A richiamare il Governo con garbo, ma con altrettanta fermezza, è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini quando, intervenendo all’assemblea degli industriali di Roma e del Lazio, ha ricordato che la presidente Giorgia Meloni si era impegnata a stare vicina alle imprese ed a sostenere i loro sforzi per migliorare la competitività. Ebbene, ha detto Orsini, è giunto il momento di tener fede a quell’impegno varando un pacchetto di sostegno agli investimenti e modificando quelle norme che rendono non amichevole l’ambiente per chi vuole intraprendere. E anche il presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo è intervenuto sullo stesso terreno, ricordando che la maggiore crescita di cui il nostro Paese ha bisogno non si fa solo con il taglio dell’Irpef, ma occorre incentivare gli investimenti che aumentano la produttività.
L’assemblea degli industriali di Roma e del Lazio è stata una manifestazione oceanica cui hanno partecipato oltre un migliaio di imprenditori, utile per mettere a punto le aspettative del mondo produttivo alla vigilia del varo di una legge di bilancio che, stando alle indiscrezioni che circolano, appare ben poco ambiziosa. Una legge cioè che non punta sull’aumento della crescita, come ammette lo stesso documento preliminare del governo quando dichiara che la crescita nel 2026 sarà dello 0,7% sia con la legge di bilancio che senza. Come a dire che la manovra non avrà alcuna influenza sulla situazione economica. Ed infatti puntare tutto sulla riduzione dell’Irpef per il ceto medio consentirà di distribuire al massimo 450 euro l’anno, cioè 35-36 euro al mese. Una cifra che difficilmente potrà portare nuovi consensi al Governo.
Gli industriali stanno proponendo una strada diversa. Il nostro pilastro industriale che negli anni passati ha registrato buoni record di export, è ora chiamato a nuove sfide anche a causa del peggioramento della situazione internazionale con le guerre in corso e con i dazi di Trump che stanno ingrippando le catene produttive internazionali. Tuttavia, come ha sottolineato Giuseppe Biazzo, parlando di Roma e del Lazio ma il ragionamento vale per l’intero Paese, esistono le potenzialità per far bene, per incrementare gli investimenti e magari per richiamare anche capitali esteri visto che l’Italia si presenta oggi come un esempio di stabilità rispetto agli altri Paesi europei, che stanno attraversando brutti momenti di instabilità politica. Sia Biazzo che Orsini hanno ricordato la necessità di intervenire sul prezzo dell’energia che da noi è molto più alto rispetto ai concorrenti europei e americani.
Anzi Orsini ha rivendicato di aver convinto i produttori di energia che pure fanno parte della Confindustria, che in questo momento la priorità andava data alla necessità di sostenere l’industria e che quindi anche loro avrebbero potuto essere chiamati a qualche sacrificio. Oltre all’energia, ci sono le semplificazioni. Se ne parla da anni e sono stati anche tentati tanti interventi, ma i risultati non sono ancora adeguati e le aziende devono pagare un extra costo per la burocrazia di ben 70 miliardi. Poi bisognerà fare investimenti nelle reti quali energia, telecomunicazioni, acqua e infrastrutture. Il Lazio in questi settori vanta delle eccellenze che possono crescere ancora dando soddisfazioni sia al territorio che sul piano nazionale.
Infine, dopo aver citato la formazione, Biazzo ha più volte affrontato il tema della crescita dimensionale delle imprese chiarendo che si tratta di una necessità perché solo le aziende di dimensioni adeguate hanno la capacità di fare investimenti importanti, di stare sui mercati internazionali, e, infine ma non da ultimo, di pagare meglio i propri dipendenti. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ed il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, oltre al ministro delle imprese Adolfo Urso, hanno dato sostanzialmente ragione agli imprenditori affermando che proprio questa collaborazione tra pubblico e privato è quello che stanno cercando di fare, superando anche difficoltà non solo finanziarie. In effetti qualche passo avanti è stato fatto per la città di Roma grazie agli investimenti del Pnrr e per il Giubileo, e nei prossimi mesi verranno a maturazione le pratiche impostate diverso tempo fa a cominciare, per esempio, dal termovalorizzatore.
Anche la Regione sembra sul punto di varare alcuni importanti progetti di viabilità come il completamento della strada Viterbo-Civitavecchia fermo da anni. Alla fine degli interventi si capisce che tutti gli amministratori, sia di destra che di sinistra, concordano sulla necessità di fare con rapidità iniziative e progetti che consentano di agevolare la corsa delle imprese. Il Governo centrale per il momento non sembra in grado di dare segnali di vita. E gli industriali hanno ben chiarito che su un bilancio pubblico superiore ai 1000 miliardi, trovare 10 miliardi l’anno per sostenere l’apparato produttivo non è questione tecnica, ma una evidente scelta politica: bisogna tagliare le spese inutili (gli sprechi) e convogliare le risorse laddove possono dare un ritorno maggiore in termini di crescita del PIL, di maggiore occupazione e di migliori retribuzioni.