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Wall Street fa retromarcia: non si fida più della Fed, teme la stagflazione e crolla. Occhio allo spread

Caporetto di Wall Street, che rinnega la fiducia nella Fed del giorno prima e finisce al tappeto: il Nasdaq ha perso il 5% – Che farà oggi l’Europa? – Lo spread sfiora quota 200

Wall Street fa retromarcia: non si fida più della Fed, teme la stagflazione e crolla. Occhio allo spread

I mercati non si fidano più della Fed. È questa forse la lezione più inquietante del violento ribasso che ha investito ieri Wall Street, trascinando il Nasdaq ad una perdita del 4,99% che non ha risparmiato i nomi più nobili della tecnologia: Alphabet, Apple, Microsoft, Tesla e Meta, sotto dell’8% proprio mentre Mark Zuckerberg faceva visita a Mario Draghi e Vittorio Colao per illustrare le opportunità del metaverso.

Perché quest’improvviso ribaltone? Mercoledì la Borsa aveva dato credito a Jerome Powell che aveva assicurato gli operatori che “non si è mai parlato di un aumento di 75 punti del costo del denaro”. Ieri, al contrario, ha prevalso la legge dei numeri: la produttività dei lavoratori statunitensi, dicono le statistiche, è calata al ritmo più rapido dal 1947 nel primo trimestre (-7,5%), mentre ha accelerato la crescita del costo unitario del lavoro, suggerendo che l’aumento della pressione salariale contribuirà a mantenere l’inflazione alta per un po’.

Di qui la sensazione che i tassi saliranno di più e più in fretta di quanto confessato da Powell, mettendo a rischio la tenuta dell’economia. Scrive l’Economist: perché fidarsi di un banchiere che fino all’ultimo ha sostenuto che l’inflazione non fosse un problema contro l’opinione degli economisti più autorevoli? E così le incertezze di Wall Street complicano in quadro internazionale già drammatico di suo.

Giù le Borse asiatiche. A Tokyo inflazione in salita all’1,9%

Sono quasi tutte giù stamattina le borse dell’Asia Pacifico. Fa eccezione la borsa di Tokyo (Nikkei +0,5%), nella sua prima seduta dopo le festività. L’indice dei prezzi al consumo ha toccato il +1,9% ad aprile su base annua, facendo segnare la maggiore accelerazione negli ultimi sette anni.

Le vendite colpiscono soprattutto i tech cinesi. Hang Seng Tech -5%. Il Csi 300 dei listini di Shanghai e Shenzen perde il 2,5%.In rosso gli altri listini: Kospi di Seul -1%. S&P ASX200 di Sidney -2%. BSE Sensex di Mumbai -1,5%. Tutte giù le valute dell’area, a partire dal Bath, -0,8%. Rupia indiana -0,5%, Yen -0,3%. L’indice del dollaro è salito ieri sera sui massimi degli ultimi vent’anni.

Piatti i future in Europa ed in Usa. T bond al 3,06%

L’euro/dollaro tratta a 1,053. Stamattina i future della borsa degli Stati Uniti sono piatti, lo stesso quelli delle piazze azionarie dell’Europa. Ieri, oltre al tracollo del Nasdaq, c’è stato il calo del 3,55% dell’indice S&P. Dow Jones -3,11%. Di nuovo in fibrillazione i rendimenti dei T-bond: 3,06%, sui massimi dal novembre del 2018.

Musk raccoglie 7 miliardi di Ellison, principi e piattaforme Bitcoin

Un principe saudita, il fondatore di Oracle Larry Ellison, la piattaforma di criptovalute Binance e il fondo Sequoia sono alcuni dei finanziatori che hanno raccolto l’invito di Elon Musk a investire in Twitter per 7 miliardi di dollari. Una volta terminata l’operazione di acquisizione di Twitter, il tycoon di Tesla assumerà temporaneamente il ruolo di ceo. L’intenzione è di tornare in Borsa dopo tre anni.

Opec+ pronta ad aumentare l’offerta di petrolio

Continua la ripresa del petrolio, al terzo giorno di rialzo, attorno a 109 dollari. L’Opec+ si è detta pronta a concordare un nuovo aumento mensile di 432mila barili al giorno nel mese di giugno. La riunione dell’Opec+ arriva all’indomani della proposta dell’Unione europea di un graduale embargo petrolifero sulla Russia. I due rilasci coordinati di petrolio effettuati fino ad ora rappresentano soltanto il 9% delle riserve totali, ha detto Fatih Birol, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia.

Lane (Bce): anche noi ci prepariamo a “una sequenza di aumenti”

L’Europa prima corre e poi frena in balia all’estrema volatilità di Wall Street, in caduta libera dopo il volo che aveva accompagnato, a sorpresa, il rialzo dei tassi Usa. Non aiuta nemmeno l’incertezza che regna sul fronte dell’Europa, impegnata a costruire una linea comune sull’embargo. In questa cornice anche la super colomba Philip Lane, potente capo economista della Bce, cede alla prospettiva dell’aumento dei tassi.

