondiale, ma anche al tessuto economico e culturale di Omaha.
Il futuro di Berkshire Hathaway sotto la guida di Greg Abel
Dal 1° gennaio 2026, tocca a Gregory Abel decidere il destino dei 380 miliardi di liquidità accumulati da Berkshire Hathaway. Gli investitori guardano al nuovo ceo con attenzione: come investirà questa enorme somma? Ritornerà a pagare dividendi dopo 58 anni di attesa? Il mercato aspetta risposte, ma il successo di Buffett resta un modello di riferimento, così come il suo celebro motto: “Bisogna essere timorosi quando gli altri sono avidi e avidi quando gli altri sono impauriti”.