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Ucraina, droni su Zaporizhzhia: paura attorno alla centrale nucleare più grande d’Europa

Notte di attacchi su Zaporizhzhia, città che ospita la centrale nucleare più grande d’Europa: droni, incendi e blackout. Prosegue lo scontro sul “caso dacia” tra Mosca e Kiev, mentre a Kherson il Capodanno si chiude con una strage

Ucraina, droni su Zaporizhzhia: paura attorno alla centrale nucleare più grande d’Europa

Il nuovo anno in Ucraina si apre con una notte di paura a Zaporizhzhia, città dove ha sede la centrale nucleare più grande del continente, tra i maggiori impianti di produzione energetica al mondo. Un contesto che rende ancora più inquietante il massiccio attacco di droni russi abbattutosi sul capoluogo regionale, tra esplosioni, incendi e un’allerta aerea rimasta attiva per ore.

A lanciare l’allarme è stato il capo dell’amministrazione militare regionale, Ivan Fedorov, parlando di colpi diretti sul centro urbano e di gravi danni alle infrastrutture, con un centro commerciale distrutto. La popolazione è stata invitata a rifugiarsi in luoghi sicuri, mentre la regione fa i conti con l’ennesima emergenza: quasi 4.000 persone sono rimaste senza elettricità già nel primo giorno del 2026. Un bilancio che riaccende i timori sulla sicurezza dell’area e sul rischio sistemico che incombe attorno alla Centrale nucleare di Zaporizhzhia, in una zona dove la pressione militare resta altissima e costante, e ogni attacco pesa ben oltre il perimetro del fronte.

La notte dei droni e il fronte delle accuse

Mentre Kiev denuncia l’offensiva su Zaporizhzhia, Mosca rivendica l’abbattimento di decine di droni ucraini diretti verso il proprio territorio, inclusa l’area della capitale. Il sindaco Mosca, Sergey Sobyanin, parla di 28 velivoli intercettati in poche ore.

Sullo sfondo, il giallo politico attorno al leader ceceno Ramzan Kadyrov, assente dalla scena pubblica da giorni e, secondo fonti dell’opposizione russa, ricoverato a Mosca. Un’assenza che alimenta interrogativi interni al Cremlino, in un momento in cui la guerra dei droni si intreccia sempre più con quella della propaganda e delle dichiarazioni incrociate.

“Caso dacia”, scontro di versioni

A rendere ancora più teso il clima è il presunto tentativo ucraino di colpire una residenza di Vladimir Putin nella regione di Novgorod. Mosca sostiene di aver fornito agli Stati Uniti le “prove” del tracciato dei droni, parlando di 91 velivoli abbattuti prima di raggiungere l’obiettivo. Ma da Washington filtra una versione diversa. Secondo un’indagine della CIA, il drone avrebbe puntato a un obiettivo militare nella stessa area, non alla dacia presidenziale.

Sul tema è intervenuto anche Donald Trump, che ha rilanciato un editoriale del New York Post definendo l’episodio una “narrazione inventata o abbellita”, accusando il Cremlino di ostacolare ogni prospettiva di pace.

A Kherson capodanno di sangue

Il racconto della guerra si chiude a Kherson, dove il Capodanno è stato segnato da un attacco con droni contro un hotel e un bar nel villaggio di Khorly, nella parte della regione sotto controllo russo. Secondo le autorità filorusse, le vittime sarebbero almeno 27, tra cui due bambini, colpite mentre festeggiavano l’arrivo del nuovo anno.

Mosca attribuisce la responsabilità a Kiev e chiama in causa direttamente i leader occidentali, accusati di sostenere militarmente l’Ucraina. Dall’altra parte, le autorità ucraine denunciano nuovi bombardamenti russi sulla regione, con morti e feriti civili. Due narrazioni contrapposte, un unico dato certo: l’inizio del 2026 conferma che il conflitto non conosce tregua, e che il fronte ucraino resta attraversato da una spirale di attacchi, accuse e ritorsioni sempre più ravvicinate.

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