Dopo una settimana di tira e molla, l’amministratrice delegata e direttrice generale di Terna, Giuseppina Di Foggia, rinuncia ufficialmente alla buonuscita da 7,3 milioni di euro, ma con una condizione ben precisa: la presidenza di Eni. L’annuncio arriva direttamente dalla società che gestisce la rete elettrica nazionale in una nota di poche righe in cui pone fine a un caso politico che ha coinvolto direttamente il Governo, irritando non poco i vertici del Mef e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Penso che Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione”, aveva chiosato la Premier qualche giorno fa.
L’annuncio di Terna
Non si tratta dimissioni. Dettaglio tutt’altro che secondario, considerando che queste ultime che avrebbero fatto decadere il diritto alla buonuscita. Di Foggia ha invece sottoscritto “un accordo per la cessazione anticipata del rapporto di amministrazione e per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dirigenziale”. L’accordo è stato adottato dal cda riunitosi venerdì 23 aprile con il supporto del comitato Remunerazione e Nomine e del comitato Operazioni con Parti Correlate.
L’intesa sarà operativa dal 5 maggio 2026, ovvero alla vigilia dell’assemblea di Eni che formalizzerà le candidature presentate dal Mef e che ha riconfermato l’ad Claudio Descalzi per un quinto mandato.
Il presidente Igor De Biasio assumerà i poteri per la gestione immediata della società, con le stesse prerogative e gli stessi limiti in precedenza previsti per l’ad, fino all’assemblea del 12 maggio 2026.
Accordo subordinato alla presidenza Eni
L’accordo, mette nero su bianco Terna in una nota, “è subordinato alla nomina a presidente del Consiglio di Amministrazione di Eni”. A tale fine, Terna aveva “precauzionalmente stimato ed accantonato un importo pari a Euro 7.189.750”. Una cifra maturata a partire dal 2023, anno in cui la manager era stata eletta alla guida dell’azienda nell’ambito della lista di maggioranza presentata da Cdp Reti. Tre anni in cui Di Foggia ha percepito un compenso fisso da 1.085.000 all’anno (235 mila euro come amministratrice delegata e 850 mila euro come direttore generale) a cui si somma la parte variabile. Il totale ammonta a circa 2 milioni all’anno.
In base all’accordo, la manager percepirà solo il trattamento di fine mandato, pari a 108.750 euro lordi, per la carica di amministratore delegato. A questo importo “si aggiungeranno le competenze di fine rapporto e quanto spettante in relazione ai diritti maturati nell’ambito della partecipazione ai sistemi di incentivazione di breve e di lungo termine, nel pieno e rigoroso rispetto della politica di remunerazione della società”.