“Penso che sia chiaro che a un certo punto sposteremo i tassi, non solo una volta, ma nel tempo – dice durante in incontro del Brueghel Institute – La questione non è capire quando la Bce inizierà a muoversi, ma quanto velocemente e con che ritmo andrà ad alzare i tassi di interesse”. Insomma, Francoforte si prepara “ad una sequenza di aumenti”.

Londra porta i tassi al livello del 2009. A giugno seguirà la Norvegia

Quel che è certo è che, dopo la svolta Usa, l’Europa rischia l’isolamento a fronte di una corrente di aumenti da parte delle banche centrali. Ieri, dopo Australia, India e Brasile è stata la volta della Bank of England. Ieri il Comitato di politica monetaria della “Grey Lady” ha deciso di alzare di 25 punti base il tasso di riferimento bancario, portandolo dallo 0,75 all’1 per cento. La decisione è stata presa con sei voti favorevoli e tre contrari: era dal 2009 che il tasso di riferimento del Regno Unito non era così alto.

In settimana hanno ritoccato i tassi al rialzo anche India, Islanda e Brasile. Al contrario, la Norges Bank ha mantenuto invariati i tassi a 0,75%, come ampiamente atteso, ma ha ribadito di voler operare un rialzo a giugno con l’inflazione in rapido aumento. “Il tasso molto probabilmente verrà alzato a giugno”, ha detto la governatrice Ida Wolden Bache.

Il Btp al 3,03%, spread a quota 200

Dopo il momentaneo miglioramento di ieri, torna a farsi sentire la pressione sui Btp. Nel tardo pomeriggio una corrente di vendite ha fatto salire il rendimento del decennale al 3,03% ai massimi da febbraio 2019. Lo spread tra decennale italiano e quello tedesco (1,04%) sale a 199 punti base (+0,72).

Le scelte delle banche centrali si riflettono sulle varie valute. Dopo un balzo dell’euro, a seguito di una Fed colomba, la moneta unica ha invertito la rotta e torna in area 1,053 con un calo dello 0,85. Va addirittura a picco la sterlina che perde circa il 2% contro il biglietto verde, con il cross intorno a 1,237.

La frana di Wall Street seppellisce l’Europa. Milano -0,6%

I listini europei, dopo un avvio euforico, frenano sull’onda dei violenti ribassi dei mercati Usa. Piazza Affari perde lo 0,6% e chiude a 23.759 punti base. Francoforte -0,5%, Parigi -0,43%, Amsterdam -0,36% e Madrid -0,71%. Si salva invece Londra (+0,2%), nel giorno dell’aumento dei tassi di 25 punti base e dell’aumento dell’inflazione a doppia cifra al 10%.

Vola Airbus, sbanda Bmw

A Parigi decolla Airbus (+6,2%): il gruppo franco-tedesco ha annunciato l’obiettivo di aumentare la produzione degli A -320 a 75 velivoli l’anno (+50%).

Dopo una mattina in terreno positivo, Bmw perde l’1,8% dopo la trimestrale in utile grazie alla rivalutazione della partecipazione nella joint venture cinese.

Brilla Unicredit, Caltagirone muove su Mediobanca

In una seduta dalla volatilità estrema, brilla Unicredit (+2,08%) sull’onda dei giudizi positivi degli analisti sui conti. Il gruppo guidato dal ceo Andrea Orcel ha calcolato che senza l’impatto della guerra avrebbe registrato un utile trimestrale di 1,16 miliardi, ma il conflitto è costato 915 milioni e la banca ha chiuso comunque con un profitto di 247 milioni.

Sul fronte bancario si avvicina un nuovo round della partita per il controllo dell’asse Generali/ Mediobanca. Nel mirino c’è l’istituto guidato da Alberto Nagel: Francesco Gaetano Caltagirone, leader dell’opposizione in Generali, è salito in Mediobanca +0,4% al 5,499%. Secondo le comunicazioni Consob relative alle partecipazioni rilevanti, il patron del Messaggero ha incrementato la propria quota del 3,003% attraverso gli acquisti di tre veicoli.

Stellantis piace, ma chiude in rosso

Dopo una mattinata sprint chiude in rosso Stellantis (-0,7%), in linea con il settore automotive. Gli analisti però hanno giudicato con favore i conti del trimestre: Bestinver Securities, Equita Sim e Banca Akros hanno confermato il rating buy e i prezzi obiettivo, rispettivamente, tra 26 e 28 euro, di 20 euro e di 23 euro. Anche gli analisti di Citi hanno confermato il rating buy, sottolineando come l’aumento dei ricavi in Nord America sia testimonianza del successo di un nuovo modello di business lanciato nella regione. Pirelli -2,8%.

Maglia nera per Moncler, Ferragamo scatta prima dei conti

La maglia nera tocca a Moncler che, dopo un avvio positivo, ha invertito decisamente la rotta, chiudendo a -5,6%.

Nel lusso, al contrario, fuori dal listino principale si è messo in luce Salvatore Ferragamo (+3%), grazie alle attese positive per i prossimi conti trimestrali.

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