A un anno dalle elezioni la presidenza di Donald Trump mostra le prime crepe e i sondaggi rivelano che il tycoon cala nei sondaggi. Una parte del popolo Maga comincia a giragli le spalle e a raffreddare la sua passione cieca per lui. Ci sono almeno tre casi alla base della crisi di consensi. L’imbarazzante genuflessione del negoziatore di Trump Steve Witkoff nei colloqui sull’Ucraina con lo zar russo Vladimir Putin e la guerra fratricida che si è scatenata tra le due anime dell’amministrazione Trump – quella del falchissimo JD Vance e quella più morbida di Marco Rubio – sono solo la prima delle spine del Presidente americano. Poi c’è lo scandaloso caso Epstein e l’indecoroso balletto di Trump sulla divulgazione o meno dei documenti che rivelano tutta la preoccupazione del Presidente di nascondere le sue inquietanti frequentazioni nel giro della prostituzione minorile. Infine l’economia: i dazi non hanno finora provocato sconquassi ma si stanno rivelando un’arma spuntata perché la crescita americana non decolla e i prezzi salgono. Trump ha cercato di addossare la colpa al Presidente della Fed, Jerome Powell, per la sua prudenza nell’abbassare i tassi, ma a boomerang s’è aggiunto boomerang perché i mercati temono per l’indipendenza della banca centrale. Ce n’è abbastanza per dire che il primo anno di Presidenza Trump si è rivelato quello che molti temevano: un disastro non solo per l’America ma per tutto l’Occidente.
Trump, tre spine nel fianco un anno dopo le elezioni: caso Witkoff e litigi nel team, caso Epstein e effetto dazi
Dopo solo un anno dalla vittoria elettorale, la presidenza Trump mostra crepe crescenti e i consensi calano. L’approssimativa e sbilanciata gestione delle trattative per la pace in Ucraina, lo scandaloso caso Epstein e le difficoltà dell’economia sono alla base della crisi di fiducia del tycoon