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Unicredit-Banco Bpm: Ue pronta ad agire contro il golden power italiano

Secondo Reuters entro metà novembre, Bruxelles invierà all’Italia due lettere chiedendo il ritiro del decreto sul golden power del 18 aprile e contestando l’intera normativa sui poteri speciali

Unicredit-Banco Bpm: Ue pronta ad agire contro il golden power italiano

Unicredit-Banco Bpm: inizia il secondo tempo. La Commissione europea sarebbe infatti pronta ad intervenire sul Golden power applicato all’operazione, chiedendo al governo Meloni di ritirare il decreto varato lo scorso 18 aprile che, attraverso i poteri speciali, imponeva a Piazza Gae Aulenti vincoli talmente pesanti da spingere il ceo Andrea Orcel a fare un passo indietro e a ritirare l’offerta.

L’indiscrezione arriva da Reuters, che cita quattro fonti a conoscenza della questione secondo cui entro metà novembre da Bruxelles partiranno non una, ma ben due lettere nelle quali la Ue, oltre ad imporre il ritiro del provvedimento, contesterà la normativa complessiva sul golden power. Una presa di posizione netta che, se da un lato riguarderà solo l’Italia, dall’altro punta a lanciare un messaggio chiaro anche agli altri Stati membri che con le loro iniziative ostacolano le fusioni e quindi il consolidamento bancario europeo.

Cos’è il golden power

Il golden power è un meccanismo giuridico introdotto nel 2012 (prima c’era la golden share), che permette al governo di intervenire in nome dell’interesse e della sicurezza nazionali su operazioni societarie che avvengono in settori considerati strategici, come difesa, energia e telecomunicazioni. L’uso di questo strumento è stato ampliato nel corso anni – soprattutto nel periodo Covid –, includendo anche la sanità, la robotica, la protezione dei dati personali, e infine, il settore finanziario. 

Il Golden power su Unicredit-Banco Bpm

Lo scorso 18 aprile, tramite decreto, il governo ha deciso di utilizzare i poteri speciali del golden power sull’offerta lanciata da Unicredit su Banco Bpm appellandosi proprio alla sicurezza nazionale che, come ribadito più volte dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, includerebbe anche la difesa del risparmio e che sì, secondo lui, si potrebbe essere messa a rischio anche da operazioni tra società italiane.

Su queste basi, il provvedimento imponeva alla banca guidata da Andrea Orcel pesanti vincoli, quattro in particolare: uscire dalla Russia entro 9 mesi, mantenere inalterato per 5 anni il rapporto da tra depositi e prestiti e il numero di filiali in Lombardia e non toccare i titoli di Stato italiani in pancia ad Anima che, secondo le prescrizioni, non dovevano essere venduti. Per due mesi Unicredit ha cercato una scappatoia, dal dialogo con l’esecutivo al ricorso al Tar, salvo poi decidere di arrendersi. “La continua incertezza sull’applicazione delle prescrizioni del golden power non giova a nessuno”, aveva detto all’epoca Orcel. “Abbiamo quindi deciso di ritirare la nostra offerta”.

La Commissione Ue a gamba tesa sul golden power

E così arriviamo all’oggi. Secondo le anticipazioni di Reuters, la Commissione europea ha messo nel mirino il golden power italiano, avviando due procedimenti distinti, rispettivamente in base alle norme sul mercato unico e sulle concentrazioni. Entro metà novembre, Bruxelles chiederà quindi all’Italia di ritirare il decreto sui poteri speciali (rimasto in vigore nonostante il passo indietro di Unicredit) e contesterà al contempo la normativa complessiva sui poteri speciali che si sovrappone alle competenze in capo alla Bce e alla Commissione Ue.

Secondo la DgComp, la direzione generale per la concorrenza guidata da Teresa Ribera, in base all’articolo 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni, Roma non aveva dunque l’autorità di imporre condizioni e, facendolo, avrebbe limitato la concorrenza e violato l’indipendenza delle banche. 

Il commento di Giorgetti

Quando le valutazioni della Commissione Ue arriveranno “le valuteremo. Io dico semplicemente che il Governo applica una legge esistente. Se si vuole modificare la legge, lo fa il Parlamento, non il Governo. L’opinione del Governo è che è giusto stabilire e delimitare le competenze della stabilità finanziaria alla Banca Centrale Europea e della tutela della concorrenza del mercato all’Unione Europea. Ma la sicurezza nazionale, finanziaria ed economica è esclusiva competenza dello Stato nazionale e questa intendiamo in qualche modo difenderla”. Questo il commento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Le conseguenze della decisione

Una volta che l’Ue avrà formalizzato che le condizioni imposte dal governo erano illegittime, Unicredit potrà anche chiedere un risarcimento dei danni all’Italia, anche se il governo potrà impugnare la decisione dinanzi a un tribunale dell’Ue.

Ma la presa di posizione di Bruxelles potrebbe avere degli strascichi anche oltreconfine, rappresentando un avvertimento anche per tutti gli altri Paesi che ostacolando le fusioni nazionali e transnazionali fra banche, pregiudicano il consolidamento e la nascita di una vera unione bancaria. “Parlo a nuora perché suocera intenda”, insomma. E suocera, in questo contesto, sono soprattutto Germania e Spagna. Berlino da oltre un anno ostacola la scalata di Unicredit su Commerzbank, mentre il governo di Madrid negli ultimi due anni ha fatto il diavolo a quattro per evitare le nozze tra Bbva e Sabadell. Senza dimenticare il risiko italiano e le possibili nozze tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia sulle quali aleggia lo spettro di un nuovo golden power.

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