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Usa, Trump licenzia il ministro della Giustizia

Sally Yates aveva ordinato al Dipartimento di non difendere in tribunale il decreto sull’immigrazione del presidente – Intanto, la protesta contro la decisione di Trump sul bando agli ingressi negli Usa da sette paesi a maggioranza musulmana dilaga nel mondo e negli Stati Uniti

Usa, Trump licenzia il ministro della Giustizia

Donald Trump ha licenziato il ministro della Giustizia reggente, Sally Yates, che aveva ordinato al Dipartimento di non difendere in tribunale il decreto sull’immigrazione del presidente. Yates ”ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani”, afferma la Casa Bianca.

Al suo posto, Trump ha nominato Dana Boente, procuratore del distretto orientale della Virginia, che rimarrà in carica fino a quando Jeff Sessions, nominato da Trump ministro della Giustizia, non sarà confermato dal Senato.



Intanto, la protesta contro la decisione di Trump sul bando agli ingressi negli Usa da sette paesi a maggioranza musulmana dilaga nel mondo e negli Stati Uniti, da New York fin sotto alla Casa Bianca. L’Onu accusa: è un atto illegale e meschino. Mentre un sondaggio rileva che il 51% degli americani disapprova il lavoro del neopresidente.

”Non è un bando dei musulmani, come i media riportano falsamente”, ha tentato di gettare acqua sul fuoco il tycoon, il quale ha chiamato in causa il suo predecessore: ”È simile a ciò che fece il presidente Obama nel 2011 quando bandì i visti per i rifugiati dall’Iraq per sei mesi”.

Theresa May e Vladimir Putin stanno preparando i rispettivi incontri con Trump. L’Ue invece risponde: “Noi non discriminiamo”.

Il procuratore generale dello Stato di Washington ha annunciato l’intenzione di lanciare un’azione legale contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump circa l’ordine esecutivo che sospende l’ingresso in Usa per immigrati da sette paesi a maggioranza musulmana. Il procuratore generale Bob Ferguson è il primo ad annunciare un’azione legale di questo tipo. Ferguson è tra i 16 procuratori generali che hanno sottoscritto una dichiarazione definendo il provvedimento “anti americano e illegale”.

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