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Upb sull’autonomia differenziata: “La definizione dei Lep appare frammentaria” 

Dopo il via libera del Senato al Ddl sull’autonomia differenziata, in audizione davanti alla Commissione Affari regionali, l’Upb parla della definizione dei Led

Upb sull’autonomia differenziata: “La definizione dei Lep appare frammentaria” 

La definizione dei Lep, i livelli essenziali di prestazioni relativi ai diritti civili e sociali, appare al momento alquanto frammentaria. Lo ha detto a chiare lettere Giampaolo Arachi, consigliere e membro del direttivo dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), parlando questa mattina davanti alla commissione parlamentare Affari regionali a una settimana di distanza dal via libera del Senato al disegno di legge sull’autonomia differenziata. Il ddl collegato alla manovra dovrà ora passare all’esame della Camera con l’obiettivo di arrivare al via libera definitivo prima delle elezioni europee del 9 giugno. 

Cosa sono i Lep

La definizione dei Lep è il cuore della riforma Calderoli. Sono i livelli essenziali di prestazioni che lo Stato deve garantire ai cittadini, tutelando i loro diritti civili e sociali. Parlando in parole povere significa che i Lep devono essere garantiti per tutti, sia per chi vive in una regione che chiede l’autonomia, che per chi vive in una che non lo fa, e che ogni funzione, per ogni materia, deve essere erogata con un livello minimo. 

Per la loro definizione ci saranno 2 anni di tempo dal momento dell’approvazione definitiva della riforma, ma uno dei nodi principali riguarda il loro finanziamento. Le materie che la Costituzione prevede possano essere attribuite alle Regioni valgono, in totale, circa 170 miliardi. Alcune sono gestite direttamente dallo Stato, altre dalle Regioni. Con l’autonomia lo Stato erogherà alle Regioni la cifra corrispondente e la Regione sceglierà come esercitare la funzione. Ma i costi rischiano di essere esorbitanti.

“Ai Lep, essenziali per l’applicazione dei principi del Titolo V della Costituzione, spetta il ruolo di coniugare l’autonomia finanziaria degli Enti territoriali con la garanzia di accesso a prestazioni uniformi sul territorio da parte dei cittadini. I Lep riguardano le prestazioni collegate alla tutela dei diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio. Lo Stato deve garantirne il finanziamento e assicurarne l’effettiva erogazione anche ricorrendo al commissariamento”, ha sintetizzato Arachi. 

Upb: “Definizione dei Lep frammentaria”

Nel corso dell’audizione, l’Up ha sottolineato “l’attuale e parziale frammentarietà della definizione dei Lep”.

“L’individuazione dei Lep è stata ostacolata in passato da diversi fattori, a partire dalla mancanza di una chiara definizione della loro natura e delle loro caratteristiche. Tutt’ora il quadro si presenta frammentato ed eterogeneo”, ha continuato Arachi, segnalando la necessità di creare una stretta collaborazione tra strutture tecniche e organi politici per la determinazione di Lep e fabbisogni, che non può essere disgiunta.

Lep e fabbisogni sono strettamente legati e non possono essere determinati in modo indipendente – ha evidenziato l’Upb –  sono necessari il coordinamento fra i due processi e la collaborazione fra le strutture tecniche e gli organi politici. Alle prime spetta il compito di suggerire le metodologie di calcolo più adeguate sulla base delle caratteristiche delle prestazioni e delle informazioni disponibili e di fornire una quantificazione degli oneri finanziari in maniera chiara e trasparente; agli organi politici compete, tenendo conto di questi elementi, la scelta delle priorità e del livello dei fabbisogni sulla base delle risorse disponibili”.

L’Upb ha poi messo in evidenza la necessità di riprendere e rilanciare il monitoraggio infrastrutturale, al fine di effettuare una corretta valutazione delle perequazioni e recuperare l’efficace uso dei fondi, e l’importanza di avere indicatori affidabili per l’efficacia di intervento su realtà più carenti di servizi, che proprio per le loro arretratezze non raggiungono i criteri e gli obiettivi per accedere ai fondi. 

“Per la realizzazione effettiva dei Lep sono essenziali la perequazione infrastrutturale, un efficace e attento monitoraggio e un sistema incisivo di correttivi sugli Enti inadempienti. All’interno di tali priorità, va inoltre rafforzato il coordinamento tra i livelli di governo che concorrono all’erogazione dei servizi, individuando le rispettive responsabilità, anche ai fini delle sanzioni. Nel dettaglio, con riferimento al primo punto, viene ribadito l’estremo ritardo nell’attuazione della perequazione infrastrutturale”, ha detto Arachi. A due anni di distanza dalla scadenza fissata per la ricognizione, quest’ultima non è stata ancora presentata e le risorse del Fondo per la perequazione infrastrutturale, sono state ampiamente ridimensionate, scendendo da 4,6 miliardi a 900 milioni. “Il rilancio delle attività avviate dal dl 121/2021 (quello sulla perequazione, ndr) sarebbe opportuno”, suggerisce l’Upb che inoltre afferma: “Per garantire la tutela dei diritti sociali e civili, è necessario che la definizione e il finanziamento dei Lep siano accompagnati da procedure di monitoraggio e di correzione che ne assicurino l’effettiva erogazione”, ha ribadito l’organismo.

I rischi dell’autonomia differenziata

“La determinazione dei Lep ha assunto un ruolo centrale anche nel Ddl sull’autonomia differenziata”, ricorda l’Upb, che poi fa notare come nell’autonomia differenziata “l’eventuale fissazione di nuovi Lep per servizi su cui le norme attuali non garantiscono l’uniformità sul territorio (come accade, ad esempio, per il tempo pieno nelle scuole) richiederà un incremento di spesa nelle Regioni con livelli di fornitura più bassi”. Non solo, il ddl introduce una nuova procedura per l’individuazione dei Lep che si basa sull’approvazione di decreti legislativi e prevede un passaggio parlamentare (ma non l’Intesa in Conferenza unificata, sostituita da un parere). Questa si affianca a quella già prevista dalla legge di bilancio 2023, che si realizza con Dpcm senza coinvolgimento del Parlamento. “Le due diverse procedure, l’una transitoria, l’altra definitiva, non appaiono adeguatamente coordinate. In particolare, il momento di passaggio da una procedura all’altra non sembra essere chiaramente identificato” dice l’Upb. Inoltre la corsia preferenziale stabilita per la definizione dei Lep su materie statali che potrebbero essere interessate da autonomia differenziata, rischia di rallentare la riforma del finanziamento delle regioni a statuto ordinario, che è elemento abilitante del Pnrr.

L’Upb ha poi sottolineato che nel federalismo regionale (federalismo simmetrico), al variare delle materie coperte dai Lep varierà sia l’ammontare dei fondi che la loro distribuzione.

Per questo l’auspicio è quello di individuare “una sede istituzionale unica dove si decidano i livelli di compartecipazione anziché un processo spezzettato in ogni commissione paritetica”. “La fiscalizzazione pone sfide sia per amministrazioni centrali che per le regioni, per ciascuna delle quali cambierà ruolo e perimetro di competenze/deleghe” – ha infine sottolineato l’Upb rimarcando “l’importanza di prevedere efficaci meccanismi di monitoraggio su tutti il Lep ed un sistema incisivo di correttivi” – conclude Arachi. 

Upb: “Ridare impulso a ricognizione infrastrutture nelle isole”

Quella sull’autonomia differenziata non è stata l’unica audizione di oggi. La consigliera dell’Upb Valeria De Bonis ha parlato presso la Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi dell’insularità.

“Il superamento delle carenze e degli squilibri nella dotazione infrastrutturale rappresenta la base per affrontare in modo proattivo la questione dell’insularità, così come il divario territoriale, ridando ad esempio impulso alla ricognizione delle dotazioni infrastrutturali prevista dalla legge delega sul federalismo fiscale (legge 42/2009) e riavviata con il decreto infrastrutture (dl 121/2021). A queste politiche devono affiancarsi quelle dirette a favorire lo sviluppo endogeno delle isole”, ha affermato De Bonis, sottolineando che “L’efficacia delle politiche pubbliche dipende anche da un’adeguata conoscenza degli effetti dell’insularità sulle principali variabili economiche”.

L’Upb ha segnalato inoltre la necessità di “arricchire ulteriormente l’informazione di base a livello di singolo territorio per quantificare meglio alcuni aspetti negativi dell’insularità (ad esempio, i dati dettagliati riguardo alle rotte aeree e marittime per la quantificazione dei costi di trasporto) e cercare relazioni tra le variabili coinvolte”. 

La valutazione quantitativa dell’efficacia delle politiche – suggerisce – “dovrebbe avvalersi dell’utilizzo di modelli multisettoriali. I modelli utilizzati finora, anche se utili, non considerano l’insularità come una condizione specifica. Si potrebbero sfruttare le informazioni dei dati micro a livello di impresa per confrontare i costi e la produttività nelle diverse aree del paese, verificando in tal modo se e quanto l’insularità costituisca una barriera alla crescita e all’integrazione regionale”.

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